USCIRE DAL VICOLO CIECO

di Asgi. Re.Co.sol - 21/06/2018
Appello del Forum di Bardonecchia per un’Europa spazio di libertà, sicurezza e giustizia per tutti

Constatato che a quasi 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritto dell’Uomo (10 dicembre 1948)i diritti sanciti da quella Dichiarazione sono violati in misura crescente e che in particolare nell'ultimo decennio si è assistito a un aumento costante di vittime di persecuzioni e di conflitti armati interni, nonchè di conflitti internazionali le cui concause spesso conducono alle politiche miopi attuate per molti decenni, e anche recentemente, dagli stati europei.

Constatato altresì che l'arrivo in Europa dal 2015 di un maggior numero di rifugiati rispetto al passato (ecomunque in dimensioni assolutamente sostenibili, ben lontane dall’allarmismo politico e mediatico) pur essendo un fatto inevitabile e prevedibile è stata gestito con grande incapacità mettendo in luce una profonda crisi dei valori etici e giuridici su cui si dovrebbe fondare l’Unione Europea.

Valutato che l'aumento dei rifugiati in Europa ha indotto la quasi totalità degli Stati dell'Unione a restringere le procedure di ingresso e soggiorno per lavoro dei cittadini stranieri inasprendo un quadro generale già caratterizzato in precedenza da una sostanziale chiusura dei canali regolari di ingresso per motivi diversi dalla protezione e che detta scelta errata ha prodotto una profonda distorsione delle procedure di asilo in tutti i Paesi europei.

Ritenuto inderogabile ed urgente che l'Europa esca dall'attuale vicolo cieco recuperando i valori di equità, libertà e giustizia sui quali è nata.

il Forum Internazionale tenutosi a Bardonecchia il 17 giugno 2018 lancia un appello ai governi della UE, alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e al Consiglio Europeo, affinché, nell'ambito delle rispettive competenze, ogni istituzione operi per attuare quanto si propone di seguito

1.

L’Europa ritrovi la propria identità di continente fondato sul rispetto dei diritti umani fondamentali e sul riconoscimento del diritto di asilo a coloro che giungono in Europa in fuga da guerre e persecuzioni e si ponga fine alla indegna criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie che, spesso supplendo alle gravi carenzedegli Stati, prestano soccorso e assistenza ai migranti nel mare Mediterraneo, alle frontiere esterne e a quelle interne.

2.

Venga attuato al più presto un nuovo vasto programma europeo di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo che si svolga con modalità tali da assicurare un efficace coordinamento dei soccorsi tra i diversi paesi dell'Unione e che assicuri l'individuazione di un porto sicuro nel minor tempo possibile.

3.

Vengano annullati gli accordi e i partenariati con Stati (o loro presunti rappresentanti) che non garantiscano il rispetto dei diritti umani e non siano firmatari della principali convenzioni internazionali in materia e, comunque non venga sostenuto, anche sul piano finanziario, l’utilizzo di forze marittime o militari armate per limitare o impedire il diritto di migranti e richiedenti asilo di lasciare i Paesi di transito e di dirigersi verso il territorio dell'Unione per chiedervi protezione

4.

Al fine di avvicinare la protezione a chi ne ha più bisogno e contrastare realmente il traffico criminale dei migranti, venga avviato al più presto un adeguato Piano Europeo di reinsediamento, con quote vincolanti per ogni Paese dell'Unione, di persone in chiaro bisogno di protezione che si trovino in paesi terzi sottoposti ad arrivi e presenze massicce e che non possono fornire ai rifugiati e ai displaced persons adeguati standard di protezione materiale e giuridica

5.

Venga abbandonata definitivamente l’idea di potere definire un Paese terzo come “sicuro” a meno che tale Paese preveda nella sua legislazione e nella prassi concreta lo status di rifugiato secondo quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e dal Protocollo del 1967, nonché preveda e garantisca l'applicazione effettiva di altre forme giuridiche di protezione che escludano la possibilità che un migrante sia rimpatriato o inviato in un altro Paese nel quale potrebbe essere esposto a persecuzioni, torture o trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti. In tal senso inaccettabile risulta la politica attuale dell'Italia e della Unione Europea verso la Libia, paese nel quale sono bloccate decine di migliaia di persone totalmente prive di ogni protezione giuridica e materiale e sono esposte a torture e a ogni altra forma di violenza.

6.

Cessino immediatamente i respingimenti illegittimi di minori stranieri non accompagnati tra i diversi Paesi europeo e in particolare quelli verso l'Italia effettuati dalle autorità francesi svizzere in violazione dellanormativa internazionale, comunitaria e francese e siano resi più celeri i ricongiungimenti familiari ai sensi del Regolamento Dublino affinché i minori non accompagnati e gli altri richiedenti asilo titolari di tale diritto possano ricongiungersi regolarmente ai loro familiari e non siano costretti ad attraversare irregolarmente le frontiere interne all'UE

7.

Già a partire dalla riunione del Consiglio Europeo del 28 giugno 2018 i Governi italiano e francese, nonché tutti gli altri Stati dell’Unione si impegnino a sostenere il testo di riforma del Regolamento Dublino III votato dal Parlamento Europeo nel novembre 2017, migliorando quanto più possibile le disposizioni che in quel testo riguardano la condizione dei minori stranieri non accompagnati, e si impegnino a condurre ad esito positivo il processo di riforma in modo di dotare l’Europa entro il 2018 di un nuovo Regolamento che superi definitamente il criterio che attribuisce l’esame della domanda di protezione al primo paese nel quale il richiedente fa ingresso irregolare introducendo un bilanciamento tra il criterio di una distribuzione vincolante dei richiedenti asilo tra tutti i paesi europei basata su parametri oggettivi e il criterio della valorizzazione dei legami significativi del richiedente con un determinato Paese.

8.

Si giunga quanto prima a una modifica dell’attuale normativa dell’Unione che conduca al “mutuo riconoscimento degli status di protezione internazionale” prevedendo quindi per i beneficiari di protezione non solo di potere liberamente circolare in Europa, ma, in presenza di condizioni adeguate e verificabili, di potere soggiornare per studio o per lavoro in un Paese diverso da quello che ha riconosciuto la protezione.

9.

Si armonizzino maggiormente i sistemi di accoglienza dei richiedenti asilo nei diversi Stati dell'Unione, oggi troppo diversi tra loro, nella direzione indicata dai modelli di accoglienza “diffusa” ed “integrata” nei territori con una gestione affidata alle comunità locali, realizzando in tal modo condizioni di libertà e dignità per i richiedenti asilo e accelerando i processi di integrazione socio-culturale.

10.

Nella consapevolezza che è inderogabile aprire canali regolari di accesso per motivi diversi dalla protezione in modo da evitare, come oggi accade, che la domanda di asilo sia sostanzialmente l’unico canale di accessoall’Europa, con tutte le gravi distorsioni che ciò comporta, va attivato con priorità un processo di riforma del diritto dell’Unione che introduca una regolamentazione comune degli ingressi regolari di migranti provenienti da Stati terzi per motivi di lavoro, di ricerca di lavoro, di studio e formazione.

 

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