Ancora morti in carcere

di Rosario Patanè - 12/08/2023
L' altissimo dovere costituzionale del Recupero di ogni reo ( ...le pene non possono consistere in trattamenti disumani e DEVONO tendere alla rieducazione del condannato ") non può essere eluso.

Ancora morte in carcere ,due donne,per le quali in particolare questa " istituzione" è  oltremodo afflittiva e senza speranza ,dovrebbero interrogare profondamente la nostra Coscienza e risvegliare la mostra Natura umana.Ma siamo assuefatti alla comoda dinamica del " rimedio" al reato,al " delitto" e nulla sollecita la nostra attenzione circa la ormai consolidata violazione della Costituzione che nel suo articolo 27 ci ammonisce rigorosamente .In essa,fra l'altro,non si trova la parola "carcere" perché incompatibile ,nelle forme nei tempi e nel significato al nuovo Umanesimo sociale che essa mirabilmente disegnava.

La  privazione della libertà rassicura rapidamente e una volta per tutte la società dei "buoni" e "onesti" ( .." chi è senza peccato ..." ) ci fa sorvolare sulle cause sulle responsabilità collettive sulla concezione fondamentale della Dignità e della Rieducazione di ogni uomo ,qualsiasi sia stata la sua colpa.Ci fa ancora di più crescere nell'indifferenza e l'egoismo non ponendoci   in tal modo il senso della natura della "pena" che in un contesto inammissibilmente disumano e ferocemente annullatore di ogni consapevole coscienza quale è il carcere ( ed in particolare quello italiani ) nella stragrande maggioranza dei casi è del tutto inutile e inefficace perché nella sua forma meramente " retributiva"  non coinvolge e anzi esaspera la percezione del condannato e gli impedisce di mettersi coscientemente "nei panni" della vittima e del suo contesto sociale e affettivo .

L' altissimo dovere costituzionale del Recupero di ogni reo ( ...le pene  non possono  consistere in trattamenti  disumani  e DEVONO tendere alla rieducazione del condannato ") non può essere eluso , ché il dettato costituzionale non è osservabile a nostro piacimento perché ne saremmo indegni sostenitori .Tantissimi anni di inumani trattamenti,soprusi e morti del tutto trascurati quando non accolti con " soddisfazione" cinica e vile.

Il concetto di Riparazione invece discende direttamente dal valore costituzionale perché coinvolge tutta la persona del condannato e ne rende consapevole e rigeneratrice la " "conversione " del suo pensiero ,ne favorisce acquietando il suo rimorso senza annullarlo e permette una lucida nuova dimensione sociale e umana ,mentre " ripaga" senza inutile "vendetta" la vittima e la Comunità, instaurando una dimensione civile improntata alla " Pietà" che non è pietismo e tantomeno assenza di rigore e certezza del diritto, ma che trasforma questo nel " vocabolario" della Coscienza individuale e collettiva e non in un arido quanto inutile catalogo afflittivo. Una società senza "Pietà" ( e senza la "pietas" latina ..) è funzionale solo alla sopraffazione ,al potere incontrollato,allo strapotere della " ricchezza" .Alla morte di Dio ,o comunque si definisca da ognuno lo Spirito che anima la nostra materia.

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