Democrazia a rischio estinzione

di Vittorio Lovera - attac-italia.org - 04/03/2026
Tutte e tutti mobilitati contro i fascismi, quelli di ieri quelli di oggi: salviamo le democrazie dall’estinzione!!

Quello che si sta palesando è che, a qualsiasi latitudine del globo, avvengono forzature talmente gravi e irrituali da sminuire totalmente il valore della sovranità popolare, della garanzia delle libertà e di una concezione egualitaria dei diritti civili, politici e sociali dei cittadini: l’estinzione della democrazia è in atto e ci ricaccerebbe negli anni bui delle autocrazie.

Che fine ha fatto il presidente venezuelano Nicolás Maduro, rapito da un blitz incostituzionale yankee e trasferito agli arresti in qualche Guantanamo statunitense? Perché i media mainstream non affrontano più l’argomento? È un’operazione lecita e accettabile, oggi? Qualcuno potrebbe prelevare con la forza militare il presidente Sergio Mattarella o Emmanuel Macron o Viktor Orban e ingabbiarli in un posto ai più sconosciuto e non controllabile senza incorrere in reato? Ma dai, che figata ….

Nel ventunesimo secolo si può comprare la Groenlandia, come nel gioco del Monopoli Parco della Vittoria o Viale dei Giardini? … E quanto vale il Canada? … e Cuba?

Come è concepibile che gli squadroni statunitensi dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) vengano inviati negli Stati della confederazione americana governati dai Democratici e che pratichino qualunque nefandezza (compresi omicidi di persone inermi e indifese)? Sembra di rivivere l’assalto del 2021 a Capitol Hill, al palazzo del Congresso.

È democrazia o colonialismo interno quello praticato dai nostalgici del Make American Great Again (Maga) inquadrati e istigati dal folle ideologo neonazista, nonché pluricondannato, Steve Bannon?

Perché il reo di crimini contro l’umanità Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato d’arresto (novembre 2024) della Corte Penale Internazionale, non viene fermato da uno dei 124 Paesi che aderiscono alla Corte?

Si sta estinguendo la democrazia se non si tratta più la questione palestinese mentre il genocidio della popolazione inerme prosegue? O perché, rispetto allo Stato di Palestina si parla solo del Board of Peace, finto ambito che si occuperà della trasformazione coloniale di Gaza in un lussuoso resort per ultramiliardari? E perché l’unica voce fuori dal coro, Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, viene attaccata violentemente da cariche istituzionali un giorno sì e l’altro pure? forse perché non si omologa al pensiero della consigliera comunale di Fratelli d’Italia a Calizzano, Monica Castro «Non ho capito perché ci dobbiamo fare sempre male, dobbiamo andare da quei poveretti, tutti storpi, tutti ridotti male e senza casa, senza nulla, non riconosciuti. Non si poteva fare un gemellaggio con l’Austria, sono ricchi, stanno bene …venivano qui e ci portavano anche risorse».

E come mai i Paesi democratici non attuano nessuna misura per fermare l’ennesima prevaricazione geopolitica sul popolo curdo, strenuo baluardo negli anni 2010-12 contro l’avanzata dell’Isis; prevaricazione che vede oggi sotto assedio Kobane e tutta l’esperienza modello del Confederalismo democratico?

Partendo da questi apparenti paradossi, che invece altro non sono che eclatanti fatti di cronaca abbiamo pensato a un numero de il granello di sabbia che affronti le debacle della democrazia in quattro distinte sezioni: Italia, con articoli di Gaetano Azzariti, Marina Boscaino, Franco Russo, Rosa Lella, Antonio Di Sabato e Maria Francesca De Tullio; Europa, con l’interessantissimo contributo del presidente del Consorzio italiano di solidarietà, Gianfranco Schiavone; Globale, con acute riflessioni di Laura Renzi, Stefano Risso, Fabio Marcelli e Fabio Alberti; e infine Riflessioni, con gli stimoli di Salvatore Cannavò, Cesare Antetomaso, Laura Rocchetti e del nostro Marco Bersani.

