La raccolta di firme dà il via alla campagna per il No al referendum, uniti a difesa dell’autonomia della magistratura

di Alfiero Grandi - strisciarossa.it - 05/01/2026
La raccolta delle firme ci sta dando più tempo che va utilizzato con il massimo impegno unitario per creare una risposta di massa per il NO. Il 10 parteciperanno anche i partiti che hanno firmato per il No e il comitato referendario dell’Anm per il No.

La raccolta delle firme per il referendum sulla legge Nordio, proposta da 15 cittadini, ha dato risultati positivi, ben oltre le previsioni. Questa raccolta firme ha reagito al tentativo del governo di anticipare la data del referendum perfino forzando le normative con l’obiettivo di non dare tempo al No di sviluppare la sua campagna elettorale.

La presentazione della richiesta di referendum in Cassazione (proponendo anche un quesito più chiaro) e l’avvio della raccolta delle firme on line hanno costretto il governo ad accantonare la sua pretesa di votare ad inizio marzo, ma Nordio non ha rinunciato ad insistere sull’anticipo, come ha dichiarato ancora di recente. I 15 cittadini hanno preso l’iniziativa per difendere lo svolgimento del referendum nei tempi previsti dalla legge dalla pressione del governo che voleva e vuole ancora anticipare ad ogni costo la data del referendum sulla legge Nordio e il risultato della raccolta delle firme è stato superiore alle aspettative. Infatti nel corso dei pochi giorni trascorsi dal lancio (22/12) le firme sono rapidamente aumentate di numero, ormai sono vicine alla soglia del 40% delle 500.000 necessarie per diventare un soggetto promotore con tutte le garanzie previste dalla legge.

L’iniziativa ha ottenuto una risposta oltre il previsto perché ha incontrato un sentimento diffuso nell’opinione pubblica che vuole contrastare l’attacco al ruolo della magistratura che la legge Nordio rappresenta e l’arroganza delle destre nell’uso del potere e della maggioranza parlamentare pur senza avere la maggioranza dei voti. Per questo si è manifestata con forza la disponibilità di tante e tanti di firma e per difendere la Costituzione e la democrazia.

In sostanza dalle firme è venuta una potente spinta ad accelerare ed estendere la campagna elettorale per il No. La quantità che aumenta diventa un salto di qualità scrivevano i classici ed è questo che è accaduto: un salto di qualità nella campagna referendaria, uno stimolo a fare di più e meglio, sapendo che sarà dura, il governo è partito in vantaggio e le proverà tutte, perché sa che la posta in gioco è molto alta.

Per questo il Comitato per il No – presieduto da Giovanni Bachelet – che unifica le organizzazioni della società civile ha deciso, tutti d’accordo, di sostenere la raccolta delle firme, considerandola la prima iniziativa che il Comitato per il No sostiene proprio per entrare più rapidamente nella campagna elettorale che ha il compito di spiegare le ragioni della richiesta ad elettrici ed elettori anzitutto di recarsi a votare per decidere e naturalmente di votare NO nel referendum per bocciare la legge Nordio.

Il Comitato per il No ha avuto una gestazione lenta ma ciò che conta è esserci arrivati e ora rappresenta un’area più larga della via Maestra, che pure non è poca cosa. Anche la questione della raccolta firme andava affrontata, c’erano opinioni diverse in origine per ragioni che vanno rispettate, ma anche in questo caso è importante essere arrivati tutti insieme alla decisione di sostenerla pienamente, come ha deciso il Comitato per il No il 30 dicembre.

Del resto una campagna elettorale referendaria è per definizione una campagna unitaria, in questo caso per il No. Le diversità sono fisiologiche, ciò che conta è che in conclusione il No sia la scelta di tutti. Il nostro avversario è lo schieramento per il Si, che ha un vantaggio in partenza da non sottovalutare e che se prevalesse regalerebbe al governo un plebiscito che renderebbe più semplice per Giorgia Meloni fare approvare il premierato e le consentirebbe di partire con il vento a favore anche nella campagna elettorale del 2027. Non a caso il premierato (una capocrazia, Ainis) è collocato nel calendario parlamentare dopo il referendum sulla legge Nordio.

Il 10 gennaio assemblea nazionale del Comitato per il No

Per questo dall’assemblea nazionale del 10 gennaio deve partire una forte indicazione per iniziative in tutto il paese, accompagnando la raccolta delle firme con la costruzione dei comitati locali per il No. Per vincere il referendum non basterà la mobilitazione necessari per raccogliere almeno 500.000 firme, per quanto sia importante, ma occorre immaginare una campagna ben più ampia, diffusa, chiara, in grado di arrivare ovunque con argomenti convincenti.

La legge Nordio che pretende di cambiare la Costituzione per attaccare pesantemente l’indipendenza della magistratura è da respingere per i suoi contenuti. Questa legge è stata proposta dal governo, mentre le modifiche alla Costituzione dovrebbe essere materia del parlamento, il quale invece ha solo assistito passivamente alla discussione. Infatti la legge Nordio è stata approvata nelle 4 letture (previste dall’articolo 138 della Costituzione) senza dare la possibilità di alcuna modifica da parte dei parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione.

