AfD dilaga in Sassonia-Anhalt: crolla la CDU e il governo di Berlino trema

di Paolo Soldini - strisciarossa.it - 07/09/2026
La valanga nera attesa, temuta, inutilmente esorcizzata dalle forze democratiche alla fine si è rovesciata sulla Sassonia-Anhalt.

La valanga nera attesa, temuta, inutilmente esorcizzata dalle forze democratiche alla fine si è rovesciata sulla Sassonia-Anhalt. Anche se sembrerebbe evitato, almeno per il momento, il pericolo di un futuro governo regionale guidato dallo Spitzenkandidat di Alternative für Deutschland, i risultati delle elezioni che si sono tenute ieri mettono agli atti della Germania e dell’Europa intera lo spostamento più massiccio di voti verso la destra estrema mai registrato nel paese al centro del continente dalla fine della seconda guerra mondiale e, altra faccia della stessa medaglia, una catastrofica emorragia di consensi per il partito che è – o è stato? – il simbolo stesso della stabilità politica tedesca, la CDU.

Il candidato della AfD, Ulrich Siegmund, ha trascinato il suo partito alla dimensione, davvero insolita per i parametri classici della Repubblica federale, del 44,5%: più del doppio rispetto alle elezioni precedenti e uno score che va ben al di là della cifra pronosticata dai sondaggi che pure con ossessiva continuità da settimane indicavano lo sconquasso che andava profilandosi nel Land più povero e in passato meno rilevante, anche dal punto di vista politico, dell’est tedesco. Il cancelliere Friedrich Merz fino a tarda ora, ieri sera, non aveva ancora trovato il coraggio (e gli argomenti) per reagire al disastro e aveva lasciato il compito di ingoiare il rospo in diretta su tutte le reti televisive alla segretaria organizzativa del suo partito, Franziska Hoppermann, la quale nella prima intervista aveva faticato a trattenere le lacrime.

Il colpo per la CDU è micidiale: un salasso che ha quasi dimezzato i voti, già inferiori ai risultati precedenti, che aveva registrato cinque anni fa e l’ha fermata al 18,5%. Il travaso a favore della destra è evidente ed è stato puntualmente registrato dalle primissime analisi del voto a caldo. Ma, circostanza che aggiunge un altro elemento di preoccupazione, AfD non ha approfittato solo dei voti strappati ai cristianodemocratici e in misura molto minore ai liberali e agli altri partiti democratici ma, sempre secondo le prime analisi, è stata capace di mobilitare una considerevole quota di elettori che avevano smesso di andare a votare, cosa che testimonia una notevole capacità di allargare ulteriormente il proprio bacino di consensi. Come hanno sottolineato raggianti i due leader del partito Alice Weidel e Tino Chrupalla il vento gonfia più che mai le vele della destra e soprattutto – hanno tenuto tutti e due a sottolineare – sembra aver abbattuto il Brandmauer, il muro antifuoco, la conventio ad excludendum tra tutti i partiti democratici che – almeno fino a ieri sera, poi si vedrà – ha retto con l’impegno di tutti a non stringere alleanze con AfD. Parlare con la CDU per verificare la possibilità di un’alleanza sarà possibile, ha detto Siegmund ma dev’essere chiaro che la linea sugli immigrati deve restare la nostra. La Remigration non si tocca, ma il muro è stato abbattuto.

 

Alice Weidel – Di Elekes Andor – Opera propria, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=166893308

 

Eppure proprio questo, la tenuta del Brandmauer, era la principale posta in gioco nelle elezioni nella Sassonia-Anhalt. Il Ministerpräsident uscente, il cristiano-democratico Sven Schulze aveva mantenuto alla vigilia qualche margine di ambiguità, escludendo l’eventualità di accordi postelettorali con Afd ma rifiutando anche l’ipotesi di accettare la partecipazione, e forse anche l’astensione per permettere un governo di minoranza, della Linke, il partito della sinistra. La formidabile batosta che ha subìto il suo partito ha complicato ancor di più la situazione. In realtà, sulla base dei calcoli (ancora provvisori e incerti) sulla distribuzione degli 83 seggi del parlamento regionale, una coalizione tra la CDU, la SPD, i Verdi e la Linke avrebbe una maggioranza, ancorché abbastanza risicata, magari anche con solo l’appoggio esterno della sinistra sinistra. C’è da dire, infatti, che la frana disastrosa dei consensi ha colpito soltanto la CDU e i liberali della FDP, che sono rimasti sotto la fatidica soglia del 5%. La Spd, che alla vigilia i sondaggi davano in gravi difficoltà, addirittura ballerina poco sopra il 5%, con grande soddisfazione dei suoi dirigenti, ha mantenuto i voti (l’8,4%) e i seggi (7) che aveva avuto alle ultime elezioni; la Linke ha ceduto solo qualche decimale di punto a favore probabilmente di AfD; i Verdi hanno addirittura potuto festeggiare un del tutto insperato successo aumentando di quasi tre punti percentuali, un dato in gioiosa controtendenza rispetto al trend piuttosto negativo delle ultime votazioni.