Troverete inoltre il documento di adesione al Comitato per il NO di Attac Italia.

Marzo 2026, almeno in Italia, sarà decisivo per definire il futuro della nostra democrazia.

Il Referendum – fissato per il 22 e 23 marzo – sulla riforma Meloni-Nordio, incentrata sulla ridefinizione dell’ordinamento giudiziario a partire dalla separazione delle carriere dei magistrati, va a modificare ben sette articoli della nostra Costituzione.

Lanciato, fake news dopo fake news, come un referendum per efficientare la giustizia in Italia (senza garantire né risorse umane né denari) pareva essere un plebiscito, mentre ora, sondaggio dopo sondaggio, potrebbe trasformarsi nella Waterloo del duo Meloni-Nordio, sempre più nervosi, aggressivi e molto preoccupati: il fronte del NO ha già recuperato oltre 20 punti percentuali nei sondaggi e superato – per ora su proiezioni di bassa affluenza – i fautori della riforma.

Questa riforma è solo l’ultimo dei tanti tasselli giuridico normativi che la destra ha già messo in campo, dall’autonomia differenziata al decreto sicurezza, o che si accinge a fare come la proposta dell’elezione diretta del presidente del Consiglio (in discussione nella I Commissione della Camera dei deputati – Affari Costituzionali – su due diverse proposte, una del governo Meloni, l’altra di Italia Viva di Matteo Renzi) per stravolgere completamente la Costituzione del 1948, nata dalla resistenza e dalla liberazione, o ai pesanti interventi che stanno mettendo in campo – sempre silenziosamente – sull’ordinamento universitario (il libero pensiero, soprattutto se giovanile, è pericoloso e … sovversivo).

Il disegno sotteso a questi interventi, sempre esterni al democratico dibattito parlamentare, palesa una chiara volontà di accrescere le pressioni sull’indipendenza della magistratura, smantellando anche questo argine costituzionale all’operato del governo, così come i Decreti sicurezza hanno minato le libertà, in particolare quelle legate alle manifestazioni di dissenso, e la riforma in itinere sul premierato inficerà la democraticità del voto popolare.

Con buona pace del Guardasigilli Carlo Nordio, questi provvedimenti hanno incredibili sovrapposizioni con gli obiettivi di Propaganda Due (P2) e del ‘Piano di rinascita democratica’, l’eversivo e criminale progetto neofascista del massone Licio Gelli, che negli anni tra il 1970 e il 1981 minò il Paese con stragi e iniziative deviate.

La destra, oggi purtroppo egemone, non ha mai del tutto accettato la Costituzione antifascista del 1948 e intende ovviamente stravolgerla. Nello specifico, intendono dare un colpo di grazia al potere giudiziario, ed ecco quindi l’attacco al ruolo della magistratura (giudici e pubblici ministeri) rei di non farli governare senza vincoli e controlli.

La presidente del Consiglio non perde occasione per scagliarsi contro qualsiasi sentenza non vada nella direzione da loro ipotizzata e quindi eccola tuonare all’invasione di campo dei magistrati contabili quando la Corte dei conti ha bloccato le forzature sulle norme in vigore per il ponte sullo Stretto di Messina (l’opera pubblica più inutile dopo quella della Tav Torino – Lione), oppure quando si sono espressi tutelando i diritti dei migranti, negati dalla detenzione nei costosissimi lager costruiti nientepopodimeno che in Albania.

Senza mettere a bilancio risorse tali da consentire l’ammodernamento dell’attuale pachidermica macchina giudiziaria, dileggiano l’opinione pubblica facendo credere che questa riforma costituzionale possa sanare i molti vulnus della giustizia. Un po’ come il gioco delle tre carte … guarda … mago guarda ….

