Il grande rimosso del nucleare

di Alfiero Grandi - ilmanifesto.it - 18/03/2021
Fukushima e dintorni . In Giappone continuano a funzionare le centrali. La Francia posticipa di 10 anni lo smantellamento. Il discorso sul nucleare si tinge di toni green, ma sui rischi e lo smaltimento si brancola ancora nel buio

Avvenimenti importanti vengono dimenticati rapidamente come fossero di poco valore. L’incidente nucleare di Fukushima è tra quelli importanti. Per anni è stato messo in ombra, ora il Giappone lo riporta in primo piano, ma concentra l’attenzione sul devastante tsunami di 10 anni fa. L’incidente nucleare è ridotto a tragica conseguenza dello tsunami.

Del resto il Giappone non ha fatto veramente i conti con il nucleare e ha riavviato centrali malgrado l’incidente di Fukushima, tacendo che il nucleare è pericoloso in sé e gli avvenimenti naturali possono solo esaltarne potenziali effetti devastanti.

È vero, dopo Fukushima le nuove centrali nucleari sono state poche. L’Italia ha evitato il rischio di costruirne di nuove grazie al referendum del 2011, che ha detto un secco “No” alle centrali e a quanto già deciso da Scajola e Berlusconi.

Siamo sicuri che non ci riproveranno ? Sono meno ottimista di Ciafani.

La Francia ha appena deciso di concedere altri 10 anni di vita (pericolosa) alle vecchie centrali. Il governo italiano deve pretendere di controllare la situazione visto che alcune sono al confine.

Quotidiani importanti hanno speso pagine per decantare il nucleare “sicuro”, cercando di legare il suo uso all’idrogeno, come alternativa ai combustibili fossili.

Centri di potere economico, nazionali e non, hanno ripreso in grande stile la campagna per riabilitare il nucleare. Bill Gates in testa. Il nucleare ha problemi di sicurezza durante il funzionamento delle centrali, ma ne ha altrettanti dismettere le centrali.

I costi per la dismissione delle centrali sono enormi, vengono scaricati sul bilancio dello Stato e sulle bollette.

I rischi e la complessità tecnica dello smantellamento delle vecchie centrali sono seri. Ci sono materiali radioattivi che nessuno sa come smantellare. Infatti la Francia ha costruito nuove centrali vicino alle vecchie, rinviando il problema.

È vero. L’Italia ha avuto poche centrali nucleari funzionanti, per tempi limitati, fino alla vittoria del No nel primo referendum, e deve risolvere il problema delle scorie e dei materiali contaminati. Il materiale più pericoloso, oggi in Francia e in Gran Bretagna per il trattamento, è destinato a ritornare.

Anche ricerca e medicina usano materiali che producono quantità limitate di scorie. La Sogin ha reso pubblica una mappa con 67 possibili localizzazioni del  deposito. Una scelta incomprensibile, giustificata malamente con motivazioni tecniche, in realtà una non scelta.

La scelta della localizzazione delle scorie, per evitare i rischi che dice Ciafani (ecomafie, incidenti, ecc.), deve essere fatta dall’Italia indicando poche priorità.

Per quanto riguarda le scorie a minore intensità radioattiva per centinaia di anni il deposito deve essere collocato in modo da non sconvolgere la vita civile, socioeconomica, i beni culturali, avendo attenzione alle condizioni geologiche, alle acque e al refluo, ai rischi sismici. Con questi criteri le localizzazioni si ridurrebbero immediatamente. Sulle possibili localizzazioni residue vanno fatte preventivamente tutte le verifiche di impatto ambientale per accertare la fattibilità.

Altre proposte sono possibili. Greenpeace osserva che prima di contaminare altro territorio andrebbe valutato se qualche sito delle vecchie centrali, o delle strutture collegate, possa essere utilizzato per il deposito delle scorie con l’impegno alla bonifica insieme alla costruzione del deposito. Perchè questa possibilità non c’è nello studio della Sogin ?

Sarebbe un errore collocare vicino al deposito provvisorio (50/100 anni ) il materiale radioattivo pericoloso oggi in Francia e Gran Bretagna, con emissioni per migliaia di anni, senza chiarirne la destinazione definitiva. Eppure l’Europa ha chiesto all’Italia proprio di indicare dove verranno stoccate le scorie più pericolose, che potrebbe essere un impegno comune a più paesi.

La discussione sulla localizzazione delle scorie deve essere trasparente, seria, vera ma lo studio della Sogin non offre queste condizioni. Semmai ricorda a tutti noi che il nucleare è una strada senza ritorno.

La discussione sulle scorie è occasione per chiarire che il nucleare è una scelta sbagliata e pericolosa, Fukushima lo conferma in modo drammatico, sapendo che il No non ha vinto per sempre.

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