Da Epstein alla guerra, il potere senza più limiti

di Tomaso Montanari - Ilfattoquotidiano.it - 08/03/2026
Abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra. La guerra, che ora divampa: senza limiti.

Senza limiti. Lo smisurato, illimitato, impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. Senza limiti politici, senza limiti di tempo (può durare “forever”), e senza limiti di luogo (nessuno è al sicuro). È questo ciò che colpisce e travolge della situazione in cui il criminale lucido Netanyahu e il criminale appannato Trump hanno precipitato il mondo con la servile, succube complicità dei governi europei, incluso quello più grottesco – il nostro –, e con la sola, luminosa, eccezione di quello spagnolo.

La guerra senza limiti è la conseguenza diretta della definitiva rottura del già precarissimo equilibrio dei poteri interni alle democrazie occidentali. Negli ultimi tempi una inarrestabile legge di proporzionalità inversa ha visto il potere di pochissimi super ricchi farsi senza limiti e il potere dei cittadini venire costretto entro limiti sempre più angusti: l’estrema diseguaglianza economica ci ha riportato a un sistema di caste che ordina, dall’alto verso il basso, chi può fare di tutto giù giù fino a chi non può fare nulla, nemmeno manifestare in piazza. Così, questa guerra è una “Epstein War” non solo nel movente occasionale (oscurare il coinvolgimento di Trump nell’abisso di fango e sangue degli Epstein files), ma ancor di più nell’antropologia del potere. Quando Trump (in una intervista al New York Times del gennaio di quest’anno) ha dichiarato che il suo unico limite è la sua stessa moralità, stava applicando al governo del mondo lo stesso metro con cui si era regolato in tutta la sua vita di imprenditore malavitoso e frequentatore del mondo di Epstein. Un mondo di isole, palazzi, aerei privati in cui la legge non vigeva e in cui i ricchi e i potenti potevano fare letteralmente di tutto: senza limiti. Non c’è alcuna soluzione di continuità tra la violenza privata sui corpi delle donne irretite da Epstein e le bombe sui corpi delle bambine iraniane: il filo che lega questi scempi è l’assoluto arbitrio di chi non riconosce alcun limite esterno.

Non c’è soluzione di continuità tra i “pieni poteri” del maschio, bianco e ricco nelle alcove di Epstein, quello del presidente degli Stati Uniti dentro il suo Paese (Minneapolis) e quello degli Stati Uniti nel mondo (Venezuela, Iran). In tutti i casi, un potere che considera se stesso “assoluto” non riconosce alcun limite: all’interno non contano la Costituzione, gli Stati federati, i sindaci, i governatori, le università, all’esterno non contano il diritto internazionale, gli altri Stati, gli organismi sovranazionali. In questo assetto non esistono freni: né sul piano simbolico (si può far presiedere il consiglio di Sicurezza dell’Onu a Melania Trump, sbeffeggiando contemporaneamente il genere femminile e le Nazioni Unite, proprio come Caligola umiliava il Senato facendo senatore il proprio cavallo), né su quello sostanziale (si può immaginare e creare un anti-Onu a conduzione privata, l’osceno Board of Peace). Non esistono argini al potere del capo: mentre ogni altro potere interno (parlamenti, magistrature, giornali, università…) o esterno (consessi sovranazionali, corti internazionali, ong…) viene limitato, svuotato, represso. Agitando il feticcio di una sovranità popolare anch’essa senza limiti, di fatto si priva il popolo sovrano di ogni vero potere: un progetto funzionale a fare la guerra, perché una legge ferrea stabilisce che “il potere di aprire e far cessare le ostilità è esclusivamente nelle mani di coloro che non combattono” (Simone Weil). Dovremmo aprire gli occhi sulla relazione che c’è tra lo smontaggio degli equilibri delle democrazie (marginalizzazione dei parlamenti, sottomissione delle magistrature ai governi, repressione securitaria) e questo terribile amore per la guerra.

Di recente, il filosofo del diritto Tommaso Greco ha ricordato (in Critica della ragione bellica, Laterza 2025) come per il Kant del trattato sulla Pace perpetua il mantenimento della pace dipenda in primo luogo dagli ordinamenti interni degli Stati: che proprio a questo fine devono essere “repubblicani”, cioè garantire che siano i rappresentanti dei cittadini a decidere “se la guerra può o non può essere fatta”. Una richiesta che certo non avviene laddove i capi di Stato sono i “proprietari”, dice Kant, dello Stato stesso.

Il fatto che il capo incontri il limite del Parlamento, della legge e di una magistratura libera rende meno probabile la guerra: perché rende più probabile che quello Stato sia disposto a riconoscere il limite degli altri Stati, e che ci si doti, insieme, di un sistema sovrastatale di regole e istituzioni. Esattamente tutto ciò che ora stiamo distruggendo a rotta di collo: perché abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra. La guerra, che ora divampa: senza limiti.