Il sultano, le baiadere e i velini

di Daniela Gaudenzi-www.centomovimenti.com - 12/05/2009

E’ passata un po’ sottotono l’intervista di Marcello Dell’Utri di pochi giorni fa all’impareggiabile Klaus Davi a cui affida sempre qualche perla del suo sapere di politico molto erudito e/o “còlto sul fatto” come preferiva dire Montanelli, in piena campagna elettorale. In precedenza c’era stato l’elogio di Vittorio Mangano, il capomafia stalliere di Arcore assurto sic et sempliciter ad “eroe” per non aver mai raccontato quello che poteva sapere su di lui e Berlusconi. Adesso dopo il 25 aprile partigiano di Papi, il bibliofilo che si abbevera dei presunti diari del duce “uno scrittore alla Montanelli”,ritiene che i tempi siano propizi per celebrare la grandezza e “la bontà” di Mussolini, un uomo “che ha perso la guerra perché era troppo buono, non era affatto un dittatore sanguinario come Stalin”.

Dell’Utri concede che può aver commesso degli errori ma assicura che “non è colpa di Mussolini se il fascismo diventò un orrendo regime” e trova anche l’occasione di sottolineare, lui che è stato condannato in primo grado a nove anni per associazione esterna alla mafia, che Mussolini fece della guerra alla mafia una sua priorità.

Poi sempre per stare all’attualità e alle contingenze dell’oggi, e per ribadire implicitamente la mitezza e il disinteresse per il particulare dell’attuale maggioranza, notoriamente aliena da qualsiasi bramosia di occupazione dell’informazione e del servizio pubblico, si è caldamente augurato che il Governo non si trovi costretto, suo malgrado beninteso, ad occupare la Rai, benché versi in uno stato penoso e sia bisognosa di interventi drastici. E sempre con molta bonomia riconosce che “in Rai ci sono tante professionalità” anche se a proposito delle veline ha risposto deciso, sempre il mite sorriso dello studioso, che “sono meglio di certe giornaliste che non conoscono l’italiano” e comunque ci ha visto giusto l’acuto Gasparri quando denuncia che “è ancora in mano alla sinistra”.

Insomma buono Mussolini, buoni i repubblichini “che non sono da cancellare, sbagliavano ma avevano dei valori e hanno lottato al pari degli altri per le loro idealità”. Esattamente come buono, generoso, eroico, è stato Vittorio Mangano, morto in carcere, dove scontava anche una condanna all’ergastolo per due omicidi di mafia, per non aver raccontato ai magistrati quello che loro volevano sentirsi dire a proposito dei due massimi perseguitati da tutte le toghe rosse d’Italia.

E buono, generoso, disponibile il papi Silvio che gira con regalucci e pacchettini per ravvivare le feste di compleanno di qualche neo-diciottenne pure se residente in zone un po’ decentrate, sempre pronto ad ascoltare proposte di candidature da anonimi impiegati comunali sconosciuti alla politica nazionale e locale, determinato a riempire le liste elettorali, se non fosse frenato dalle intemperanze verbali della moglie, di giovani promettenti e “non sgradevoli” che “bagnano il naso agli uomini”.

Ma buoni, generosi e moderati anche gli alleati leghisti che in fondo al di là delle “sparate” lasciano solo, realizzando precisi accordi internazionali, “le porte socchiuse” agli immigrati clandestini, quelle porte che la sinistra vorrebbe dissennatamente “spalancate” come ha precisato papi Silvio accanto all’amico Gheddafi.

Peccato che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati la pensi un po’ diversamente e chieda formalmente all’Italia di riammettere quelle persone identificate dalla stessa autorità “quali individui che cercano protezione internazionale” mentre esprime “la preoccupazione che la politica italiana mini l’accesso all’asilo” con il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento previsto dalla convenzione del 1951 sui rifugiati.

E come non citare la bontà e l’afflato umano di Matteo Salvini, già fustigatore accanito di Roma ladrona quanto praticante attivo del vituperato nepotismo, che si è portato in Europa come remuneratissimo portaborse il fratello del Senatur e che non pago delle ronde anti-immigrati spacciate per sostegno alla sicurezza vuole riservare in metropolitana le carrozze per i milanesi?

Chi pensava che “Italiani brava gente” fosse un luogo comune ha ottimi motivi per ricredersi.

 

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