No al premierato di Meloni. Da Firenze parte l’opposizione al piano antidemocratico della destra

di Silvia Manderino - left.it - 06/02/2024
Il convegno del 10 febbraio, con l’intervento in mattinata di costituzionalisti, giuristi, storici, sarà dedicato a descrivere e a discutere il panorama normativo-costituzionale che i cittadini si trovano ora ad affrontare, primi e principali soggetti ad avere il diritto di conoscere quali riforme sono progettate per il Paese
Contro il premierato e l'autonomia differenziata. Il 10 febbraio una giornata di studi e dibattiti con Gaetano Azzariti, Tomaso Montanari , Daniela Padoan, Marco Revelli , Beniamino Deidda e tanti altri giuristi, studiosi, cittadini. Organizzata dal coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Libertà e Giustizia e Salviamo la Costituzione, con la partecipazione di Left

 

Parte la mobilitazione dal basso contro le due controriforme varate dalla maggioranza di governo a partire dal 10 febbraio con il convegno nazionale a Firenze per il NO al cosiddetto “premierato” e all’autonomia differenziata. Promosso e organizzato dal coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Libertà e Giustizia e Salviamo la Costituzione, l‘evento pubblico dà il via alla campagna per contrastare il progetto governativo che intende esplicitamente cambiare il volto della nostra democrazia costituzionale.

Non sarà una campagna breve, ma sarà sin d’ora diretta prima di tutto a coinvolgere i cittadini, primi destinatari dei “progetti” e primi esclusi da ogni informazione sulle intenzioni del governo di destra: scardinare e superare l’identità costituzionale dell’Italia democratica.  I cittadini, che con il loro NO nel referendum costituzionale riuscirono a respingere i precedenti disegni del 2006 e del 2016, questa volta hanno di fronte un preciso progetto: è esplicita la demolizione dell’assetto costituzionale da cui è nata la Repubblica e manifesta è la volontà di sostituire la Costituzione repubblicana antifascista con altra “legge fondamentale”.

Non è un caso che l’attacco frontale alla forma di governo parlamentare disegnata dalla Costituzione, con le ricadute e i rischi per i diritti di libertà e civili garantiti e tutelati dal 1948, provenga da forze politiche governative estranee alla fondazione della Repubblica. Con il “premierato” l’intento è concentrare i poteri su un unico soggetto – il presidente del Consiglio – la cui elezione diretta viene accompagnata da un cospicuo premio di maggioranza privo di soglia minima, destituendo le funzioni del Parlamento, espressione e rappresentante della volontà popolare, svuotando le funzioni del Presidente della Repubblica, garante dell’unità nazionale e della sua Costituzione antifascista, demolendo il ruolo della Corte costituzionale, garante del controllo sulle leggi.

Il progetto è chiaro: azzeramento dell’equilibrio dei poteri, assunzione dei poteri da parte di un unico soggetto, annullamento delle funzioni degli altri organi che grazie alla Costituzione hanno permesso di vivere in una Repubblica democratica. Un progetto diretto all’occupazione delle istituzioni. Non è una novità nell’orizzonte della storia italiana, che ha conosciuto il significato del dominio del “capo” indiscusso. Non è nuovo nemmeno quando sbandiera lo specchietto per le allodole tentando di convincere i cittadini che il capo di governo è frutto della loro scelta: specchietto per le allodole, esibito ad un’opinione pubblica che vive un’epoca di smarrimento o, peggio, di indifferenza per l’assenza di riferimenti politici, ed è sommersa dalle difficoltà economiche della vita quotidiana. 

Lusinga e truffa per ottenere il consenso popolare, tacendo l’intento di demolire la democrazia costituzionale fondata sulla forma di governo parlamentare per sostituirla con un’entità molto somigliante ad un regime insofferente al pluralismo e ostile al dissenso, ad un sistema dove il principio di rappresentanza cede il passo al principio dell’investitura, ad una cultura intollerante verso i controlli che la Costituzione ha costruito proprio per limitare i poteri delle maggioranze.

Maggioranze astratte, a dire il vero, perché la strada del progetto per il “premierato” trova già il suo humus nella legge elettorale attualmente in vigore, che impedisce ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti, con liste bloccate, divieto di preferenze, impossibilità di voto disgiunto. I progetti di “riforma” del governo di destra si legano tra loro, anche con l’aiuto di leggi vigenti.

E così, nel mentre con il “premierato” promosso da Fratelli d’Italia (in uno con Forza Italia, che al disegno di legge appone la firma della sua senatrice Casellati) apre la strada alla demolizione della forma di governo parlamentare, con il progetto della Lega a firma Calderoli avanza verso la trasformazione della forma di Stato, la divisione della Repubblica all’insegna di un’autonomia differenziata sui generis che costituisce un inevitabile strappo all’unità nazionale. 