Vogliono una magistratura subalterna e, dopo aver sempre più depotenziato il ruolo del Parlamento quale ambito di confronto e discussione, eccoci al tentativo di avere una magistratura inchiavardata al potere esecutivo, ovvero una magistratura accomodante e subalterna.

Per raggiungere questo scopo ecco la radicale trasformazione del Consiglio superiore della magistratura (Csm), da sempre garante dell’autonomia e dell’indipendenza dei togati, che verrebbe spacchettato: due mini Csm per giudici e pubblici ministeri (Pm), un’Alta Corte per gestire la parte disciplinare sia dei giudici sia dei Pm.

Quale ultimo sfregio a questa centrale Istituzione – che non a caso è presieduta dal presidente della Repubblica – le nomine di appartenenza non avverrebbero più con l’elezione diretta, ma previo sorteggio.

I ripetuti durissimi attacchi al Csm da parte di Carlo Nordio e Giorgia Meloni hanno costretto il presidente Sergio Mattarella a presiedere, evento mai accaduto in 11 anni di presidenza, una riunione ordinaria del Csm e a intervenire ad alta voce per rintuzzare i continui attacchi all’indipendenza di questa Istituzione.

Lo svuotamento del ruolo del Csm, che diverrebbe de facto controllato dalla politica, favorirebbe la messa in discussione dell’obbligatorietà dell’azione penale e interverrebbe sulle modalità delle indagini, cancellando l’abuso d’ufficio e tutti i reati dei ‘colletti bianchi’. Insomma, una giustizia a misura di governo, tenera per i reati perpetrati dagli amici e dai sodali, implacabile verso i reati di opinione delle aree di dissenso, tal quale alla giustizia del Ventennio!!

Quanto il controllo sulla giustizia sia centrale per la destra, a qualsiasi latitudine e longitudine,  lo possiamo constatare in una serie delle più recenti sentenze: negli Usa la Corte suprema ha dichiarato illegali i dazi imposti da Donald Trump, sostenendo inoltre che il presidente Usa non abbia i poteri per imporli. Botta tremenda per il tycoon, che vede tornare alla ribalta l’assoluta fragilità delle sue politiche economiche in un Paese indebitato all’inverosimile (da non perdere l’ultimo bellissimo libro di Alessandro Volpi, La Guerra della FinanzaTrump e la fine del capitalismo globale, Edizioni Laterza).

Passiamo ad alcuni esempi nostrani: l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte suprema di cassazione ha dichiarato legittima la richiesta di modifica del quesito referendario che, per come era stato scritto, non evidenziava come si sarebbero modificati ben sette articoli della Costituzione; il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti di Casa Pound per il reato di riorganizzazione del disciolto partito fascista, ci immaginiamo la faccia preoccupata del generale Roberto Vannacci che si ispira addirittura alla X Mas; le ‘toghe rosse’ di Palermo e Catania hanno dichiarato illegittimi i fermi delle navi Sea Watch 3 e Sea Watch 5 e annullate le multe precedentemente comminate; l’intervento dei giudici di Milano contro le filiali italiane delle multinazionali Glovo e Deliveroo (consegne a domicilio) ha riscontrato salari al di sotto di qualsiasi minimo contrattuale, indagandole per caporalato e sfruttamento e mettendole sotto controllo giudiziario.

La tutela dei più deboli è il cardine della giustizia e i migranti sono sempre la carne da macello da sfruttare: anche la riforma Nordio-Meloni li rende ancora più fragili e indifesi, un vero obbrobrio giuridico!