A questo punto l’unica possibilità che resta a disposizione di elettrici ed elettori per fermare l’attacco all’indipendenza dei magistrati è la vittoria del No nel referendum.

Il governo ha voluto questa legge, l’ha scritta e ha imposto al parlamento di non modificarla, ma afferma che se venisse bocciata non avrebbe conseguenze sulla tenuta del governo. Se il governo dovesse ottenere il si alla Nordio il merito sarebbe suo, ma se vincesse il No il demerito non sarebbe suo, una contraddizione evidente. In realtà una bocciatura della legge Nordio sarebbe un giudizio sul Ministro e sul governo, tanto più che la legge è firmata anche da Giorgia Meloni.

Il governo l’ha voluta ad ogni costo perché non sopporta i controlli dei magistrati, e in questa allergia ai controlli istituzionali somma tutto e il suo contrario: dalle sentenze sui diritti degli immigrati che continuano a lasciare vuoti i centri in Albania fino alla Corte dei Conti che ha costretto a rivedere l’attuazione del ponte sullo stretto alla luce delle norme italiane ed europee. La Corte dei Conti ha già subito le conseguenze delle sue decisioni con l’approvazione a tambur battente di una legge che taglia pesantemente le sue possibilità di intervenire, in sostanza è stato un antipasto di quello che accadrebbe se la legge Nordio venisse approvata.

Il governo è allergico ai controlli previsti dalla Costituzione, evoca invasioni di campo della magistratura ogni volta che una sentenza corregge suoi errori, perché adotta decisioni fuori dalle previsioni di legge e fa approvare leggi contrarie alla Costituzione e perfino alle norme europee, quindi la magistratura è oggi più che mai garante di diritti fondamentali inalienabili.

La separazione delle carriere è un obiettivo che serve solo a nascondere quello vero e cioè indebolire il ruolo del Consiglio superiore della Magistratura – cioè la rappresentanza dell’autogoverno della magistratura – che verrebbe diviso in 3: 2 Csm, uno per i Giudici, uno per i PM, più una Commissione disciplinare esterna ai Csm, cancellando il diritto dei magistrati di eleggere i loro rappresentanti (come è attualmente) per fare sorteggiare la loro rappresentanza, parificando la scelta della componente magistrati alla tombola di fine anno.

Per di più la separazione tra giudici e PM ci sarebbe solo nei 2 CSM perché sparirebbe nella commissione disciplinare che giudicherebbe tutti i magistrati ordinari senza distinzione e per di più non sarebbe possibile un ricorso in appello e in Cassazione. Un obbrobrio e un pasticcio.

E’ interesse dei cittadini che sia il Giudice che il PM siano magistrati a tutto tondo, per formazione e comportamento, con relativa cultura professionale e costituzionale a custodia dei diritti delle persone. Del resto è stato Nordio a confessare che questa legge non migliora in nulla la giustizia per i cittadini, che invece avrebbe bisogno di numerosi interventi che il governo non realizza, a partire dalle assunzioni di altri magistrati e di altro personale, stabilizzando i 12.000 precari in scadenza, senza i quali la giustizia rischia di peggiorare.

Uniti per difendere l’autonomia della magistratura

La legge Nordio modifica la Costituzione avviando un percorso che va verso una magistratura meno autonoma, meno indipendente nelle sentenze. Dobbiamo ricordare la legislazione repressiva della destra, che ha aumentato pene e reati senza misura e punta sulla repressione per affrontare problemi sociali, economici e diritti fondamentali e nello stesso tempo approva sanatorie e condoni, lascia liberi gli evasori e non persegue chi usa la PA per interessi privati.

E’ evidente che l’obiettivo del governo è avere una magistratura addomesticata che interpreti questa linea repressiva e securitaria del governo. Solo bocciando la legge Nordio si otterranno ripensamenti del governo sul premierato, altro stravolgimento della Costituzione, e sul tentativo di anticiparlo con una nuova legge elettorale, mentre sullo sfondo continuano le manovre di Calderoli, in combutta con alcune regioni del Nord, per aggirare le sentenze della Corte costituzionale sull’autonomia regionale differenziata.

Questi cambiamenti della Costituzione sono un danno per la democrazia. Per questo è importante che tutti sappiano che il loro voto conta perché in questo referendum non esiste il pareggio o vince il governo, che cerca il plebiscito, o vince la democrazia, quindi la legge Nordio deve essere bocciata e con lei verranno battute le forzature del governo Meloni.

Il 10 gennaio l’assemblea nazionale del Comitato per il No avvierà a Roma la campagna elettorale referendaria, iniziata con la raccolta delle firme, il cui successo sarà un viatico per arrivare a contattare il più possibile elettrici ed elettori. La raccolta delle firme ci sta dando più tempo che va utilizzato con il massimo impegno unitario per creare una risposta di massa per il NO. Il 10 parteciperanno anche i partiti che hanno firmato per il No e il comitato referendario dell’Anm per il No. Da posizioni diverse l’obiettivo è comune: fare vincere il No.

Di seguito il link per la raccolta di almeno 500 mila firme per la promozione del referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura.

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034

Alfiero Grandi

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