Allarmi son fascisti!!

di Barbara Fois - liberacittadinanza.it - 16/01/2024
Qui non si tratta solo di saluti romani!

Stamattina al Consiglio Europeo si parla proprio dell’Italia e di quello che è accaduto ad Acca Larenzia: quelle mani alzate nel saluto romano non sono piaciute a nessuno, peggio: stanno preoccupando mezza Europa. A noi non è piaciuto nemmeno che il senatore La Russa, seconda carica dello Stato, abbia presenziato alla visita privata al Memoriale della Shoà di Milano con la senatrice Liliana Segre, a cui ha regalato una targa con l’articolo 3 della Costituzione. Proprio lui che ha in casa un busto di Mussolini, e se ne vanta, e che è scappato davanti alla domanda retorica e provocatoria di un giornalista presente se dopo quella visita si sentisse più antifascista. Potrebbe mai sentirsi antifascista? Ma certo che no! Nessuno di questi figuri al governo lo è! Sono neofascisti e non lo nascondono nemmeno! E tuttavia davanti al polverone sollevato da quei saluti romani sincronizzati, in una teatrale commemorazione dell’agguato di Acca Larenzia del 7 gennaio 1978, provo la irritante sensazione di essere artatamente indotta a guardare il dito che indica, invece che la Luna. Voglio dire che dietro quel fatto lontano ci sono cose assai più complicate di quanto non sembri. Vediamo di approfondire la questione.

I fatti

Il 7 gennaio 1978 due giovani del Fronte della Gioventù furono uccisi davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano (appunto in via Acca Larenzia, nel quartiere Tuscolano, a Roma) I due giovani si chiamavano Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. A questi fatti si lega anche la morte di un terzo giovane, tale Stefano Recchioni, che ore dopo, in una manifestazione di protesta organizzata sul posto, fu ucciso durante una carica della polizia.Ci sono, attorno a questi fatti, molte cose da analizzare e da precisare.

Intanto perché e da chi fu attuato l’agguato? Il perché non si sa bene, ma si intuisce che fa parte di un gioco più grande di quelle povere pedine, giovani e ingenue. Quanto al “chi “, alcuni giorni dopo, l’azione fu rivendicata (con una cassetta audio fatta ritrovare vicino a una pompa di benzina), da un gruppo - mai sentito prima! - di sedicenti Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale, in cui la voce contraffatta di un giovane leggeva un comunicato abbastanza insensato: «Un nucleo armato, dopo un'accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larenzia, ha colpito i topi neri nell'esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l'ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d'Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell'accordo a sei. Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua. Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all'uso delle armi.» Una rivendicazione che non ha mai convinto del tutto nessuno, soprattutto nella sinistra extra parlamentare, sia per la forma che per il linguaggio, ma soprattutto perché questo gruppo non lo conosceva nessuno. Oreste Scalzone, (esponente di spicco e fondatore di Potere Operaio con Franco Piperno e Toni Negri e poi di Autonomia Operaia) prese le distanze: “Questo non è antifascismo. E’ da condannare lo sparare alla cieca, senza un progetto…” , mentre Radio Popolare lanciò appelli alla distensione dopo un dibattito con gli ascoltatori che non capivano il senso del duplice omicidio.

Secondo lo storico Giorgio Galli (Piombo rosso, La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi , ed. Baldini e Castoldi) sarebbe addirittura legittimo il dubbio che l'agguato fosse stato "commissionato" da elementi esterni al terrorismo politico, per dare credito alla teoria degli opposti estremismi. E non ha torto, se si legge attentamente la cronaca dei fatti di Acca Larenzia, che troviamo su Spazio 70 (https://nazionalpopolare70.wordpress.com/tag/nuclei-armati-per-il-contropotere-territoriale/ e che qui di seguito citiamo:

“ Poco prima delle 18 alcuni giovani militanti si muovono verso piazza Risorgimento, dove è previsto un volantinaggio. Alle 18,30 altri cinque ragazzi si preparano ad uscire dai locali della sezione. Sono Franco BigonzettiFrancesco CiavattaVincenzo SegneriMaurizio Lupini,Giuseppe D’Audino. Quando Bigonzetti apre la porta blindata, la via è poco illuminata. Un gruppo di cinque o sei giovani, tra cui forse una donna, gira l’angolo di via Evandro, avanza verso i missini e apre il fuoco. Bigonzetti non fa a tempo ad accorgersi di nulla che è già a terra: investito dal piombo, e colpito alla testa, cade davanti alla porta della sede. I sicari sparano di nuovo, questa volta contro Segneri che, ferito al braccio, fa in tempo a rientrare spingendo a terra gli altri due camerati che si trovano alla soglia del locale. Per Ciavatta, che è accanto a Bigonzetti, non c’è scampo: prova a fuggire verso una rampa di scale, ma giunto al secondo gradino viene fulminato da una scarica di proiettili.

