Con qualche distinguo

di Corrado Fois - liberacittadinanza.it - 16/11/2023
La bellezza del cosmo è data sia dalla unità nella varietà, che dalla varietà nell’unità- Umberto Eco

In quanto animali senzienti possiamo guardare ai fatti, alla realtà con un medesimo intento di gruppo e con un differente percepito personale. Una valutazione distinta. Questa è la ricchezza dell’essere natura, perché la natura è fatta di diversità, per fortuna non regolate da nessun testo sacro. Tuttavia ogni distinguo ha una chiara funzione ed un suo spazio temporale preciso, superati i quali diventa specioso ed inutile. Faccio un esempio. Ho sempre considerato i distinguo come parte integrante di ogni processo decisorio. Non ho mai pensato che frazionino od indeboliscano se essi vengono posti con chiarezza all’inizio o nell’evoluzione, poiché le visioni differenti arricchiscono il processo decisorio. Dopo, a decisione presa, i distinguo sono inutili e servono solo a crearsi alibi ‘..io l’avevo detto che non..’. Dopo si va in campo e si fa quel che si deve fare, uniti.

Nell’azione i distinguo sono pericolosi od ipocriti, perché il fare è sempre unitario o non è. Se non si è d’accordo si lascia il posto, specie se è di comando. Ecco perché da professionista quando non mi sono trovato d’accordo con le decisioni dell’Impresa me ne sono andato. Ho potuto scegliere. Da Cittadino no. E’ la mia parte che, unilateralmente, ha deciso di andarsene lasciandomi in braghe e maglietta, con in mano una busta di inutili distinguo. Ci sta, così va il mondo. Per qualche anno, persi gli interlocutori, mi sono silenziato. Da pochi anni ho ripreso la voglia di discutere, in ogni dove, fuori dai canoni usuali della mia abituale partecipazione. Perché ora la penso così: le parti possono pure evaporare, ma resta vivo e potente il quadro di insieme. Resta la Repubblica. Ed è a questa che ogni Cittadino deve contribuire, come può e come sa. Personalmente, la vedo in pericolo. Da tempo, non solo in questi tempi bui.

Uno scenario che va costantemente modificandosi richiede interpretazione. In assenza di una parte in cui mi riconosco, provo a condividere all’aperto i distinguo che continuo a sentire. Non avendo più certezze è solo con questi che posso contribuire al dibattito politico. Se esiste.

Gaza, tra Teheran e Tel Aviv

Se dico che Hamas è una banda costituita da Teheran per i propri interessi ed obiettivi, è proprio perché vedo – da sempre! - la ragione assoluta del popolo palestinese. Hamas sta ai Palestinesi come la Wagner ai cittadini del Donbass.

Siamo di fronte ad una milizia mercenaria che ha preso soldi da tutti. Dalla Russia come dall’Iran, dai finanziatori delle multinazionali arabe come da Israele. Quest’ultimo aspetto non dovrebbe stupire visto che l’estrema destra sionista si è battuta contro la politica due stati due popoli in tutti i modi. Incluso l’assassinio di Rabin. Per ricordarne gli aspetti un paio di link: https://video.repubblica.it/mondo/l-assassinio-di-rabin/13804/15030

https://ilmanifesto.it/rabin-un-assassinio-per-impedire-accordo-con-palestinesi

La fazione integralista e sionista, che rappresenta precisi centri di interesse internazionale, non ha mai voluto un OLP in grado di trasformare Gaza in uno stato indipendente. Per questo, lungo vie trasversali, ha foraggiato Hamas e le ha lasciato campo libero quando ha sloggiato Abu Mazen.

Simmetricamente ad Israele i fascisti di Teheran non hanno mai voluto consentire che un movimento socialista, come era ai tempi di Al Fatah ed in parte oggi, gestisse la crisi palestinese. Preoccupava lo scopo di Arafat - anche lui improvvisamente fatto ammalare e morire - cioè inserire lo stato palestinese nel quadro dei non allineati e nel contempo rendere evidente quanto la crisi fosse il frutto del neo colonialismo americano e degli interessi arabi. Sulla morte di Arafat: https://ilmanifesto.it/arafat-ucciso-dal-polonio https://www.corriere.it/esteri/13_novembre_06/morte-arafat-rapporto-esperti-svizzeri-avvelenato-polonio-ba55c060-4702-11e3-a177-8913f7fc280b.shtml

Nel tempo per l’Iran è diventato essenziale che la questione palestinese resti dolorosamente aperta. Forse è l’unico modo per rimanere in gioco da protagonista. Solo ergendosi a paladino la banda di Teheran può recuperare spazio nel mondo arabo, aldilà delle guerre con la parte sunnita. Basti vedere com’è andata la conferenza dei giorni scorsi.

