La Global Sumud Flottilla va avanti. Per ora le barche non bloccate dalle navi israeliane sono a Creta, in attesa che passi il maltempo. Ma poi continueranno a navigare verso Gaza, e la flotta sarà rinforzata da altre navi che stanno partendo dai porti europei.
Mentre i marinai della flottiglia (qui l’articolo) sequestrati durante l’attacco israeliano – in acque internazionali, e in spregio della sovranità delle barche – sono stati sbarcati a Creta, e stranno ritornando a casa da prigionieri (e perché mai? con quale autorità e con quale accusa) sono invece stati trattenuti due dirigenti della Global Sumud Flottilla, arrestati e portati in Israele con accuse di affiliazione a organizzazioni terroristiche. Thiago Avila, brasiliano, e Said Abukeshek, palestinese ma con passaporto spagnolo, si trovavano a bordo della Eros 1, una barca che batteva bandiera italiana: per il diritto marittimo quella barca era sotto la sovranità dell’Italia. Ma l’Italia che fa?
Thiago Avila e Said Abukeshek, incatenati
Durante i due giorni passati in mare hanno subito violenze fisiche, a occhi bendati e la costrizione in posizioni forzate. Ma nemmeno gli avvocati sono riusciti a farsi dire quali siano esattamente le accuse ai due prigionieri. Quando è comparso davanti ai giudici per il prolungamento della carcerazione, Avila aveva le catene ai piedi. Un trattamento inutile e crudele.
I legali della Flottilla Italia hanno presentato un esposto al procuratore di Roma Francesco Lo Voi per sequestro di persona aggravato dall’uso delle armi e dalla minorata difesa verso Israele ma anche per rifiuto d’atti d’ufficio verso le “autorità italiane” che avrebbero avuto il dovere di “tutelare l’incolumità” di persone sottoposte “alla giurisdizione dello Stato” proprio perché si trovavano a bordo della Eros 1 battente bandiera italiana, e avrebbero dovuto farlo “senza ritardo”. Mentre la Spagna, per proteggere Abukeshek, cittadino spagnolo, ha già avviato una procedura che coinvolge ambasciatore e incaricato d’affari in Israele. Va ricordato che l’accusa è gravissima, ancor più grave per la nuova legge che prevede la pena di morte per i palestinesi sospettati di terrorismo.
La ciurma di terra
Parallelamente alla ripresa della navigazione della Flottilla, a supporto di questa operazione ma anche di quelle future, crescerà la ciurma di terra. Cento porti e cento città italiane per costruire un movimento permanente di solidarietà con la Palestina. A partire dalla barca Ghassan Kanafani – il nome onora il poeta palestinese ucciso in Libano nel 1972 – è partita il 2 maggio da Taranto Verso Gallipoli e Otranto.
A Gaza la situazione resta drammatica, non bisogna che entri in un cono d’ombra. La nave toccherà cento porti, appunto, e cento città per costruire un coordinamento internazionale permanente nel Mediterraneo, in sostegno a questa ma anche alle operazioni future. Tra le altre, il sostegno economico all’ospedale Al-Awd, a nord della striscia di Gaza. E la campagna per la liberazione del pediatra Hossam Abu Safiya, a cui continua a essere prolungata la detenzione amministrativa.
I racconti dei soldati israeliani
Quei soldati una volta lontani dal fronte hanno cominciato a soffrire della sindrome di “danno morale” per essere stati coinvolti in azioni — compiute, subite o viste — percepite come una violazione profonda dei propri valori morali. Una sindrome che provoca “rabbia, alienazione e perdita del senso di umanità”. Un bel risultato per l’esercito che si crede il più morale del mondo.

