In una trasmissione televisiva detta In altre parole (che poi sono quasi sempre le stesse) il professor Gustavo Zagrebelsky ha ricordato l’aforisma secondo il quale il diritto senza la forza è impotente e la forza senza il diritto è tirannia; allora gli astanti gli hanno chiesto che cosa deve fare l’Europa, aspettandosi che rispondesse che deve farsi l’esercito europeo; invece lasciandoli quasi tutti di stucco Zagrebelsky ha risposto che essa deve riprendere i suoi valori di giustizia, di libertà, di eguaglianza, di Costituzioni, e non deve mettersi a fare le guerre anche lei. Senza citarla egli si appellava alla famosa “tradizione ebraico-cristiana”, che proprio in quella settimana ricordava nelle chiese la promessa profetica secondo la quale il popolo di Dio “non si abbatterà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra”.
Dunque il futuro non sta nella forza ma nel diritto. Quando questo avverrà? Gli scienziati atomici hanno messo le lancette dell’orologio a 89 secondi prima della mezzanotte, che tutti hanno interpretato come l’ora della fine del mondo, mentre invece può essere l’ora del principio, il momento cioè in cui tutto comincerà di nuovo e il diritto sarà stabilito sulla Terra: ossia dovrebbe esserci un rovesciamento, perché oggi avviene il contrario. Trump, come tutti, orfani, dicono allibiti, ha licenziato il diritto, bastandogli la sua moralità. Quello che manca nella politica europea e mondiale è una risposta proporzionata a questa sfida. Ma ciò accade perché non hanno capito che cosa ci sta succedendo, e tutti si comportano come se semplicemente avessero perso le elezioni in America, e si trattasse solo di Trump, una specie di Meloni in grande che però sarà gettato via alla prima occasione e tutto tornerà come prima. Invece Trump fa corpo con l’America che ha cambiato identità: è con gli Stati Uniti d’America che bisogna fare i conti.
Ma come sono cambiati? Lucio Caracciolo dice che è finito l’Impero americano: di questo infatti prende atto il recente documento sulla Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, che rinunzia perfino all’idea “eterna” della Nato. Ci si poteva illudere (personalmente anch’io) che questo significasse un abbandono della loro presa sul mondo, e perciò si riaprissero degli spazi di autonomia per gli altri popoli (compreso il nostro) e si potesse passare al multipolarismo. Invece la scelta americana espressa da Trump (Maga) è l’opposto: continuare a dominare il mondo, ma non con tutte quelle spese organizzative (guerre ubiquitarie, basi militari, regime change) bensì come uno Stato-pirata che si va a prendere il bottino che vuole: di volta in volta schiacciare il Venezuela, impadronirsi della Groenlandia, mettere i casinò a Gaza, legittimare il genocidio di Netanyahu, bombardare l’Iran, fare l’arrembaggio alle petroliere, scatenare l’Intelligenza del Super-Io artificiale, ritirarsi dal sistema dell’Onu. Ma allora la risposta è, oltre che far scortare le petroliere, come nei mari si deve fare coi pirati, stabilire veramente e tutti insieme, ivi compresa la Russia e la Cina, il diritto sulla Terra.
Dunque resistenza non violenta e passaggio all’unità umana: e oggi si può, perché la storia ha avuto una rottura, col nazismo (e il fascismo, con buona pace della Meloni) e l’epoca delle sovranità assolute, delle Chiese divise e dei popoli predestinati ed eletti, degli Dei degli eserciti, è finita allora; certo ci vogliono cent’anni per realizzarne tutte le conseguenze. Forse oggi l’altro americano, Robert Prevost, ci prova, ma possiamo provarci tutti assieme, e anche i pirati seguiranno, perché poi l’America non è solo quella.



