Massimo Donini (l’Unità 24/12) affronta il rapporto tra la legge Nordio, che modifica la Costituzione sulla magistratura, e il giudizio sul governo.
Il cambiamento della Costituzione ha un rilievo politico e istituzionale evidente, su questo dovrebbe esserci convergenza tra chi sostiene il Si e chi sostiene il No. Altrimenti perché mai il governo avrebbe fatto approvare ad ogni costo queste modifiche della Costituzione ? Fino a far raccogliere le firme dei parlamentari di maggioranza per chiedere il referendum sul suo stesso provvedimento.
Il governo ha blindato il testo per 4 letture parlamentari impedendo qualsiasi modifica, dell’opposizione e della maggioranza parlamentare e ora punta al plebiscito nel referendum.
La vittoria nel referendum sulla legge Nordio aiuterebbe il governo a fare approvare il “premierato”, altra modifica della Costituzione di cui ha chiesto l’inserimento nel calendario parlamentare. En passant: il premierato è esistito solo in Israele che lo ha poi abbandonato. E’ un surrogato del presidenzialismo, precluso di fatto dal ruolo che svolge il Presidente Mattarella. Questo pericoloso ircocervo sancirebbe una deriva accentratrice, tendenzialmente autoritaria (una capocrazia, Ainis) che snaturerebbe la Costituzione del 1948. Il premierato non è facile da far digerire e quindi gli strateghi delle destre puntano a vincere il referendum sulla legge Nordio e ad approvare una legge elettorale funzionale al premierato che dopo verrebbe approvato dal parlamento, rinviando il referendum costituzionale a dopo le politiche del 2027.
Le destre hanno vinto le elezioni del 2022 per le divisioni dell’attuale opposizione, incapace di approvare una nuova legge elettorale o almeno di usare al meglio la legge in vigore pur sapendo che il rosatellum favorisce chi costruisce un cartello elettorale. Nel 2022 le destre coalizzate con il 44 % dei voti hanno avuto il 59% dei parlamentari, un premio del 15 %. La maggioranza parlamentare attuale non ha avuto la maggioranza degli elettori, per questo avrebbe il dovere etico di evitare forzature per cambiare la Costituzione, come la non emendabilità della legge Nordio.
Donini ricorda le leggi che dal 2022 hanno aumentato a dismisura i reati, le pene e la repressione a senso unico. Questo non è altra cosa dal giudizio sulla legge Nordio.
Quante volte Giorgia Meloni ha urlato contro l’invasione di campo dei magistrati, affastellando nel giudizio tutto: dai lager - per fortuna semivuoti - in Albania fino alla stroncatura del ponte sullo stretto della Corte dei Conti, ora punita con la legge appena approvata. Interventi diversi, di magistrature diverse ma visti tutti come un insopportabile condizionamento delle decisioni del governo.
Mentre il ruolo della magistratura è proprio garantire i conti pubblici e i diritti delle persone alla luce delle norme italiane, europee e internazionali.
Gli orfani di Berlusconi hanno dato una versione revanchista della legge Nordio che non può essere dimenticata, inoltre per attuare la novità costituzionale, se il referendum l’approverà, serviranno leggi che possono ridimensionare l’indipendenza dei magistrati, il loro potere di controllo, che sono costitutivi della democrazia solo se autonomi dall’esecutivo e dal legislativo. Il legislativo è già ridotto a un ruolo subalterno a causa di leggi elettorali che consegnano ai capi partito l’elezione dei deputati e dei senatori, tenuti all’obbedienza o a rischiare il posto.
Il governo accentra i poteri del parlamento nell’esecutivo e ora tenta di intaccare l’indipendenza dei magistrati.
Donini non sottovaluta il ridimensionamento dei poteri dei magistrati e prevede che potrà seguire la fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, con i PM sottoposti a scelte esterne su chi e cosa perseguire. Ha ragione. Queste modifiche della Costituzione ne prenotano altre perché creeranno un composto instabile e questa è una ragione per dire No alla Nordio.
Giudici e PM separati avranno meno forza, saranno meno considerati dalla società e dalla politica. Questo è il senso della completa frattura tra le carriere. Curiosamente la magistratura ordinaria tornerebbe unica con la Commissione disciplinare, estranea ai due Csm. Da queste modifiche della Costituzione i cittadini non avranno benefici, lo ha affermato il Ministro Nordio, ma solo magistrati meno indipendenti non in grado di garantire piena giustizia, un danno.
La separazione delle carriere indebolisce il ruolo della magistratura, certo ci sono stati errori, episodi discutibili, ma c’è stata anche capacità di riparare agli errori. Separare le carriere è la premessa per spaccare il Csm in 3, due mezzi Csm e una commissione disciplinare estranea ad essi, con l’aggravante del sorteggio dei rappresentanti dei magistrati. L’obiettivo di questa modifica della Costituzione è ridimensionare l’indipendenza dei magistrati, bloccare i loro interventi sulle scelte politiche anche quando queste siano palesemente contrarie alle norme e ai principi fondamentali (Alessandro Pace) della Costituzione.
Se vincerà il No la Costituzione non cambierà. Il NO nel referendum non può presentare alternative, ma dopo si potrà ragionare su proposte più sagge, cercando condivisione sull’organizzazione della magistratura, affrontando i problemi veri (irrisolti) della giustizia, senza indebolire l’indipendenza di un potere fondamentale per l’esistenza stessa della democrazia.
Alfiero Grandi



