Una strana estate, questa. Troppo calda per ragionare lucidamente. Ci aggiriamo nella nostra casa in penombra con la lentezza torpida di un bradipo zoppo, sempre alla ricerca di un condizionatore compiacente e di un po’ di fresco, ma anche con la preoccupazione latente della futura bolletta della luce… Con gli occhi socchiusi da un sonno spossato ascoltiamo ( più che guardare) le notizie alla TV di tragedie inumane, dell’Etna che erutta senza posa, di terremoti di magnitudo altissime che si scatenano ovunque nel mondo, di case che si sfarinano ai Tropici, distrutti da venti violentissimi, quasi da fantascienza degli anni ’50; di guerre combattute senza un vero perché, di balle e fake news raccontate da vecchi tromboni rimbambiti, avidi e corrotti, di continue e sempre più violente aggressioni impunite ai poveri Palestinesi… e poi nell’elenco delle solite notizie viene fuori il nome di Sigfrido Ranucci, di Report e di un personaggio ambiguo come Lavitola e improvvisamente sei di nuovo sveglia e vigile. Perché, te ne accorgi subito, la storia ha un cattivo odore, un odore di pastetta, di vendette, di inciuci, ma soprattutto di oscuri disegni.
Come è cominciata? La sera del 16 ottobre 2025, un attentato dinamitardo distrugge l ‘auto di Sigfrido Ranucci e danneggia quella di sua figlia. Gli viene assegnata una scorta maggiore di quella che già aveva. E fin qui niente di strano, in questo paese. Poi si comincia a parlare di Valter Lavitola, un personaggio opaco, amico di Ranucci, che nel luglio scorso viene indagato e gli vengono sequestrati cellulari, pc, manoscritti etc. e viene accusato di essere il mandante dell’attentato. Sigfrido trasecola: è un suo amico fraterno, non è possibile! Ma qualcosa comincia a incrinarsi e a scricchiolare. Ed è su questo che si basa la trappola: il sospetto. E’ questo il cavallo di Troia usato. L’unica cosa che può distruggere Report è mettere in dubbio la credibilità, l’attendibilità, l’affidabilità del suo conduttore. La destra istericamente urla sugli spalti di cacciare il Ranucci, cercando di vendicarsi anche di tutte le figuracce che è riuscito a far fare a quell’acchiappata di miserabili buffoni, di corrotti mascalzoni e che adesso non vedono l’ora di vendicarsi. Ma anche di zittire le voci critiche, quelle che raccontano la verità dei fatti, che smascherano i bugiardi e i truffatori. E Report è una icona in questo campo.
Intanto il 10 agosto Lavitola finisce in carcere come mandante dell’attentato, mentre il suo braccio destro, il camerunese Gomes Clesio Tavares, ne sarebbe l’esecutore materiale. Il 12 agosto 2026 Lavitola confessa: “ Sono io il mandante. La bomba era per il suo bene, volevo fargli avere più scorta”. Ma perché?? Non ci sembra il tipo di un amico troppo premuroso… E infatti secondo il GIP, il movente dell’attentato commesso da Lavitola era favorire l’ascesa politica di Ranucci nella coalizione sinistra-centrosinistra del 2027 (il cosiddetto "campo largo"), così da assicurare a sé stesso un ruolo nello scenario politico nuovo, attraverso la loro amicizia. Dalle chat con il giornalista emergerebbero, a quanto pare, le diverse lusinghe di Lavitola nei confronti del conduttore televisivo, a proposito del suo futuro in politica. Ma Sigfrido era interessato? Perché questo è il punto.
Brutta storia, in ogni caso. Quello che dispiace è che nonostante sia difficile credere che Ranucci abbia avuto parte in questo pasticcio degno di un gruppo di dilettanti deficienti allo sbaraglio, non certo della sua acuta professionalità, tuttavia qualcosa del buio appiccicoso e della pochezza desolante di quei cervelli bacati, in qualche modo è riuscito, sia pur per poco, a velare la sua immagine. Lo dico con sincero dispiacere e penso che sarebbe bello che fosse proprio Ranucci a ricostruire tutta la vicenda, con tutti i suoi retroscena, sempre che Report rimanga sotto la sua conduzione. Il che è assai incerto. Tutti i fascisti di cui il governo ha imbottito il servizio pubblico, sono impazienti di smontare un programma serio che funziona: così hanno meno esempi di buon giornalismo con cui confrontarsi e più soldi da elargire a amichetti e amichette, nani e ballerine, degni del loro circo.
