Allarmi, son fascisti!

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 07/05/2019
Alla mostra del libro di Torino è polemica, per la presenza di una casa editrice di estrema destra

Nel momento in cui il Salone Internazionale del Libro di Torino ha annunciato la presenza di uno stand che promuoverà l’uscita del libro “ Io sono Matteo Salvini. Intervista allo specchio”, curato dalla giornalista Chiara Giannini, è scoppiata una polemica durissima. Infatti il volume in questione è stampato dalla casa editrice Altaforte vicina a Casapound e la cosa non è piaciuta a tanti e ha provocato una serie di defezioni e rinunce alla kermesse letteraria, da parte di numerosi autori e case editrici democratiche e antifasciste.

Non si è capito bene chi abbia consentito alla casa editrice Altaforte di partecipare alla fiera del libro di Torino. Nicola Lagioia, direttore e organizzatore della fiera, ha però spiegato che la vendita degli stand del Salone non fa capo né a lui né al comitato editoriale, ma al comitato d’indirizzo, l’organo di coordinamento delle attività organizzative, al quale a suo tempo aveva chiesto di aprire un dibattito. La risposta è arrivata ieri mattina e, come già anticipato dal «Corriere», cerca ipocritamente di nascondere le proprie responsabilità di scelta dietro la copertura virtuosa e politically correct della libertà di pensiero. Una nota del comitato, presieduto da Maurizia Rebola, infatti, cita l’articolo 21 della Costituzione e richiama la «Legge Scelba del 1952 […] che sanziona e condanna chiunque propagandi idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, rendendo reato in Italia l’apologia di fascismo». Quindi pilatescamente se ne lava le mani e lascia alla magistratura stabilire se un individuo o un’organizzazione persegua finalità antidemocratiche, chiudendo che fino ad allora «è indiscutibile il diritto per chiunque non sia stato condannato per questi reati di acquistare uno spazio al Salone». Ma le cose non sono così semplici e certamente non è estraneo il fatto che lo stand serve a pubblicizzare il volume che raccoglie una lunga e narcisistica intervista a Matteo Salvini, fatta dalla giornalista Chiara Giannini e dal supponente titolo “Io sono Matteo Salvini”. Basta guardare la foto di copertina per vederne con sgomento tutta la ridicola, infantile, immatura prosopopea.

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Matteo Salvini non poteva certo perdere un’occasione come questa per dare un tocco “culturale” alla sua becera campagna di autopropaganda. Una ripulitina, deposti gli elmi cornuti, per attirare meglio i terroni e gli acculturati ( si fa per dire). Ma dal momento in cui si è sparsa la notizia, come dicevamo, autori ed editori democratici e antifascisti, hanno preferito prendere le distanze e disertare la manifestazione. E questo è sbagliato, a nostro avviso. Qualcuno evidentemente non ha imparato dalla scellerata esperienza dell’Aventino. Non siamo noi che dobbiamo andarcene, lasciando tutto lo spazio agli altri! Ma soprattutto non dobbiamo essere noi rinunciatari, ad auto emarginarci. MAI!! Dobbiamo sempre combattere, altro che girare le spalle e snobbisticamente andarcene naso al vento e mento alzato. Lo so, davvero l’antagonista non è all’altezza, e incolto, ottuso, stolto, ma è quello che passa il convento…

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 Borghezio, leghista e fascista ( e affiliato al KKK)

Christian Raimo, uno dei membri del comitato editoriale del Salone di Torino, ha espresso il suo punto di vista su questa presenza e ha pubblicato un post piuttosto duro: «Nell’ultimo anno — scrive — le cose sono cambiate. I neofascisti si stanno organizzando. (...) Matteo Salvini è dichiaratamente organico a quel mondo, e non a caso pubblica la sua intervista con Altaforte».

E continua «Le idee neofasciste, sovraniste sono la base per l’ideologia della forza maggioritaria di governo», afferma e aggiunge: «Tutti i giorni in tv, sui giornali, con i loro libri sostengono un razzismo esplicito e formano think tank organici con il governo». Reagisce Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni culturali, leghista: «Sto verificando con il ministero tutti i provvedimenti del caso. La lista di proscrizione di Raimo, perché di questo si tratta, è una ferita alla democrazia, alla libertà, al pluralismo». E Raimo si dimette «Ho deciso di presentare le dimissioni — dichiara — per proteggere il Salone dalle polemiche che hanno fatto seguito a un mio post, a titolo strettamente personale. Il Salone è uno spazio di libertà, di dibattito e confronto di idee, di cultura e di apertura, di molteplicità e democrazia».

Ma Nicola Lagioia non è disposto a ingoiare queste pressioni politiche: siamo del resto in piena campagna elettorale e Salvini ha aumentato la sua narcisistica prepotenza in modo esponenziale.

