Con le elezioni pronte all’uso dopo il varo della legge elettorale post-democratica (“comanda” il minore), siamo entrati nella zona di massimo pericolo. Potremo sventarlo, se l’elettorato capirà qual è la vera posta in gioco in queste elezioni. La povera Meloni le perderà, proprio perché ha sbagliato l’obiettivo che in esse vuole conseguire. Non le perderà infatti solo per la cattiva prova data col suo governo, ma perché crede che la posta in gioco sia la normalizzazione e la stabilizzazione (donde lo “stabilicum”) della destra al potere in Italia, dopo il lungo periodo dei governi democratici e di “sinistra”. Questo obiettivo non può oggi essere raggiunto, perché la destra al potere nel mondo, a cui anche l’Italia dovrebbe soggiogarsi, è una destra inedita, raccapricciante, che coltiva ancora i pensieri del fascismo e del suo emulo nazista, schiaccia i popoli mandandoli alla rovina, e fa della guerra la sovrana del mondo. È una destra che non ha niente a che fare con la destra liberale del capitalismo di ieri, quella degli Einaudi, dei Malagodi, degli Andreotti, Casini e perfino di Berlusconi. La guerra è la sua vera carta d’identità.
E per inorridirne basta guardare le destre al comando e le guerre di oggi, che sono “fuori e contro la ragione” (copyright Giovanni XXIII); sono fatte da “bestie magari dotate di armi iper-tecnologiche” (copyright papa Leone); sono contro il principio stesso di un diritto internazionale e contro ogni diritto (Trump): contro la pietà verso il proprio stesso popolo (Zelensky); contro la vocazione e l’integrità dell’Europa (nell’agenda di Bruxelles la guerra è calendarizzata nel 2030, e in quella del comandante della Nato in Europa, Grynkewich “anche stasera”); e sono contro il Dio degli Ebrei e degli altri Popoli del Libro (come quella di Netanyahu, del governo e dello Stato di Israele).
Come è possibile che il civilissimo elettorato italiano voglia perpetuare questo potere importandolo anche in Italia? Solo in un caso questo è possibile: se i giovani e molti altri non andranno a votare e se l’attuale opposizione gliene darà motivo ignorando che il punctum saliens di queste elezioni non è il nome sulla scheda di chi governerà, ma è precisamente l’alternativa costituzionale pace o guerra. E non basta dirlo, perché oggi le guerre non si dichiarano più, ci si può cadere dentro senza volerlo e senza neanche sapere perché: è capitato all’Iran, all’Arabia Saudita, può capitare a noi dentro un’Europa, già dilaniata dalla guerra d’Ucraina, che si arma per sconfiggere la Russia (reArm Europe), in uno scontro che secondo Lucio Caracciolo durerebbe solo pochi minuti, quanto bastano per lo scatenamento delle armi nucleari.
Questa è la vera responsabilità delle attuali opposizioni. Esse devono uscire dal complesso d’inferiorità dinanzi al coro dei supposti amici dell’Ucraina che bardandosi dei vessilli dell’“aiuto al Paese aggredito” la costringono di fatto, prodigandole enfasi ed armi, a portare fino in fondo la propria immolazione ai malposti interessi dell’Occidente. Che, obbedendo alla Nato, l’Ucraina debba portare a compimento il suo suicidio, anche “per un centimetro di terra”, è pura follia. E se, come sembra dalle ultime notizie, i maggiori “volenterosi”, Stati Uniti in testa, cercano ora di convincerne perfino Zelensky, sarebbe paradossale che sulle armi all’Ucraina resti diviso il “campo largo” e si giochino le relative primarie. Ma non c’è solo l’Ucraina, c’è da mettere in programma un’altra politica estera, dal contrasto ai genocidi in corso e futuri, alla reintegrazione della Russia in quella che chiamiamo “Europa”, a una pressione sugli Stati Uniti per indurli al ritorno al diritto internazionale, alla pace con l’Iran e a revocare la condanna a morte di Cuba e ad approdare, finalmente, a un vero multilateralismo.
E c’è da portare dal 28,9% al 35% del Pil le risorse per lo Stato sociale.


