Da John Lennon a Danilo Dolci, ecco come il pacifismo contribuì a fermare la guerra in Vietnam

di Laura Tussi - 03/11/2023
oan Baez fu l’icona appassionata dell’opposizione alla guerra. Fece clamore il suo viaggio del 1972 ad Hanoi per solidarizzare con il popolo vietnamita sotto le bombe dei B-52 il cui rombo finirà nel suo disco Where are you now my son. John Lennon poi nel 1969 per protesta contro la guerra restituì il titolo di baronetto alla regina

Esattamente 68 anni fa, il Primo novembre del 1955, ebbe inizio la guerra in Vietnam, un evento tragico che provocò milioni di morti, ma che vide anche la nascita di un movimento pacifista coeso, globale, trasversale e consapevole. Ripercorriamo dunque le tappe del conflitto e delle persone – dai rappresentanti della società civile ai personaggi di spicco – che con la loro azioni contribuirono a farla cessare.

Quando partecipavo al movimento contro la guerra del Vietnam mi sembrava impossibile che potesse avere qualche effetto concreto. Coloro che aderirono al movimento nei primi anni ’60 pensavano che quanto stavano facendo avrebbe avuto come conseguenza anni di galera e vite distrutte, per inciso, io ci sono andato vicino… Allora era impossibile immaginare che ci sarebbe stato qualche risultato. Ma sbagliavamo: i risultati sono stati innumerevoli, non grazie a quello che facevo io, ma grazie a quello che facevano migliaia e migliaia di persone in tutto il paese“.

Noam Chomsky

La guerra del Vietnam – nota nella storiografia vietnamita come guerra di resistenza contro gli Stati Uniti o anche come guerra statunitense – fu il conflitto armato combattuto in Vietnam fra il Primo novembre 1955, data di costituzione del Fronte di Liberazione Nazionale filo Comunista, e il 30 aprile 1975, con la caduta di Saigon e il crollo del Governo del Vietnam del Sud e la riunificazione politica di tutto il territorio vietnamita sotto la dirigenza comunista di Hanoi.

Con l’incidente del Golfo del Tonchino – quando una nave militare americana dichiara di essere stata attaccata da tre torpediniere del nord del Vietnam – ebbero inizio i combattimenti. Nel 2005 verrà definitivamente appurato che l’incidente fu una montatura per fornire un pretesto per iniziare l’aggressione ordinata dall’amministrazione di Johnson. Una guerra atroce che si concluse nel 1975 con la sconfitta dei più potenti eserciti del pianeta. Ma che produsse milioni di morti tra i vietnamiti e circa 100mila vittime americane. Fu la guerra della diossina, sparsa dagli Stati Uniti in 45 milioni di litri su moltissimi villaggi e su un immane numero di cittadini vietnamiti – alcune stime parlano di 5 milioni di persone colpite.

Il Governo americano sosteneva il regime anticomunista del Vietnam del Sud sin dal 1954, dopo la sconfitta della Francia. L’opposizione pacifista alla escalation militare iniziò subito, negli Stati Uniti stessi e in tutto il mondo. In pochi mesi si formò e crebbe un vasto movimento planetario che condannava l’aggressione degli USA e solidarizzava con i vietnamiti. Un impegno di mobilitazione internazionale che caratterizzò tutti gli anni ‘60 del Novecento.

La guerra chiedeva un elevato tributo di di giovani e il Governo statunitense introdusse la leva obbligatoria per fronteggiare il Vietnam, eliminando il servizio militare volontario. All’inizio il reclutamento dei giovani studenti avveniva addirittura su basi meritocratiche al contrario: veniva arruolato chi aveva i risultati peggiori a scuola. Così la protesta dilagò negli atenei americani. I campus universitari diventano centri di mobilitazione contro la guerra e si saldarono con il movimento dei diritti civili, con le pantere di Martin Luther King e con ampi settori di intellettuali e i ceti borghesi liberali.

Molto diffusa sarà l’obiezione di coscienza. Orrori indicibili di una lunga guerra sconvolsero il mondo civile democratico, quello giovanile in particolare. Il movimento pacifista incise in maniera considerevole sulla fine della guerra e sulla crescita di una nuova coscienza civile, pacifista, democratica e antimperialista non solo negli Stati Uniti. Il ‘68 era in arrivo e avrebbe avuto nell’opposizione alla guerra contro il Vietnam – e a tutte le altre guerre – una sua ragione fondante, uno stile di vita e una prospettiva di impegno.

I campus universitari diventano centri di mobilitazione contro la guerra e si saldarono con il movimento dei diritti civili, con le pantere di Martin Luther King e con ampi settori di intellettuali e i ceti borghesi liberali

In Italia si sviluppò un movimento di lunga durata contro la guerra in Vietnam, in solidarietà col popolo vietnamita e a sostegno del movimento americano pacifista. Si svolsero grandi manifestazioni a livello nazionale, ma anche una molteplicità di iniziative diffuse sul territorio come marce, veglie, raccolte di fondi, di sangue, alimenti e medicinali e carovane della pace. Bisogna ricordare poi l’iniziativa di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, che volò in missione di pace ad Hanoi per incontrare Ho Chi Minh, leader del Nord Vietnam.

Joan Baez fu l’icona appassionata dell’opposizione alla guerra. Fece clamore il suo viaggio del 1972 ad Hanoi per solidarizzare con il popolo vietnamita sotto le bombe dei B-52 il cui rombo finirà nel suo disco Where are you now my son. John Lennon poi nel 1969 per protesta contro la guerra restituì il titolo di baronetto alla regina. In Italia Danilo Dolci, grande e coerente figura del pacifismo mondiale e della nonviolenza attiva, educatore e protagonista delle lotte per il miglioramento delle condizioni di vita e sociali della Sicilia del dopo guerra, nel 1967 promosse la marcia per il Vietnam e per la pace che, partita da Milano, giunse a Roma accolta da 50mila persone.

 

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