NON SERVONO BANDIERE E SLOGAN MA SOLIDARIETA' MAI SEPARATA DALLA VERITA'

di Rosario Patanè - Liberacittadinanza.it - 14/05/2021
La Politica e la Corresponsabilità internazionale non la Guerra, è la soluzione

Frequentavo la Prima Liceo Classico – correva l’anno 1966 - quando scoppiò la “ Guerra dei sei giorni” e Il nostro professore di Lettere Mario Cortellese, cattolico “calvinista” cresciuto alla scuola “montiniana” di Milano,tralasciò ogni lezione per spiegarci subito accoratamente cos’era questa “storia” a noi sconosciuta e cosa volesse dire essere israeliano e palestinese.

Il suo cuore e la sua ragione erano tutte dalla parte di quest’ultimi,ma non rinunciò mai alla profonda laicità di giudizio del vero Intellettuale..( a me poi affidò letteralmente la “custodia” di un giovanissimo profugo palestinese ,diciott’anni,tra quelli che allora la Chiesa Acireale accoglieva ospitandoli nel palazzo contiguo al Collegio A.Raffaele )di nome Afèz Omar Abdul Sabèr ,tenente in esilio dell’esercito di resistenza palestinese ; grande momento di insegnamento nella mia vita..).

Negli anni successivi non potrò mai cancellare dal mio animo l’orrore di quel settembre ,denominato “nero” ,del 1970 quando furono massacrati anche con la complicità diretta del re Ussayn di Giordania che temeva di perdere il trono,e l’altro ancor più orribile nei campi dei rifugiati palestinesi di Sabra e Shatila nel settembre del 1982. Grazie a questa Lezione indimenticabile sono un po' più attrezzato ad esercitare la mia profonda solidarietà verso la Palestina assieme al mio ineludibile spirito critico.

Perché, dunque, ci sono stati gli scontri nella Spianata delle Moschee? E perché sono ripartiti i lanci di missili da Gaza, seguiti dai raid israeliani?

Perché Hamas ha deciso di intervenire?

Il movimento fondamentalista domina sulla Striscia di Gaza dal 2007, da quando usurpò il legittimo potere ,con un colpo militare, all’Autorità palestinese. I capi dell’organizzazione sfruttano la rabbia popolare e si ergono a protettori della Spianata, il terzo luogo più sacro per l’islam e proclamano a gran voce la Terza Intifada . E’ chiaro che il lancio di razzi vuole dimostrare ai palestinesi di Gerusalemme Est e della Cisgiordania che loro sono pronti ( solo questo,tenuto conto della ridicola quanto drammatica inefficienza e inutilità di quei lanci.).

Gli israeliani hanno votato per quattro volte in un paio d’anni. Netanyahu – al potere senza interruzione dal 2009 ma dopo le sconfitte elettorale l’incarico ora è andato al centrista Yair Lapid che in queste ore stava trattando con pezzi della destra (tra rappresentanti dei coloni e fuoriusciti dal Likud, il partito di Netanyahu), con le formazioni della sinistra storica (i laburisti e Meretz) e stava dialogando con i deputati arabi israeliani per ottenerne l’appoggio esterno. Mansour Abbas, alla guida del gruppo islamico, ha già interrotto i negoziati, i bombardamenti su Gaza mettono in difficoltà anche i laici. Difficile pure per la destra ebraica giustificare un’alleanza con i pacifisti mentre si spara e le città israeliane sono bersagliate dai razzi di Hamas.

Dall’altro lato ,il presidente palestinese Abu Mazen ha cancellato le elezioni parlamentari previste per la fine di maggio, l’ultima volta che i palestinesi avevano potuto scegliere i loro deputati è stata nel 2006, aveva vinto Hamas. Da allora – e soprattutto dopo il colpo di stato a Gaza – le fazioni restano divise: al Fatah di Abu Mazen discendenti ideologici di Yasser Arafat controlla la Cisgiordania, i fondamentalisti spadroneggiano sulla Striscia.

All’interno del movimento le strategie sono diverse: la cosiddetta ala militare guidata da Mohammed Deif è convinta che sia il momento della guerra, l’ex comandante Yahia Sinwar vorrebbe invece concentrarsi sulla gestione civile della Striscia per dimostrare che l’islam politico è in grado di governare.

E’ lampante come la strategia di Habas sia meramente intesa al mantenimento e all’espansione del potere,che perpetua con ricorrenti azioni militari suicide e consapevolmente inefficaci che però non fanno altro che alimentare la frustrazione e la rabbia del Popolo di Gaza che piange i suoi figli in un mare di sangue e distruzione. E anche ,dall’altra parte,i morti innocenti non si possono né si devono occultare. Basta allora con gli slogan e le bandiere. Occorre esercitare una vera solidarietà che non sia meramente emotiva e declaratoria !

La Politica e la Corresponsabilità internazionale non la Guerra, è la soluzione.

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