Sono progetti che dimostrano anche le evidenti reciproche contraddizioni, ma ci sono e vanno combattuti. Completa il complessivo disegno governativo la riforma della giustizia, cavallo di battaglia di Forza Italia: con singole, ma significative, normative sono già stati eliminati reati come l’abuso d’ufficio – baluardo contro le infedeltà dei pubblici amministratori -, reintrodotte o inventate nuove figure di reato dirette a punire la libera circolazione delle persone o la libera manifestazione del pensiero, aumentate le pene per i soli reati dei “comuni cittadini”. Dal pacchetto è pronta ad uscire la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente: e così, con l’obiettivo di sottoporre i Pubblici Ministeri al controllo dell’esecutivo, il governo di destra chiuderebbe il cerchio, liberandosi anche dal principio costituzionale secondo cui la magistratura è un ordine soggetto soltanto alla legge, autonomo e indipendente da ogni altro potere, rimettendo sui binari il principio di fondo che accompagna il suo intero operato: solo all’esecutivo spetta l’esercizio del potere e il controllo sugli altri organi statali.

Il convegno del 10 febbraio, con l’intervento in mattinata di costituzionalisti, giuristi, storici, sarà dedicato a descrivere e a discutere il panorama normativo-costituzionale che i cittadini si trovano ora ad affrontare, primi e principali soggetti ad avere il diritto di conoscere quali riforme sono progettate per il Paese e quali conseguenze ne deriverebbero se da progetti si trasformassero in leggi. La giornata procederà nel pomeriggio con l’organizzazione di una tavola rotonda a cui parteciperanno gli esponenti delle principali associazioni come Anpi, Cgil, Arci e dei partiti, parlamentari ed extraparlamentari, contrari alla riforma governativa. L’obiettivo è costruire tra i cittadini una forza unitaria che si opponga ai disegni del governo di destra, espressione di un attacco senza precedenti al progetto antifascista di emancipazione trasmesso dalla Costituzione: perché l’impegno collettivo sia un argine, determinato e vigile, al tentativo di destabilizzare la Repubblica.

L‘appuntamento: il Coordinamento democrazia Costituzionale, Libertà e Giustizia e  Salviamo la Costituzione  organizzano una giornata di informazione, discussione e confronto  dal  titolo “In difesa della democrazia costituzionale – PREMIERATO E AUTONOMIA DIFFERENZIATA – LE RAGIONI DEL NO”, che si terrà sabato 10 febbraio, dalle ore 9,45 alle ore 18 all’auditorium di Sant’Apollonia, in via S. Gallo n. 25 a Firenze.

Nella mattina (ore 9,30-13,30) sono previste le relazioni di costituzionalisti, magistrati, giuristi e sociologi: Alessandra Algostino, Gaetano Azzariti, Beniamino Deidda, Domenico Gallo, Tomaso Montanari, Daniela Padoan, Marco Revelli e Massimo Villone, coordinati da Silvia Manderino, vice presidente CdC e da Simona Maggiorelli, direttrice di Left, con lo scopo di informare i cittadini sui contenuti della riforma e sui rischi concreti che il Paese corre. Nel pomeriggio (ore 14,40 – 18) si terrà la tavola rotonda tra i comitati, i rappresentanti delle  principali associazioni della “Via Maestra” (Anpi Arci, Cgil) e di tutti i partiti che si oppongono alla riforma, moderati da Riccardo Putti, coordinatore CdC di Siena, in modo da sviluppare, fin da subito, una proficua collaborazione per la campagna referendaria che possa servire a cementare, su tutto il territorio nazionale, la necessaria reazione alla grave deriva in cui il Paese viene trascinato dal governo di destra. Gli organizzatori si  pongono lo scopo di ottenere dai partiti la garanzia che la riforma non passi con i 2/3 dei voti del Parlamento, condizione che impedirebbe il ricorso al referendum costituzionale, nonché l’impegno per una futura campagna referendaria a favore del No.

La giornata sarà dedicata a Francesco Baicchi, scomparso il 28 ottobre 2023, coordinatore dei comitati di difesa della Costituzione toscani che, nel 2006 e nel 2016, si sono spesi nella raccolta firme e nella campagna referendaria, che ha portato alla vittoria del No nei precedenti referendum costituzionali. E all’avvocato Felice Besostri, il cui lavoro è stato fondamentale anche perché il Porcellum e l’Italicum fossero definiti incostituzionali.

Per contatti riguardo al convegno: coordinamento.toscana.cdc@gmail.com

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