I killers fuggono via, forse a bordo di una Renault, forse a piedi. Lentamente la porta blindata della sezione viene riaperta. I tre superstiti tentano di soccorrere Bigonzetti, che è già morto, mentre Francesco Ciavatta rantola. Passano pochi minuti e in via Acca Larentia piombano a sirene spiegate forze dell’ordine e un’ambulanza. Gli agenti prendono a bordo Vittorio Segneri, diciotto anni, operaio in una officina metalmeccanica. Gli infermieri caricano invece Ciavatta che morirà in ospedale dopo poche ore. Il padre si suiciderà per la disperazione alcuni mesi dopo ingerendo una bottiglia di acido muriatico

In via Acca Larentia c’è un grande concitazione. Un giornalista e un operatore televisivo tentano di ricostruire la dinamica del duplice omicidio. Uno dei due, forse distrattamente, getta un mozzicone di sigaretta sulla chiazza di sangue lasciata da Ciavatta. Qualcuno interpreta il gesto come un atto di disprezzo. Il giornalista viene insultato e malmenato, l’operatore vede la sua cinepresa gettata a terra e calpestata. Si scatena un parapiglia. Un dirigente del fronte della gioventù interviene per calmare gli animi, ma proprio in quel momento un drappello di carabinieri che staziona poco lontano comincia a lanciare lacrimogeni.

In un contesto di grande confusione, il capitano dei carabinieri Edoardo Sivori impugna una pistola e fa per sparare, ma l’arma si inceppa. Non desiste: ne chiede un’altra a un sottoposto e apre il fuoco verso il gruppo di missini. Un giovane, colpito alla testa, crolla a terra. E’ Stefano Recchioni, diciannove anni. Morirà 48 ore dopo all’ospedale.”

E a questo punto noi ci chiediamo: perché Sivori ha preso un’altra pistola, ha voluto sparare? E perché i dirigenti del MSI allora assunsero un atteggiamento così prudente? Eppure, come ricorda Franco Ottaviano nel suo Agonia e fine della Prima Repubblica, Giorgio Almirante e Gianfranco Fini, allora segretario nazionale del Fronte della Gioventù, avevano raggiunto la sezione, e a noi sembra plausibile che abbiano respirato la rabbia e la disperazione di quei ragazzi, sanno cosa pensano, cosa soffrono… come possono non averne tenuto conto? Cosa c’era in ballo di più importante? Anche della loro credibilità?

Quanto al Sivori, (ormai diventato generale) anni dopo, nel 2018, in una lettera al direttore de Il Tempo, avrebbe dato la colpa di quello sparo assassino a ignoti brigatisti che sarebbero rimasti lì, non si sa a far cosa, rischiando la vita. (https://www.iltempo.it/cronache/2018/01/06/news/io-capitano-sivori-vi-dico-non-ho-ucciso-ma-a-sparare-fu-1043495/

Questo fatto di sangue, che non aveva convinto né compagni, né camerati (tanto è vero che nel 2012 il testo della targa sul luogo dell’agguato fu cambiato e fu aggiunto a colpa dell’odio comunista anche e dei servi dello Stato), rappresentò una svolta per molti di questi ultimi. I giovani missini erano infatti indignati con la dirigenza del MSI che non attaccava i carabinieri che avevano sparato su di loro, tanto che qualcuno si dimise dal suo parrtito e passò alla lotta armata, come Francesca Mambro. E’ lei stessa a raccontarlo: “Il 77 era alle spalle e lo scontro con i comunisti sembrava ormai superato. Acca Larentia era la sezione che frequentava mio fratello: quel giorno non era andato perché aveva un appuntamento con il dentista, ma io non lo sapevo. Ero preoccupata. Appena arrivata chiedo chi fossero i caduti: mi dissero Francesco e Franco. Cominciammo a gridare slogan, e a contestare le guardie. ‘Che fate qui? Andate a cercare gli assassini’. Lanciarono qualche lacrimogeno. Uno colpisce Stefano Recchioni alla gamba: sta accanto a me, lo vedo chinarsi per vedere cosa fosse successo. Appena si rialza viene colpito e cade a terra. Io penso a un candelotto, provo a soccorrerlo, ma quando gli metto la mano sotto la testa per sollevargliela e vedo il sangue, capisco che si tratta di un proiettile.”

