Lo “Spirito Repubblicano”

di Rosario Patanè - Liberacittadinanza.it - 02/03/2021
Io ho sostenuto Conte e ancora lo apprezzo; spero che la notizia che arriva stasera non segni la fine della sua maggiore dote e con essa la nostra speranza: l’Indipendenza e che scelga definitivamente costituire una grande risorsa istituzionale

Lo “Spirito Repubblicano” è una di quelle pochissime evocazioni che oltre a farmi sentire intimamente orgoglioso e commosso di tanto Valore. Esso oggi è evocato con molta retorica ad ogni defaillance di rappresentatività del momento storico,come una sorta di bandiera tricolore da sventolare al passaggio dei tempi e che si restituisca poi all’oblio e all’utilitaristica occorrenza Orgoglio, perché provare un sentimento così alto di Identità individuale e Nazionale mi spinge sempre a respirare a pieni polmoni l’aria della grande Memoria storica e dei meravigliosi uomini di ogni età e condizione che l’anno creata. Commozione, perché in essa è contenuta una sensazione indescrivibile che lo connota che è quella della consapevolezza della natura delle Cose e degli Eventi che a tutti appartengono,che esulano dal personale interesse,che sono pura condivisione e puro servizio. “Res Pubblica Populi Romani “ ne costituisce la genesi perfetta nella quale le parole “Res” e l’aggettivo “Pubblica“ rafforzata dal possessivo “Popolo” ne indica a pieno l’altissimo valore civile e morale. Niente a che fare dunque, con il il, pur nobile,“ senso dello Stato“, chè Nazione e Stato sono due termini assai diversi e anche con il nazionalismo che è la dimensione allargata contraria di “res pubblica”.

Lo Spirito Repubblicano così luminosamente tramandatoci dalla storia romana e francese ci soccorre quando il Comune Bene è in grave pericolo,da elementi esterni o interni come ultima barriera a preservare la salvezza della Nazione. Dai “nemici“, dalla dissoluzione incombenti. In questa tragica epidemia ricorrono ampiamente questi allarmi ed allora viene invocato dalla massima autorità morale della Repubblica che è il Presidente il concorso unanime e generoso a qualsiasi costo individuale o di parte. Così nasce il governo Draghi. Con il mandato,questo si imperativo,di elaborare il piano vitale di realizzazione dei fondi comunitari per la rinascita e combattere l’epidemia e sconfiggerla . Alla sola condizione espressa da Mattarella che nasca ed agisca senza alcuna specifica connotazione politica. Si sono manifestate a questo punto due atteggiamenti propri della bifronte personalità tutta italiana: nel momento della formazione del governo tutti a star dentro ( tanto non c’è una connotazione politica prevalente e soprattutto si delega la soluzione di gravissimi i ostacoli che una classe partitica indegna non ha saputo risolvere);poi nel momento in cui, al piano terra, si trattava di accappararsi piccole posizioni di potere che garantissero comunque l’accesso alle stanze del governo senza l’obbligo di proporre e decidere dando soddisfazione alle “masse” popolari di riferimento, si è scatenata una miserabile corsa all’attribuzione comunque fosse e per chiunque fosse. Draghi viene aspramente criticato per questo secondo round nel quale non solo lui non ha giocato alcuna partita ma anzi ha con tutta evidenza lasciato che si spartissero le spoglie di un ben misero bottino.

Ora a parte che su quaranta sottosegretari solo 10 sono “viceministri” avendo il diritto di partecipare al Consiglio dei ministri in forma consimile alla delega generale ad essi corrisposta, mentre gli altri sono solo delegati dal ministro per specifiche aree di lavoro svolgendo un compito meramente amministrativo. Davanti ad un Parlamento che così ignobilmente manifestava la sua anima più profonda a Draghi non restava che stringere ancora più le fila dell’entourage di competenza, specializzazione e indipendenza partitica immediatamente a lui riconducibile, preservare dalla babele predatoria gli altri ministeri di rilevo nazionale ed europeo (Esteri, Interno, Sviluppo economico, Sanità) con uomini direttamente ricondotti ai capi delegazione politica e, infine, ricorrere a quello Spirito Repubblicano da lui ampiamente dimostrato negli anni della determinante conduzione europea della finanza cui tutti dobbiamo la nostra salvezza dal tracollo che lo ha portato prima a guardare in faccia a muso duro i fortissimi “nemici” degli stati europei canaglia che avrebbero decretato la fine economica dell’Italia e ora non a muso duro, ma a muso sprezzante e indifferente i figuranti di una “politica” senza ideali e senza dignità.

Lo stesso del resto si richiese a Conte, pur non con la drammatica proposizione del Capo dello Stato ed egli, con tutte le riserve del caso che non sono poche da parte mia, seppe interpretarla in quel bel discorso all’atto della formazione del secondo gabinetto e nella prima parte della gestione dell’emergenza sanitaria. Chi critica Draghi, sia con ragioni onorevoli quanto opinabili, sia con sguaiati trite e ritrite parole d’ordine di tempi secolarmente antichi e peraltro espressione di tutt’altra libertà da quella pretesa, non tiene il giusto conto delle ben altre pozioni amare che dovette dispensare e far ingoiare: se ci indigniamo per dei sottosegretari privi di valore cosa avremmo dovuto dire allora quando ci si propose e si accettò invano, per quello “spirito superiore di necessita istituzionale che,solo, lo poté giustificare, lo strabordare dei Salvini, del peggiore razzismo e squadrismo neofascista?

Io ho sostenuto Conte e ancora lo apprezzo; spero che la notizia che arriva stasera non segni la fine della sua maggiore dote e con essa la nostra speranza: l’Indipendenza e che scelga definitivamente costituire una grande risorsa istituzionale, come è stato detto in queste pagine, senza smarrirsi nella palude di questa piccolissima politica per di più in un “gruppo” senza chiari ideali, senza idee senza storia,senza futuro. In tempi drammatici ci salva solo lo Spirito Repubblicano.

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