Sul campo, come braccio armato, ha piazzato Hamas. Dicevo che a mio avviso questa milizia non è diversa da Wagner, aldilà di quattro belinate religiose, in cui i primi a non credere sono proprio loro. La strage di ottobre è stata accuratamente programmata, anche nella diffusione via social dei dettagli più orridi, immaginati con cinismo sanguinario proprio per aizzare Israele. Che puntuale ha iniziato a fare a pezzi la gente di Gaza usata – fin troppo chiaramente - da Hamas come scudo ed ostaggio.

L’obiettivo di Teheran sembra esattamente questo: creare la tangibile minaccia di una guerra pericolosamente estesa. Il rischio di un secondo fronte di spesa dopo l’Ucraina facilmente porterà gli americani al tavolo negoziale. L’amministrazione americana ha già i suoi problemi immersa in risse tra anziani candidati, scacchi istituzionali, bilanci zoppi. Deputati ed amministratori sono strattonati dai veri padroni, i trust finanziari e le multinazionali, divisi tra chi vuole la guerra e chi non ha fatto in tempo ad investirci su quattrini. In questo quadro l’incontro, francamente storico, con Xi ha anche una sua valenza interna, non solo internazionale.

L’ Iran spera di ottenere – all’auspicato tavolo negoziale - la riduzione delle sanzioni in cambio di una prassi meno terroristica. Agli sciiti persiani non frega nulla che la strada per arrivare a questo negoziato costi migliaia di morti palestinesi. Basta vedere che scempio hanno fatto nello Yemen per capire quanto non si curino della vita umana. Con una precisazione su tale sine cura. Non si curano della vita altrui. Bisogna sempre ricordare che questi pretozzi musulmani – aldilà della barbona e delle frasi truci dette ben lontano dal fronte - sono dei cacasotto. Il primo ayatollah, che la solita Europa di anime belle aiutò a prendere il potere, berciava in ogni dove sul diavolo occidentale e l’immorale società dove le donne osavano aprire bocca. A furia di strillare, quel tipo lì.. Kohmeini.. si beccò un infarto ed allora rapido come un furetto corse a Parigi, con tanto di aereo privato, per farsi curare. Hanno questa coerenza morale. Sono questa roba qua.

In quanto ad Israele, avrebbe quindi abboccato ad una provocazione? Nei miei distinguo nemmeno un po'. Se c’è una decisione fredda è proprio lo spietato genocidio palestinese in corso. Un massacro dirimente. Così rendono immaginabile che OLP e l’Autorità Palestinese torni a Gaza, perché lo farebbe seduto sui carrarmati di Netanyahu e sui morti del massacro in corso. Con questa sciagurata mattanza – ricevuta e fin troppo prontamente ridata - Israele, o meglio dire il suo attuale governo fascio religioso, ottiene due risultati: si rafforza all’interno e mette in chiaro che d’ora in avanti se la vedrà solo con Teheran. Insieme i due governi confessionali e fascisti hanno fatto l’ennesimo scempio di palestinesi.

A guardarla così il terrorismo di Hamas è fin troppo cacio sui maccheroni della politica sionista. Tra qualche anno chi si ricorderà dell’Ospedale di Gaza? Quei quattro gatti che si ricordano di Sidone, di Sabra e Shatila. Per capire la memoria della pubblica opinione basta vedere chi, in queste ore, si ricorda dell’Ucraina al momento una guerra sparita dai radar. Almeno finché, per farsi notare, uno dei due Vlad ordinerà qualche cosa di orrendo.

Le cose si gonfiano e poi spariscono. Come il covid, l’aids, la diseguaglianza, l’ambiente. Efficacia della comunicazione di massa che oggi è posseduta, più che mai, dai trust multinazionali. Ed è qui l’altro distinguo. La manipolazione della comunicazione. Vediamo come funziona nello specifico di Gaza.

In tutta Europa grandi manifestazioni contro le politiche sioniste. Queste manifestazioni hanno avuto precise caratteristiche politiche. Ed immediatamente, come ogni volta che Israele applica la forza, ecco comparire i soliti sciacalli dell’antisemitismo con il loro archivio di idiozie razziste e deliri religiosi. Ad orologeria tutta l’informazione incolla al problema palestinese ed alla guerra di Gaza il consueto assioma: chi critica Israele è antisemita. A Parigi addirittura una grande sfilata con tanto di bandiere fanfare e presidenti contro l’antisemitismo. Per via dei miei distinguo vedo tutto questo come un groviglio di puttanate ipocrite maneggiate da Tel Aviv.