È un triste risveglio il suo e di molti altri come lei. Capisce davvero e solo adesso cosa contano loro ragazzi per i dirigenti del MSI e infatti scrive: ” «Eravamo pochi, ci conoscevamo più o meno tutti. Con Francesco Ciavatta, poi, avevamo militato insieme nel circolo di via Noto. La reazione immediata, mia e di tanti, fu la paralisi, come quando ti muore un parente. Ci guardavamo in faccia senza capire e senza sapere che fare, mentre dalle varie sezioni della città affluivano gli altri. Il Movimento sociale italiano non ebbe alcuna reazione nei confronti dei carabinieri, probabilmente per difendere interessi e posizioni che non avevano nulla a che fare con la nostra militanza. Noi ragazzini venivamo usati per il servizio d'ordine ai comizi di Almirante, quando serviva gente pronta a prendere botte e a ridarle, ma in quell'occasione dimostrarono che se per difenderci bisognava prendere posizioni scomode, come denunciare i carabinieri e il loro comportamento, allora non valeva la pena. Per la prima volta i fascisti si ribellarono alle forze dell'ordine. Acca Larenzia segnò la rottura definitiva di molti di noi con il Msi. Quell'atteggiamento tiepido e imbarazzato nei confronti di chi aveva ucciso Stefano (Recchioni, ndr) significava che erano disposti a sacrificarci pur di non mettersi contro le forze dell'ordine. Non poteva più essere casa nostra. Per la prima volta e per tre giorni i fascisti spareranno contro la polizia. E questo segnò un punto di non ritorno. Anche in seguito, per noi che non eravamo assolutamente quelli che volevano cambiare il Palazzo, rapinare le armi ai poliziotti o ai carabinieri avrà un grande significato. Che lo facessero altre organizzazioni era normale, il fatto che lo facessero i fascisti cambiava le cose di molto, perché i fascisti fino ad allora erano considerati il braccio armato del potere.»

E nella lotta armata la Mambro si distinse davvero: condannata complessivamente a nove ergastoli, 84 anni e 8 mesi di reclusione, la sua pena si è estinta dal 2013, dopo essere stata messa in libertà condizionale nel 2008. E così per suo marito Valerio Fioravanti. E dire che sono stati condannati per aver ucciso più di 90 persone! Se penso che Adriano Sofri è stato più tempo di loro in galera, senza mai aver ucciso nessuno! La sinistra condannata per le parole e la destra assolta dai fatti. Questo la dice lunga su questo paese.

Ora la destra è al governo. Non ha più bisogno di bombe al tritolo. Ora le sue bombe sono leggi inique e ingiuste. Il risultato è lo stesso. No, sbaglio: è anche peggio, perché ormai la sinistra non c’è più ad arginare la loro occupazione di ogni spazio di potere e ogni fonte di informazione.

I fascisti sono riusciti a riavere il potere: dopo averci provato con 4 tentati golpe: il piano “Solo” del 1964, il golpe “da operetta” di Junio Valerio Borghese del 1970, quello della “Rosa dei Venti” del SID del 1973 e quello “bianco” di Edgardo Sogno nell’agosto del 1974. Ci hanno provato con Gladio, ci hanno provato con la teoria degli opposti estremismi, ci hanno provato con la P2 di Licio Gelli, per non parlare delle stragi nere che hanno massacrato decine di compagni e di cittadini qualsiasi, per più di un decennio.