Un’incognita assoluta restava, ieri sera, la BSW, la lega di Sahra Wagenknecht, la formazione populista sui generis che, provenendo dalla sinistra, propone programmi sociali progressisti ma ha posizioni retrograde e molto pericolose in materia di immigrazione e di diritti degli stranieri e, soprattutto, ha un atteggiamento molto ambiguo nei confronti di Alternative für Deutschland rifiutandosi di aderire al Brandmauer e non escludendo a priori possibili alleanze tattiche. Per ore BSW è rimasta negli exit poll e nelle prime proiezioni bloccata sul 5% esatto e quindi non si è potuto sapere se e come avrebbe fatto schierare i 5 deputati che avrebbe conquistato se avesse superato la soglia.

Come si vede, insomma, la grande, spiacevolissima, chiarezza del significato politico tutto a destra del voto in Sassonia-Anhalt non si è tradotta in altrettanta chiarezza sulla formazione del governo a Magdeburgo e non è detto che qualche certezza verrà, nelle prossime ore, dalla fitta rete di colloqui e di negoziati che tesseranno i partiti. Al momento, a voler essere proprio pessimisti, non è del tutto matematicamente esclusa neppure l’ipotesi più disastrosa e cioè che gli aggiustamenti dei calcoli tra i voti e i seggi finiscano per aggiungere due deputati ai 39 che AfD si è già assicurata con il suo 44,5%. A quel punto Siegmund avrebbe raggiunto l’obiettivo di avere l’incarico di formare lui il governo con una maggioranza assoluta di un solo voto.

Il destino politico della guida della Sassonia-Anhalt, per quanto importante possa essere anche simbolicamente – se Alternative für Deutschland dovesse riuscire a guidare il governo di Magdeburgo o anche solo a farne parte sarebbe la prima volta che un partito contrario alla Costituzione tedesca perché sospettato di nostalgie per il nazismo e pulsioni antidemocratiche e sotto osservazione dei servizi di protezione costituzionali arriva al vertice politico di un Land della Repubblica federale – è destinato comunque ad essere oscurato presto da altri appuntamenti politici. Tra due settimane si vota in due altri Länder, il Meclemburgo-Pomerania anteriore e, soprattutto, Berlino. Per quanto riguarda il rinnovo del Senato berlinese va detto, con un pizzico di giustificato ottimismo, che le prospettive politiche, pur in questi tempi di onde nere, non sono poi così buie. AfD nella capitale, come peraltro in tutte o quasi le grandi città della Germania non ha la forza che ha altrove, soprattutto nelle regioni della ex DDR, e non è mai andata sopra il 20%, mentre i Verdi e soprattutto la sinistra della Linke appaiono in buona salute.

Restano da considerare due circostanze. La prima è quale effetto, anche psicologico, avrà sul governo federale e sul cancelliere, già molto in difficoltà e traballante sulla sua poltrona, la sensazionale batosta ricevuta in Sassonia-Anhalt. La seconda, per il momento piuttosto vaga è che, a differenza di quanto avveniva in passato, Alternative für Deutschland appare alquanto divisa, non solo tra l’ala più dura e pura degli espliciti nostalgici del nazismo e i nazional-conservatori che propugnano “soltanto” una stretta dei diritti civili, un ritorno alle tradizioni del Deutschtum bismarckiano pur condividendo con gli altri l’aberrante “soluzione” della remigrazione per risolvere il problema dei migranti e richiedenti asilo.

Le differenze tra le due anime dell’estrema destra tedesca potrebbero presto diventare esplicite e laceranti se, come parrebbe orientata a fare l’ala più vicina ad Alice Weidel, si sviluppasse una tendenza al riavvicinamento all’America di Trump e alla NATO, di cui fu testimonianza la sconcertante intervista che le fece Elon Musk, mentre gli ambienti più vicini al leader dell’ala dura, Björn Höcke, hanno continuato a sviluppare liaisons dangereuses con la Russia di Putin fino a farsi accusare non solo di ricevere finanziamenti ed altri aiuti ma di avere approfittato delle prerogative di alcuni deputati del partito per raccogliere informazioni sensibili e passarle ai russi. Anche il co-portavoce del partito Tino Chrupalla sarebbe della partita pro-russa e questo potrebbe aprire una frattura al vertice del movimento. A dimostrazione del fatto che il nazionalismo esacerbato porta sempre con sé divisioni e lotte.

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