Pancho Pardi - I girotondi? Finiti tutti giù per terra

di Carmine Saviano - Venerdì di Repubblica - 10/09/2022
La manifestazione di San Giovanni. L'anatema di Moretti. La battaglia contro Berlusconi a vent'anni di distanza parla uno dei fondatori. Che però non si arrende.

Quel venerdi 13 del settembre 2002 forse per scaramanzia, forse per scetticismo-c'era ancora chi dubitava: sembrava impossibile, la mattina dopo, riempire piazza San Giovanni a Roma nel nome dei girotondi. «Con il tonio bonario, Valentino Parlato ci disse che avevamo organizzata male la manifestazione, che c'erano troppi interventi. Ma quando vide quel milione di persone pianse di gioia. Parlo delle sue emozioni per non parlare delle mie...». La mattina del 14 settembre e poi i mesi successivi le piazze furono attravers ate da una protesta festosa contro l'anomalia italiana, contro Silvio Berlusconi che «grazie alle sue televisioni era diventato capo governo».
Francesco Pardi detto Pancho, 77 anni, professore universitario oggi in pensione, fu un volto e un'anima di quella protesta. «Era un movimento promosso da intellettuali, vero. Ma c'era tanta allegria, fu anche una grande festa».
Professore, che cosa volevate?
Che il ceto politico, semplicemente applicando le leggi, impedisse a Silvio Berlusconi di candidarsi. E poi volevamo dare la sveglia ai partiti di sinistra,
soprattutto ai Ds, complici di quella situazione».
E che cosa avete incassato?
«Ben poco. Berlusconi è sempre li, ha cercato addirittura di diventare presidente della Repubblica e non è detto che ci abbia rinunciato. Ma sull'eredità dei girotondi non sono totalmente negativo. Ci deve essere riconosciuto che tenemmo alta l'attenzione sull'anomalia italiana. Una distorsione che ha permeato il sistema
politico, l'ha inquinato in profondità. Oramai è considerato normale che chi possiedemezzi di comunicazione possa diventare un politico».

Però vi sfaldaste subito dopo la manifestazione di piazza San Giovanni.
I movimenti hanno una vena antiautoritaria che funziona anche al loro interno: appena si forma una sorta di direzione spontanea, emergono immediatamente le reazioni. E poi i partiti di sinistra non ci aiutarono, anzi: hanno lucrato su di noi in modo ignominioso».

Mica sarà perché facevate fuoco amico? Uno dei vostri slogan fu il celebre "con questi dirigenti non vinceremo mai" di Nanni Moretti.

«L'intervento di Moretti a Roma in piazza Navona, era il febbraio del 2002, non era neanche previsto. La manifestazione, organizzata dall'Ulivo, era già finita: luci spente, troupe televisive che smontavano.Poi Nanni va da Nando Dalla Chiesa e gli dice: "Vorrei dire una parola". Sul palco c'erano ancora Rutelli, Fassino, D'Alema. La vissero come una sconfessione pubblica, se la presero molto. Soprattutto D'Alema.

Lei e Paul Ginsborg lo invitaste a Firenze qualche settimana dopo il celebre "dibattito con i professori".
«D'Alema arrivò con le truppe cammellate: quattro autobus pieni di sostenitori. Ma non fecero claque , anzi: applaudirono anche noi. Ci definivano cattivissimi ma fummo molto gentili, esponemmo le nostre critiche sulla Bicamerale e alla fine D'Alema ci diede quasi ragione. Quasi. Ci disse un "Si...forse..."».


Si vota tra poco più di due settimane. Contro la Meloni neanche un girotondo.

«Non condivido nulla di Giorgia Meloni, ma c'è una differenza di fondo rispetto a Berlusconi. Lei è una politica che fa il suo mestiere. Berlusconi era un padrone contro Giorgia Meloni bisognerebbe fare altre iniziative.

Ecco, che cosa si aspetta dai partiti di sinistrain questa ultima fase della campagna elettorale?
«Francamente dai partiti di sinistra non mi aspetto nulla».

E andiamo, professore.

«Hanno adottato un certo criterio: non bisogna esagerare, non bisogna spostare tutto sul tema fascismo peché si aprirebbe una deriva che, secon-
do loro, sarebbe nociva per la chiarezza cartesiana della politica».

Quindi bisogna rassegnarsi?
«Tutt'altro. C'è il rischio che la destra vincendo in modo netto metta poi le mani nella Costituzione. Dobbiamo Convincere chi ha un minimo di spirito di salvaguardia repubblicana a votare a qualsiasi costo. E votare a qualsiasi costo significa votare, anche con un certo disgusto, chi non ci piace, chi non dice nulla sul presente e sul futuro».

Ma come: dai girotondi all'appello al voto utile?
«Lo chiamerei voto di assoluta emergenza costituzionale. Del resto solo la coalizione guidata dal Pd può avere qualche chance nei collegi uninominali».

Si dice:le piazze dei girotondi come incubatrice del Movimento 5Stelle.
«Rovescerei il paradigma. Quella piazza non anticipò i 5Stelle. Fu il vuoto creato dalla mancanza di rappresentanza del mondo dei Girotondi a determinare la nascita dei Cinque Stelle, nati intorno e grazie al riufuto generico della politica. Noi eravamo diversi, eravamo politici: avevamo richieste specifiche, argomentate. E poi avevamo letto più libri: per capire la politica un po' di libri bisSogna leggerli eh.».
Tornando agli ultimi mesi, lei ha invocato l'invio di armi in Ucraina.
Un popolo aggredito ha tutto il diritto di difendersi e noi abbiamo il dovere di aiutare gli ucraini.
Con le armi? Certo. La posizione ferreamente pacifista non mi convince».
E la diplomazia?
«Certo che bisogna lavorare a una tregua. Ma chi lo convince Putin? Comunque, confido anche nella saggezza dei generali. Se chi è preposto alla guerra ha un atteggiamento dubitativo, è confortante.
C'è una leggenda che la vuole come lanciatore di molotov negli anni 70.
«Falso. Mai lanciato nulla».
Però in quegli anni è stato in carcere.
«Due volte, per qualche giorno, reati d'opinione.
Facevo comizi e dicevo quello che scrivevano i giornalisti d'inchiesta. Un pm mi disse anche: "Pancho è chiaramente un nome di battaglia"».
Che cosa gli rispose?
«Che il mio bisnonno Francesco,navigatore, commerciava tra Genova e il Venezuela. E che i suoi interlocutori usavano Pancho come diminutivo. A casa, in suo onore, mi hanno sempre chiamato cosi».

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Gustavo Zagrebelsky
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