Chi oggi crede che la destabilizzazione del Venezuela nasca solo dall’aggressività dell’attuale amministrazione statunitense dimentica un fatto storico elementare: gli Stati Uniti hanno dichiarato apertamente il diritto di intervento sull’intero continente latinoamericano da oltre due secoli, inaugurando questa pretesa imperiale con la Dottrina Monroe nel 1823. Cambiano i presidenti, non cambia il copione: interferenza, pressioni, ricatto economico, costruzione del nemico.
Il punto, però, non è solo Washington. Il punto siamo noi, l’Europa, e soprattutto l’Italia: un Paese che si professa culla del diritto, della diplomazia, della Costituzione antifascista, ma che troppo spesso si comporta come alleato silente, complice per omissione, partner che non disturba il manovratore
Mentre il Venezuela viene strangolato da sanzioni illegittime, mentre il Presidente Maduro è vittima di una campagna planetaria di infamie – accuse di brogli mai provati, di dittatura in un Paese dove la maggioranza dei media è anti-chavista, di narcotraffico smentito da ex alti funzionari ONU e da magistrati italiani che la mafia e il narcotraffico li combattono davvero, non nei titoli dei giornali – l’Italia cosa fa?
Abbassa lo sguardo. Si volta. Tace
Tace quando dovrebbe gridare. Tace quando la nostra industria bellica – come nel caso della RWM in Sardegna, fabbrica che per anni ha prodotto ordigni ritrovati sui fronti di guerra mediorientali – diventa ingranaggio materiale delle guerre altrui.
Tace quando la NATO scivola sempre più da alleanza difensiva a strumento di proiezione militare di interessi non nostri.
Tace quando la propaganda mediatica costruisce il pretesto per trasformare una guerra economica in possibile aggressione militare.
E non è solo una questione di coerenza morale: è una questione di sopravvivenza politica del nostro Paese. Perché un’Europa incapace di dire no all’impero, incapace di difendere la sovranità di un altro Stato, prepara la propria irrilevanza e la propria vulnerabilità. Oggi colpiscono Caracas, domani potrebbe toccare a chiunque non si allinei, persino a territori europei considerati “strategici” per nuove mire di appropriazione.
Il teorema della paura
Ripetere che un governo è illegittimo, che un presidente è criminale, che un Paese è “canaglia”, per rendere normale l’anormale: sanzionare, isolare, minacciare, rapire simbolicamente prima ancora che fisicamente.
E intanto, chi ha davvero innescato la guerra ibrida – le dottrine dell’imperialismo, l’assedio economico, l’interferenza permanente, i burattinai della doppia morale, resta fuori dal tribunale della pubblica opinione.
Sul banco degli accusati della Storia
Non si tratta di invocare processi giudiziari immaginari: si tratta di mettere sul banco degli accusati della Storia le politiche che generano guerra, non i popoli che provano a uscirne. Dovremmo chiederci come l’imperialismo economico e militare abbia ridotto lo Yemen a un cimitero bombardato da oltre dieci anni; come le sanzioni contro i giudici della Corte Penale Internazionale e contro l’Inviata Speciale ONU per la Palestina siano un precedente gravissimo; come l’Occidente selezioni le democrazie da difendere in base al PIL e alle risorse minerarie, non ai diritti.
Italia: neutrale a parole, allineata nei fatti
La nostra Costituzione, all’articolo 11, ripudia la guerra. Ma non ripudiare non basta: bisogna rifiutarne i pretesti, i silenzi, le menzogne che la rendono digeribile. Per questo serve un cambio di rotta netto, coraggioso, passionale.
Richieste e proposte
Aprire in Italia un dibattito pubblico sulla complicità per silenzio nelle operazioni di destabilizzazione contro Stati sovrani come il Venezuela.
Rimettere al centro la diplomazia indipendente, senza subordinazione automatica alle strategie statunitensi.
Avviare una verifica parlamentare sull’export di armamenti italiani verso Paesi coinvolti in conflitti, incluse le produzioni RWM in Sardegna che hanno alimentato scenari di guerra.
Promuovere in sede ONU – come chiede un gruppo di intellettuali sloveni al loro presidente con un appello molto dignitoso e condivisibile – un’iniziativa europea per richiedere un parere alla Corte Internazionale di Giustizia sulla legittimità delle sanzioni e delle operazioni di interferenza che minacciano la sovranità venezuelana. Davanti a tutto questo occorre sostenere con forza il ruolo del diritto internazionale contro l’arbitrio delle sanzioni unilaterali, della guerra economica e della propaganda come arma.
ONU e diritto internazionale
L’Italia dovrebbe farsi promotrice, dentro le Nazioni Unite e nel quadro europeo, di tre punti irrinunciabili: difesa dell’inviolabilità dei governi eletti dai loro popoli; condanna delle sanzioni politiche contro giudici internazionali che perseguono crimini di guerra reali; protesta contro l’uso della categoria di “terrorismo” per colpire Paesi o movimenti politici non allineati.
UE, NATO e sovranità
L’Unione Europea parla spesso di diritti e pace, ma non può continuare a violarli per conto terzi**. L’Italia deve pretendere un dibattito serio sul senso della politica estera comune europea e sul ruolo della NATO, che non può essere scudo retorico per guerre che scavalcano i principi della sua stessa Carta fondativa.
Quanto accade non è lontano. Non è “sud del mondo”. Non è “questione interna venezuelana”. È un precedente globale, un avvertimento, un rischio per tutti.
E un’Italia che tace oggi non sarà più credibile domani, quando dovrà difendere se stessa. Serve un sussulto di dignità: non basta condannare la guerra, bisogna smontare le menzogne che la preparano.
La solidarietà ai popoli, la difesa della sovranità, la lotta all’imperialismo non sono slogan, sono l’ultima frontiera della democrazia reale.
Laura Tussi