Il termine strage

E a questo proposito: perché la destra si ostina a chiamare strage l’omicidio di Acca Larenzia? Quando, due mesi dopo , il 18 marzo 1978 (due giorni dopo il sequestro Moro) furono uccisi due ragazzi a Milano, Fausto e Iaio, nessuno si sognò di chiamare il loro assassinio strage. Eppure anche dietro quell’agguato ci sono ancora tanti punti interrogativi e domande inevase…

Ma andiamo avanti: se si va a cercare in diversi dizionari alla voce strage leggiamo una pressochè identica definizione: Uccisione violenta di parecchie persone insieme, o anche: Uccisione violenta di molte persone o animali e pure Uccisione di una grande quantità di persone o di animali. Sia come sia, la strage si configura non certo come l’uccisione di due persone. E allora perché insistere sul termine strage? Per darsi arie di vittime?Sono bravi i fascisti a fare le vittime! La Meloni è una campionessa mondiale di vittimismo!! A questo proposito mi vengono in mente ben altri tipi di stragi:

12 dicembre 1969, una bomba fascista alla Banca dell’Agricoltura di Milano: 17 morti e 107 feriti

22 luglio 1970, una bomba fascista sul treno “Freccia del Sud” a Gioia Tauro: 6 morti e 77 feriti

17 maggio 1973, bomba fascista fuori la Questura di Milano: 4 morti e 47 feriti

28 maggio 1974, bomba fascista a piazza della Loggia a Brescia: 8 morti e 97 feriti

4 agosto 1974, bomba sul treno Italicus: 12 morti e 50 feriti

2 agosto 1980, bomba fascista alla stazione di Bologna: 85 morti e 200 feriti, provenienti da 50 città italiane e straniere. Se dovessimo fare l’appello e gridare presente! per ciascuna delle nostre vittime, non ci basterebbe una settimana.

Nessuno dei colpevoli di queste stragi è in galera. Tutti, assassini e mandanti, sono a piede libero, vivono impuniti fra di noi. Perché anche quelli condannati in prima istanza, come Franco Freda, Giovanni Ventura e Delfo Zorzi, sono stati addirittura assolti in Appello. Per non dire, come segnalato prima, della Mambro e del Fioravanti, liberati non si sa perché, nonostante condannati a numerosi ergastoli.

“ Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l'83 percento dei quali di chiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale.”

(Tribunale di Savona, ufficio del giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi - Decreto di archiviazione procedimento penale 2276/90 R.G.)

Dunque la destra sa bene cos’è una strage: ne hanno fatte tante loro e impunite! Eppure si ostinano ad usare questo termine anche per i fatti di Acca Larenzia. Forse perché quell’agguato è davvero peculiare e dietro ci sono intrecci inquietanti, che andrebbero indagati ancora.

Il 10 giugno prossimo saranno 100 anni dal delitto Matteotti, vedremo se qualcuno dei nostri parlamentari se lo ricorderà.

 

Barbara Fois

 

Oltre agli articoli citati nel corpo di questo pezzo, vi consigliamo:

https://www.ilpost.it/2022/12/01/reato-saluto-fascista/

https://www.iltempo.it/cronache/2018/01/06/news/io-capitano-sivori-vi-dico-non-ho-ucciso-ma-a-sparare-fu-1043495/

https://nazionalpopolare70.wordpress.com/tag/nuclei-armati-per-il-contropotere-territoriale/

https://video.repubblica.it/edizione/roma/saluto-romano-e-presente-i-militanti-di-estrema-destra-ricordano-la-strage-di-acca-larentia/460308/461273

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/07/acca-larentia-saluto-romano-e-presente-cosi-i-militanti-di-estrema-destra-ricordano-la-strage-del-78-video/7402934/

https://dellarepubblica.it/agonia-e-fine-della-prima-repubblica/capitolo-i-parte-seconda-2-il-governo-unita-nazionale

Vi suggerisco anche di vedere la puntata di Blu notte- l’Italia e i Misteri, programma di Carlo Lucarelli, sulla strage di piazza Fontana a Milano. Vi consiglio di vedervelo tutto. Giusto per rinfrescarvi la memoria sulle stragi fasciste in questo paese.

https://www.google.com/search?q=carlo+lucarelli+strage+di+piazza+fontana&rlz=1C1CHBD_itIT945IT945&oq=carlo+lucarelli+strage+di+piazza+fontana&gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOTIHCAEQIRigAdIBCjI5MzQ2ajBqMTWoAgCwAgA&sourceid=chrome&ie=UTF-8#fpstate=ive&vld=cid:bb0947d1,vid:z1NT0QcR1G0,st:0

 

 

 

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