Il sionismo è un nazionalismo di stampo fascista. Lo diceva Einstein, lo diceva Hanna Arendt, lo dice Cohen e Grossman. Il semitismo invece semplicemente non esiste. Esiste una religione ebraica abbracciata da persone di varie etnie e pigmentazioni. I Semiti sì che sono esistiti. Erano un popolo che occupava quei territori tra il Giordano ed il mare. Vivevano bene insieme da pagani. Gente saggia.

A renderli infelici e divisi ci hanno pensato Bibbia, Vangelo e Corano. Ed a seguire ci ha pensato il colonialismo inglese, gli interessi russi e americani, l’espansionismo sciita, i soldi degli emiri. Così i poveri semiti sono diventati oggi palestinesi e israeliani. Immersi in un casino che potevano evitarsi restando pagani, uniti e soprattutto antimperialisti.

Anti ebraismo è corretto, non antisemitismo. Questo è il termine per definire il tipo di nevrosi, figlia della visione reazionaria europea, cattolica o protestante. Che poi nelle manifestazioni di piazza quattro scamazzati sotto vessilli rossi scandiscano slogan anti ebraici è la dimostrazione che non basta stare da una parte politica per sviluppare il cervello. Essi dimostrano, altresì, quante persone siano facilmente comprabili e diventino efficace strumento di sponda per la propaganda sionista.

Infine, ultimo distinguo sulla questione. E’ curioso vedere come, in assenza del socialismo, le destre si scannino tra loro. Come nei bordi di Ucraina oggi a Gaza, sono i fascisti a farsi la guerra. Al posto di Azov e Wagner, abbiamo Hamas e Netanyahu. Farei loro un favore, come agli ultras del calcio. Aprirei lo stadio solo per loro, prima della partita, li metterei dentro e chiuderei le porte. Manderei dopo un paio di giorni becchini ed infermieri a raccogliere i pezzi con la serenità di aver ridotto il numero di imbecilli al mondo. Purtroppo gli imbecilli sono anche vili, si fanno scudo dei civili. Per questi scudi umani non vedo soluzioni così semplici e praticabili a breve. Oltre a metter giù qualche distinguo, onestamente inutile, non ho la minima idea di come si uscirà mai da questa storia sanguinosa che – come altre - ha fatto troppo orfani e quindi iniziato troppe faide.

Odo a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo..

La sora Giorgia era tanto abile ed anche divertente all’opposizione, quanto è triste e scomposta al governo. E’ vero che sono le sedie a formare i culi, ma è anche vera la legge dell’imprevedibilità delle varianti. Legge per la quale, montando su una libreria a muro avete cacciato la vite ad espansione nel tubo del cesso. Mettiamola dunque così, con tutto il rispetto sora Giorgia votre derriere n’est pas a l’hauteur. Bisogna mostrare un pochino di competenza, và, se no si corre il rischio di sembrare come la Metsola, na mezza sola. Le sue vicende personali, marito figlia amici e nemici, non mi interessano minimamente. Quelle pubbliche erano meglio prima.

Il peggioramento non è tanto per quello che la sora Giorgia dice, ognuno ha diritto ad esternare le proprie belinate altrimenti la prima a tacere dovrebbe essere l’innocua Schlein. Piuttosto preoccupa quello che fa e le decisioni assunte da lei e dal suo entourage ministeriale di mezze seghe, con in testa il pingue Salvini ed il cognato Lollobrigida ( non Gina ). Cito in proposito un paio di robine fine stuzzicanti per i miei distinguo che ora esterno, come il vecchietto di loggione del Muppet Show.

Preoccupa, una manovra finanziaria senza capo né coda architettata solo per accontentare le varie componenti del governo fasciobigotto con decisioni di spesa che non hanno nemmeno una virgola di significativo. Agita la posizione internazionale appiattita su ogni sospiro americano. Detestabile la decisione sulle politiche energetiche presa dalla destra, qui come ovunque, al soldo delle multinazionali, fondata sul negazionismo più ignobile. Sconforta il disegno di messa in tutela del territorio più ridicolo di quello del fu Toninelli, ed è tutto dire. Fa incazzare l’assenza di una vera politica di sicurezza sui luoghi del lavoro, che resta un miraggio come ai tempi di Berlusca Prodi Renzi Letta e Draghi. Infine goffa, mendace e patetica la narrazione del pil e dell’occupazione.

