C’è il Giorno della Memoria, non dimentichiamoci di Gaza

di Tomaso Montanari - Ilfattoquotidiano.it - 26/01/2026
“Mentre ci accingiamo a ricordare la fine di un genocidio, pensiamo a come fermarne un altro che è in corso. Criticare Netanyahu non è antisemitismo”

Domani ricorderemo che il 27 gennaio del 1945 l’Armata Rossa scardinò i cancelli di Auschwitz. E qui c’è una risposta a chi ripete a macchinetta “e allora il comunismo?” quando si fa notare (con il Primo Levi dei Sommersi e i salvati) che “in effetti, molti segni fanno pensare ad una genealogia della violenza odierna che si dirama proprio da quella dominante nella Germania di Hitler”.

La legge istitutiva del Giorno della Memoria stabilisce di ricordare, specie nelle scuole, “quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti … affinché simili eventi non possano mai più accadere”. Accanto agli ebrei, agli antifascisti e a chi si era rifiutato di aderire a Salò ricordiamo il popolo Rom, le persone omosessuali, con disabilità o con la pelle nera e tutte e tutti coloro che, solo per la loro ‘diversità’, furono assassinati dai nazisti.

E dal fascismo italiano: la legge prescrive di riflettere sulle “leggi razziali, e la persecuzione italiana dei cittadini ebrei”, ricordandoci che non fummo affatto meno colpevoli dei tedeschi. Non è un giorno dedicato a lezioni di storia, ma a un esercizio pubblico e solenne della memoria, cioè alla costruzione di un giudizio collettivo sul passato che impedisca che qualcosa di analogo torni ad accadere: “incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire” (Primo Levi). Non è un messaggio difficile da capire nel momento in cui la massima potenza economica e militare del mondo è guidata da “un istrione la cui figura oggi muove al riso”, e che usa la violenza dello Stato contro i diversi. Non si tratta ogni volta di misurare le differenze con Hitler e il nazismo, ma di andare appunto al nocciolo morale della questione: la sostituzione del diritto con l’arbitrio, un uso ideologico della violenza contro gruppi di umani ritenuti meno degni di altri, il terrore come strumento politico.

Onorare le vittime della Shoah e del nazismo significa impedire che altri umani possano fare una fine analoga. Per questo, non citare la parola ‘Gaza’ nelle cerimonie ufficiali di domani significa tradire la memoria di quelle vittime, e il senso stesso del Giorno della Memoria. Il Laboratorio ebraico antirazzista ha espresso questo concetto nel modo più limpido e coraggioso: “nel giorno in cui ricordiamo la fine di un genocidio, guardiamo a come fermarne un altro che è in corso”. Dopo la Shoah, e pensando alla Shoah, fu un giurista ebreo a definire il reato di genocidio, fissandone le cinque caratteristiche essenziali. Oggi la comunità scientifica mondiale dei giuristi e quella degli storici si sono espresse – a larghissima maggioranza, nelle sedi più prestigiose e ufficiali –, concordando sul fatto che quello che Israele sta perpetrando a Gaza è un genocidio: e non è possibile celebrare la memoria di un genocidio passato tacendo di un genocidio presente.

Allo stesso modo, domani sarà impossibile tacere sul fatto che alcuni disegni di legge presentati al Parlamento italiano – da Romeo (Lega), Scalfarotto (Italia Viva), Delrio e altri (PD), Gasparri (Forza Italia), Malan (FdI) – hanno l’obiettivo di “tacciare le critiche all’ideologia sionista e allo Stato di Israele come antisemitismo … equiparazione che serve a proteggere uno Stato e le sue politiche, colpendo e criminalizzando chi denuncia il colonialismo, l’apartheid, la violenza sistematica e le pratiche genocidarie esercitate in questi anni contro il popolo palestinese. Serve a trasformare l’antisemitismo e la memoria delle persecuzioni vissute anche dai nostri familiari da problema reale in arma politica di censura” (è ancora il Laboratorio ebraico antirazzista).

Quando, nel 1972, i terroristi palestinesi di Settembre nero uccisero 11 atleti israeliani a Monaco, Natalia Ginzburg scrisse un lungo articolo, in cui (dopo aver affermato: “Io sono ebrea”), diceva: “A volte ho pensato che gli ebrei di Israele avevano diritti e superiorità sugli altri essendo sopravvissuti a uno sterminio. Questa non era un’idea mostruosa, ma era un errore. Il dolore e le stragi di innocenti che abbiamo contemplato e patito nella nostra vita, non ci danno nessun diritto sugli altri e nessuna specie di superiorità.

Coloro che hanno conosciuto sulle proprie spalle il peso degli spaventi, non hanno il diritto di opprimere i propri simili con denaro e armi, semplicemente perché questo diritto non lo ha al mondo anima vivente”. Ricordarlo, e ricordarlo domani, serve ad evitare il terribile rovesciamento per cui proprio la Giornata della Memoria possa servire a coprire ciò che sta accadendo di nuovo.

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