«Le dimissioni di Raimo mi addolorano. Mi dispiace per editori e autori che si sono sentiti offesi dalle sue dichiarazioni a titolo personale», premette. Poi attacca: «Mi dispiace per come uomini politici di partiti dove ci sono gli inquisiti per mafia abbiano cavalcato la vicenda (tanti servitori dello Stato si scambiano quotidianamente in tv parole irriferibili e non mi pare che questo crei loro, rispetto al bene del Paese, l’imbarazzo che ha toccato Raimo). Mi dispiace per come tanti commentatori cerchino di strumentalizzare il Salone ai fini della campagna elettorale o per avere visibilità. Sacrificare una parte di sé per un bene comune è ormai da pochi». E ancora: «Chi ha creduto di sfruttare il post di Raimo e le polemiche sui neofascismi per intimidirci, per scalfire l’indipendenza editoriale del Salone e quindi per danneggiare un progetto bellissimo e l’intero territorio, sbaglia di grosso. Il Salone si basa sulla condivisione. È il motivo per il quale, d’ora in poi, a parlare sarà il Salone e basta: gli incontri, i dibattiti, le presentazioni, la sua comunità».

Dunque i leghisti, ormai scopertamente allineati all’estrema destra fascista, hanno fatto pressioni e sgomitato per inserirsi nel prestigioso mondo dell’editoria colta e internazionale. Anche questo è un piccolo passo nel tentativo di conquistare il potere assoluto.

E dunque Raimo, secondo noi, aveva ragione: si tratta di fascisti dichiarati. Infatti lo stesso Francesco Polacchi, responsabile della casa editrice Altaforte, rivendica di essere fascista – “lo dico senza problemi”, afferma – dopo la polemica sulla sua partecipazione al Salone del Libro di Torino. E aggiunge: “L’antifascismo è il vero male di questo Paese. Mussolini è stato sicuramente il miglior statista italiano” e continua: “ Se mi portate un altro statista come lui parliamone, però non credo ce ne siano. De Gasperi o Einaudi? Einaudi? Ma stiamo scherzando?”. Secondo Polacchi, ci si può dichiarare fascisti: “Sì, certo. Nessuno te lo impedisce, nemmeno la legge. Allora rinunciate a tutte le conquiste fatte dal fascismo. Ritengo che il fascismo sia stato assolutamente il momento storico e politico che ha ricostruito una nazione che era uscita perdente e disastrata dalla Prima Guerra Mondiale. Ha trasformato una nazione che era prevalentemente agricola in una potenza industriale. Anche con la dittatura? A volte servono le maniere forti. Poi, se vogliamo prenderci in giro, possiamo pure farlo”. Polacchi esprime poi il suo giudizio sulla democrazia: “La democrazia è riuscita a raccogliere ciò che aveva seminato il Ventennio”. Poi, sul ministro dell’Interno Matteo Salvini e sul suo operato risponde: “La mia casa editrice è una casa editrice sovranista. Sull’immigrazione ha fatto benissimo Salvini. E anche sui rom. Ci sono poi delle sfumature diverse, però tutto sommato Salvini è uno che parla chiaro e tutto sommato mantiene le cose.”

Che la casa editrice sia sovranista direi che è una affermazione lontana dalla realtà: basta vedere i titoli delle pubblicazioni: tutta roba stagionatissima del ventennio: come "La dottrina del fascismo", il saggio firmato da Benito Mussolini in persona e scritto insieme a Giovanni Gentile nel 1923, o "La Marcia ideale sul mondo della civiltà fascista" di Niccolò Giani, manifesto della Scuola di mistica fascista nata negli anni Trenta con l'intento di "forgiare la futura classe dirigente del Partito Nazionale Fascista". E altri titoli emblematici come "La morte a grinta dura. Squadristi 1919-1923", etc.

Come si può vedere chiaramente, gli estremi per il reato di apologia del fascismo ci sono tutti. Eccome! Mussolini grande statista?? Ma dove? Ma quando? Facendo il servo sciocco di quel pazzo di Hitler? Costringendo un intero paese che non era assolutamente pronto, ad entrare in guerra? Mandando in prima linea i soldati male addestrati ed equipaggiati, con le scarpe di cartone e vecchi fucili della Prima Guerra Mondiale? Seguendolo nella scriteriata, demenziale avventura della difesa della razza? Ma poi quale razza pura? In Italia??? Crocevia di mille popoli del Mediterraneo?!E soprattutto raccontando e raccontandosi balle colossali, prendendo spunto da una romanità da cartolina, mai esistita nella storia? Ma per favore! Giusto la Lega può ripercorrere gli stessi passi, facendo di Alberto da Giussano, personaggio mai stato alla battaglia di Legnano e forse nemmeno mai esistito se non nelle poesia di Carducci, il loro eroe… Dio santo! E noi a guardare tutto questo pattume pseudostorico, increduli che ci siano tanti ignoranti da credere a tutte le loro balle… questo perché Berlusconi e il suo avido liberismo hanno distrutto la scuola pubblica e l’Università.

Ed ecco, siamo qui, in un paese in piena crisi di analfabetismo di ritorno, a vedere come questi arrampicatori sociali stiano cercando anche una copertura nel mondo della cultura. Ecco perché non bisogna lasciare loro spazi che sono sempre stati nostri e a cui non sono all’altezza! Lasciamo loro il ruolo comico che gli si attaglia e che gli affidò Corrado Guzzanti quando si inventò quella meravigliosa presa in giro del regime fascista nel film a puntate, ne “Il caso Scafroglia” del 2003, che si chiamava “Fascisti su Marte” e aveva quella sigla esilarante che cantava “Fascisti su marte, rosso pianeta bolscevico e traditor…”

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“O Marte, o morte!”

 

Barbara Fois

 

https://www.youtube.com/watch?v=ydfoX6oaHeE

https://www.youtube.com/watch?v=I501AaqCDAg

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