Non mi stupisce invece che, sullo sciopero nazionale presunti garanti ed evidenti salvini sparino bubboloni. Un’opinionista che abita nel campo politico delle anime belle - tra ex dc e quasi piddì – diceva l’altra sera in un talcsciò di tibbù “..questo governo è caratterizzato da una visione di destra”. Ma giura?!? Forse non l’aveva colto prima perché nessuno faceva niente di sinistra. Ora lo fa Landini, convoca finalmente la piazza alla conta, ed ecco le posizioni di destra rese evidenti. Voilà! Come sempre la determinazione del contrappeso, cioè l’opposizione, mostra la contraddizione del sistema di governo. Se nessuno compie azioni da socialista come diamine ci si aspetta una reazione fasciobigotta? Ora la pubblica opinione può elaborare un proprio giudizio preciso sulla legittimità dello sciopero, che conoscendo la mia gente, immagino favorevole al governo. Non a caso Landini ha fatto una contrazione temporale, con una scelta tutto sommato di compromesso. Ma quello che resta importante e che ora ci si conti davvero in quello spazio che chiamiamo sinistra.

Ed onestamente sono poco ingaggiato sul tema delle riforme costituzionali sbandierate dalla sora Giorgia. Non perché non siano pericolose, lo sono in astratto. Ma perché esse sono irrealizzabili in concreto. Lo sono per due ordini di motivi. Il primo è oggettivo: i giorgisti non riusciranno a mettere il capestro di un premier inamovibile al collo dei nostri deputati. Non perché costoro temano per la democrazia, non mi sembra una loro priorità. Temono l’intrinseca rinuncia ai loro privilegi che la formula astratta del premierato comporta. Se guardiamo ai fatti questa non è una Repubblica Parlamentare, che ha dunque il suo fulcro nell’esercizio del parlamento inteso come arena di dibattito e confronto, legiferante ed assoluta. Questa è una Repubblica di parlamentari. Costoro fanno quello che credono, non rispondono a nessuno del loro operato né a quel che resta dei partiti, né tantomeno agli Elettori. Hanno una retribuzione che viaggia tra il doppio ed il triplo di qualsiasi altro deputato al mondo. Girano di casacca in casacca in funzione del mantenimento del ruolo e delle prebende. Il tutto è consentito da un eccesso di libertà individuale redatta in Costituzione dai loro predecessori, deputati alla Costituente, che fu guidata da quel volpone di Saragat. Si fecero un vestitino assai comodo e su misura.

Il secondo impedimento è partitico. Nessuno tra gli alleati di questo sghimbescio governo permetterà alla sora Giorgia di dipingersi addosso un ruolo. Vengono già fuori visioni alternative, spacciate per integrative, caveat e punti negoziali. Vedremo nella presentazione alle camere autorizzata da Mattarella se esistono i presupposti per una proposta che abbia una sua geometria.

Se comunque si vuole da subito un confronto, bene è giusto si faccia anche su idee che appaiono nebulose. Ma allora che sia forte davvero, imperniato su una controproposta strategica chiara. Davvero è tempo che la sinistra, o quel che è, costruisca un piano di riforme costituzionali strutturato ed organico. Un progetto di revisione che porti il Cittadino ad essere protagonista della Repubblica. Che conduca la Repubblica ad essere davvero parlamentare, e porti i parlamentari a diventare davvero Deputati di una precisa comunità, eletti in base ad un impegno preciso e vigilabile.

E’ tempo che la Costituzione smetta di essere il Corano o il Vangelo e torni ad essere considerato, da chi davvero crede nei principi fondanti della ragione e della laicità, per quello che è: un buon lavoro di regolazione sociale svolto da Repubblicani veri, ma decine di lustri fa. E che diamine!

La sora Giorgia dice, su questo tema e come al solito, parole sparse. Compito dell’opposizione è vigilare su tutto e smascherare ogni belinata. Ma contemporaneamente essa deve costruire un modello alternativo di società, indicare una differente collocazione internazionale, esprimere una chiara visione del ruolo Cittadino e della Repubblica. Delle libertà individuali e dei doveri collettivi.

E chi le fa ste robe qua, Conte? La Schlein o Carletto Calenda? Ma ti prego! L’opposizione non c’è. Ci sono alcuni soggetti sparsi che a loro volta sparano parole vaghe al vento, più che altro rispondendo a boutades estemporanee, mai incalzando, mai anticipando, mai distinguendo.

Non esiste uno straccio di visione alternativa in nessun campo dell’opposizione figurarsi sul campo delle riforme istituzionali. Ed eccoli quindi i soggetti indicati, aggrapparsi al vuoto pneumatico di un governo incapace, giocando come boy scouts a nascondino.

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