Ranucci non sembra comunque preoccupato circa le decisioni della RAI sulla sua permanenza a Rai 3 e ha ragione di essere tranquillo. Non credo proprio che avrà problemi a trovare spazio in altre emittenti. Tuttavia questa vicenda e immagino anche il dispiacere per il tradimento di un amico, lo hanno reso molto più duro e poco disponibile. Ho visto uno special sulla serata a Lavarone a cui Sigfrido ha partecipato, nella rassegna “Incontri d’autore" per la presentazione del suo libro “Il ritorno della Casta” e il tono brusco e aggressivo con cui ha risposto ad alcuni colleghi che lo fermavano lungo strada e alle loro domande. Sulla questione di Lavitola non ha aperto bocca e giustamente: la vicenda è ancora sotto inchiesta della Magistratura, ma ha parlato a lungo sui conti che qualche giornale di destra ha fatto sui costi del programma. Ha parlato della pubblicazione degli stipendi della squadra di Report da parte di Il Tempo. « Una pubblicazione vergognosa, quelli pubblicati non sono stipendi ma spese. Dentro quelle cifre ci sono le trasferte all'estero, il montaggio, la grafica. Vergognoso che da dentro la Rai sia stato "passato" questo documento. Report è una delle trasmissioni più virtuose. Sta alla Rai come il Giubileo sta al papa. Ogni puntata costa solo 159mila euro ». E noi sappiamo bene invece quanto costano alcuni (troppi!) programmi del cavolo e di cui non si sentiva proprio alcun bisogno: stupidi, pieni di gossip e di gente senza nessuno spessore, talento o competenza, ma che noi contribuiamo a strapagare col nostro canone Rai.
Una delle cose che sono state addebitate a Ranucci, visto che non hanno trovato altro, è il fatto che si sia fatto abbindolare da Lavitola. Al che lui ha ribattuto sulla critica riguardante le amicizie: «Se il problema è la mia amicizia con Lavitola, c’è chi è amico di Luigi Ciavardini (terrorista nero, condannato come esecutore materiale della strage di Bologna, ndr)». Il riferimento è a una polemica con Chiara Colosimo, la presidente della commissione Antimafia, che però ha sempre negato il rapporto di amicizia. Se è per questo anche la magistrata Clementina Forleo ha voluto dire la sua in un post pubblicato domenica 16 agosto su Facebook. La consigliera della Corte d'appello di Roma si chiedeva: "Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con "tutti"? E chi sono i "tutti" di cui parla?". Dichiarazioni che avevano convinto il conduttore a muoversi per vie legali. Nel giro di poche ore era arrivata la replica della giudice: "Il mio post, come chiarito nei relativi commenti, è stato una mera riflessione su una notizia apparsa su Il Foglio, a firma di Carmelo Caruso, e poi ripresa da Salvo Sottile sulla sua pagina Facebook", spiega la giudice, aggiungendo che "non le risulta che sia mai stata smentita dall'interessato. In uno Stato di diritto ognuno risponde delle proprie condotte, ivi incluse le proprie querele".
Più ci si addentra dentro questa storia, più ci si stupisce della complessità degli intrecci, della profondità delle trame, delle contiguità ma anche del conflitto di interessi, e anche della leggerezza ( o forse la arrogante convinzione di impunità ) di certi magistrati…francamente ne sono quasi scandalizzata. E, credetemi, non è facile, per una cresciuta come me nel PSI. Quanto a stupirsi delle “fregature” ricevute da sedicenti amici, mi sembra davvero assurdo che qualcuno se ne stupisca! Mai avuto una fregatura da un amico? Davvero?? Ma andiamo, non giochiamo alle madonnine infilzate!
Dietro questa vicenda poi c’è davvero di tutto: durante un servizio giornalistico di Report, il giornalista Daniele Autieri, il 24 settembre 2025, visitò un cantiere navale per svolgere un servizio, durante il quale sono stati scoperti nel magazzino due mitragliatori da guerra M2 calibro 50, la cui presenza non è stata ancora spiegata e giustificata. L'ex amministratore delegato dei Cantieri Navali Vittoria,” che gestisce le commesse navali per Libia ed altri paesi medio orientali per conto di Leonardo, Francescomaria Tuccillo, cui era stata inviata da parte del Presidente dei Cantieri Navali Vittoria, Roberto Cavazzana, una pec per rescindere il rapporto di lavoro poche ore dopo l'attentato a Ranucci, è stato sentito come persona informata dei fatti dal pm della Direzione distrettuale Antimafia di Roma, Carlo Villani, che ha ascoltato anche il giornalista di Report, Daniele Autieri.”…trasecoliamo!! La cosa si sta complicando e allargando a macchia d’olio e con scenari inquietanti, altro che Lavitola e la sua dilettantesca e improbabile strategia di scalata. Davvero, ripetiamo, ci piacerebbe che fosse Ranucci a ricostruire questa vicenda, svelando i personaggi coinvolti e la strategia (o le strategie) che c’è dietro. Sarebbe proprio un caso classico da Report.
Barbara Fois


