Una diabolica convergenza di orrori, l’incontro tra diversi fattori, tra i quali una manifesta pochezza politica, il servilismo nei confronti di poteri stranieri, l’assenza di senso dello Stato, l’abitudine a oltraggiare le istituzioni e, non ultima, la totale incontinenza nel fabbricare menzogne e inquinare la realtà. Tutto ciò ha per protagonista la destra italiana e il mondo che si riconosce in essa, non solo i suoi sostenitori, come è lecito attendersi, ma anche i giornalisti di parte, un ossimoro che però in Italia è serenamente accettato e grottescamente considerato “normalità”. Il governo Meloni, nell’ultimo periodo, ha offerto il peggio di sé, uno spettacolo indegno e indecente, con cadute molto gravi, strafalcioni, polemiche strumentali, artatamente costruite, almeno si spera, perché, se così non fosse, ci sarebbe da preoccuparsi sul quoziente intellettivo di chi le ha alimentate, considerato che si tratta di persone che hanno la responsabilità di governarci.
Com’è naturale nel costume dei sovranisti, tutto è stato generato e condito da una bella dose di menzogne e di subdole reinterpretazioni, funzionali a posizionare il mirino sul bersaglio di turno. Il più grosso, quello che la destra, ormai apertamente filoisrealiana, ha individuato da tempo, è rappresentato da Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. La sua azione di indagine e di verità, gli anni di lavoro che le hanno permesso di raccogliere dati, prove inconfutabili e testimonianze sulla violenza genocida del governo di Israele nei confronti della popolazione palestinese, danno fastidio, irritano un esecutivo che, sin da subito e in modo totalmente ininterrotto, ha sostenuto Netanyahu e la sua accolita di criminali contro l’umanità. L’ultimo attacco ad Albanese, in realtà va ben oltre l’Italia e coinvolge anche altri Paesi, come la Francia, la Germania, l’Austria e la Repubblica Ceca, che chiedono le dimissioni della relatrice ONU.
Il pretesto per questo ennesimo assalto è stato fornito, o per meglio dire generato, da un video nel quale Albanese definisce Israele nemico comune dell’umanità. Un’affermazione dura, ma sicuramente meno delle affermazioni atroci che Netanyahu e i suoi ministri hanno dedicato a Gaza, ai civili palestinesi e a chiunque si schierasse contro il genocidio. Un’affermazione che, però, è totalmente falsa. Il video, infatti, è stato manipolato, con un taglio preciso che attribuisce alla relatrice italiana qualcosa che non ha mai pronunciato, visto che nel suo discorso integrale e reale, al termine di un ragionamento articolato e chiaro, il nemico comune dell’umanità viene indicato in quel sistema transnazionale, politico, finanziario e militare che ha consentito che Gaza venisse cancellata e il suo popolo sterminato.
Dunque, leader politici europei e italiani, con la destra meloniana in testa, oltre ai soliti vassalli dell’informazione schierata, hanno scelto di utilizzare un falso, una manipolazione evidente e dimostrata (clicca qui per vedere i video) per iniziare una resa dei conti contro chi, con il suo lavoro sul campo, ha messo a nudo la violenza dei coloni e del sionismo internazionale. Lo stesso sionismo internazionale che, utilizzando un artefatto “allarme antisemitismo”, sta cercando di condizionare il dissenso e il libero pensiero anche nel nostro Paese, coadiuvato dal servilismo, a tratti anche trasversale, assicurato dalla nostra classe politica. Siamo al punto di non ritorno, l’ennesimo: vale a dire, basare un’azione reale, politica e di governo, con tanto di intimidazioni e richieste di dimissioni (che hanno costretto l’ONU a intervenire a difesa di Albanese) su un falso, su un lavoro illecito e diffamatorio di fabbricazione di una fake news.
Una strategia che la destra sovranista conosce bene e che ha riutilizzato, in forma leggermente diversa, nel nostro Paese, in questi stessi giorni, per colpire un altro personaggio pubblico inviso al governo e ai suoi fan. Parliamo di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, non certo un esponente di sinistra o dalle idee sinistrorse. Un magistrato la cui carriera è stata caratterizzata dalla costante lotta alle mafie, in particolare alla ‘ndrangheta e ai complici istituzionali ed economici, i cosiddetti terzi livelli, inclusi i sistemi di potere occulto. Le sue posizioni sul referendum e alcune sue parole, chiare e riferite al contesto calabrese che ben conosce, sono state completamente e volutamente travisate in modo da alimentare la propaganda del governo, tutta tesa a sostenere la posizione del Sì al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, che abroga sette articoli della nostra Carta, minacciando l’autonomia della magistratura dal potere politico.
Gratteri aveva infatti detto che, in Calabria, “indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere” avrebbero certamente votato Sì, perché la riforma della giustizia avrebbe creato un sistema a loro conveniente. Non ha mai detto che tutti coloro che intendono votare per il Sì siano dei criminali o appartengano a centri di potere. Lo ha dovuto pure ribadire, perché la menzogna veicolata dalla destra e dai giornali di parte stava generando reazioni al di sopra di ogni ragionevole diritto di critica. Naturalmente, il primo attacco lo ha scagliato il padre di questa orrida riforma, ossia il ministro Carlo Nordio, che si è detto “sconcertato” dalle parole di Gratteri (e poco importa che non le abbia mai dette). Chissà se lo stesso Nordio si sia detto sconcertato anche quando, riacquistata una qualche sporadica (ahinoi!) forma di lucidità, ha compreso di aver definito il CSM “un sistema paramafioso”. Parole gravissime, a maggior ragione se a pronunciarle è un esponente istituzionale, un ministro della Repubblica, che ha giurato davanti al Capo dello Stato, il quale del CSM è il presidente e nella cui storia, personale e politica, la lotta alle mafie rappresenta un elemento autenticamente centrale.
Lo sproloquio di Carlo Nordio, non nuovo a gaffe e dichiarazioni agghiaccianti, è solo uno dei tanti segnali della pochezza e dell’arroganza di una destra che, anche rispetto ai suoi storici, presunti (e poco autentici) riferimenti culturali, come l’antimafiosità, il patriottismo, l’antisionismo e l’antiamericanismo, si mostra oggi come un enorme, gigantesco bluff. Un bluff stracolmo di menzogne, ignoranza, pressappochismo, becero opportunismo ed irresponsabilità politica, di cui Giorgia Meloni, il suo cerchio magico e i suoi ministri sono, purtroppo e senza dubbio, la sintesi perfetta.
Massimiliano Perna -ilmegafono.org