Esempi di giustizia di destra, eccovi serviti: la senatrice Giulia Bongiorno, relatrice in Commissione giustizia al Senato, ha presentato unilateralmente una modifica al testo di legge sulla violenza sessuale che ha rotto l’accordo bipartisan precedentemente sancito, rimuovendo il concetto di «consenso libero e attuale» e reintroducendo il concetto di «volontà contraria» (dissenso). Così facendo, per le donne vittime di violenza si reintroduce l’obbligo della prova, non bastando la mancanza di un esplicito sì. In Ungheria, nella tana del destrorso Viktor Orban, è stata condannata a otto anni di reclusione l’attivista antifascista tedesca Maja T. nello stesso processo in cui Ilaria Salis si salvò, da una sentenza già scritta a priori per motivi esclusivamente ideologici, solo grazie all’immunità parlamentare acquisita nel corso del processo.

Come ci si salva da questa drammatica tendenza di estinzione della democrazia?

Mobilitandoci tutte e tutti, sempre! Anche quando l’ineludibile sembra soverchiarci.

Intanto facendo immediatamente proselitismo per il NO alla riforma costituzionale, assestando tutti assieme un montante da ko al governo Meloni, come già si fece nel 2016 con il governo Renzi (gli attacchi alla Costituzione sono, ahimè, bipartisan!).

E poi, rinfocolando le braci sotto la cenere: le mobilitazioni pro-Palestina sono state incisive, necessarie e toccanti, ora le Flottille ripartono verso Gaza per riaccendere i riflettori su una situazione sempre al di là del disumano.

A Torino, oltre 50mila persone hanno manifestato vicinanza – nel quartiere Vanchiglia – dopo l’improvvido sgombero del CSOA Askatasuna. Si è parlato solo degli scontri finali, meno di un migliaio di infiltrati violenti: ma è mai possibile che tutta l’intelligence e i servizi non sappiano mai prevenire questi aspetti? O li favoriscono proprio loro a tavolino? Abbiamo ancora ben impresse le immagini della macelleria sociale alla Diaz al Genoa Social Forum 2001, per non vedere come sia spesso eterodiretta la forza pubblica in questi frangenti.

Gli abusi machisti delle forze dell’ordine aumentano proporzionalmente ai vari Ddl sicurezza, l’ultimo caso (non sporadico) riguarda il pusher freddato a Rogoredo.

Il 24 e 25 gennaio 2026 al TPO di Bologna si è svolta una due giorni di convergenza di oltre 700 realtà di Movimento; oltre 2mila le presenze fisiche, alle quali si devono sommare oltre 3mila persone collegate da remoto; oltre 200 gli interventi, quasi sempre incentrati nel definire proposte concrete contro il riarmo incondizionato e contro le politiche repressive figlie del decreto sicurezza.

Domenica 1 marzo 2026 a Roma (mentre questo numero de il granello è in uscita) si è svolta l’Assemblea organizzativa nazionale per dare le gambe alla grande manifestazione nazionale TOGETHER, 28 marzo 2026 a Roma, indetta dalla convergenza contro le destre, il riarmo e la repressione del dissenso. Sarà in contemporanea a Londra e in altre Capitali europee nonché in molte città statunitensi.

Le destre si combattono sempre e, come vedete, nessuno sta con le mani in mano.

Da ultimo una menzione all’importante Campagna di denuncia contro il tecnofascismo di Leonardo S.p.A. che utilizza un regime di guerra sacrificando i beni comuni per mero profitto bellico. Come Attac Italia siamo in prima fila, con l’instancabile attività del nostro presidente Antonio De Lellis, assieme a Pax Christi, Arci, ASud, Amnesty International, Un Ponte per, AssopacePalestina, CNCA, TPO, Askatasuna.

Siamo in campo, motivati e determinati: contro le destre e il loro potenziale autoritario che si fonda, a ben vedere, su una miscela ben debole: incompetenza/arroganza/vittimismo.

Tutte e tutti mobilitati contro i fascismi, quelli di ieri quelli di oggi: salviamo le democrazie dall’estinzione!!

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 56 di Febbraio– Marzo 2026: “Democrazia a rischio estinzione

Questo articolo parla di:

archiviato sotto: