Douce France …

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 02/04/2018
I doganieri francesi alla frontiera di Bardonecchia inseguono un migrante dentro un locale di una Ong e lo obbligano a fare un test sulle urine, minacciando i presenti

La ricostruzione di questo fatto increscioso fatta dai francesi è assolutamente diversa da quella fatta dagli italiani. La linea dell'Eliseo sulla questione arriva attraverso un comunicato del ministro francese dei conti pubblici, Gérald Darmanin, cui fanno capo i doganieri: i francesi, raccontano che verso le 19 di venerdì i doganieri della brigata ferroviaria di Modane ( cittadina di frontiera ora francese, ma italiana fino al 1861) individuano a bordo del treno Parigi-Milano, un passeggero nigeriano residente in Italia, sospettato di trasportare stupefacenti.Secondo i francesi gli agenti doganieri “gli hanno chiesto se volesse acconsentire a un test delle urine, per individuare eventuali stupefacenti e che l’uomo aveva accettato per iscritto.”

Per realizzare questi controlli “in condizioni di rispetto della persona”, gli agenti hanno atteso che il treno arrivasse a Bardonecchia “per utilizzare il locale della stazione che è a loro disposizione, in base a un accordo Italia-Francia sulla cooperazione transfrontaliera”. I doganieri, sempre secondo la ricostruzione dei francesi, hanno quindi chiesto e ottenuto di poter usare il bagno dello stesso locale. “Il controllo è poi risultato negativo. Tuttavia – spiega ancora il ministro in una nota – alcuni membri dell’associazione sono rimasti turbati da questo controllo e hanno chiesto che la persona controllata restasse con loro al termine del test”. Secondo la ricostruzione francese dunque i doganieri hanno fatto tutto secondo le regole e si sono comportati correttamente. E allora perché secondo la loro stessa ammissione “alcuni membri dell’associazione sono rimasti turbati da questo controllo”? Erano così impressionabili? Non avevano mai visto un esame delle urine? O le cose sono andate diversamente?

Secondo quanto riferiscono gli italiani, infatti, sono stati testimoni di un atto di prevaricazione intollerabile e della mortificazione di un essere umano che non aveva fatto niente. Non solo: anche i presenti sono stati minacciati da questi energumeni armati, i quali sapevano benissimo di non poter entrare in quei locali della stazione di Bardonecchia, perché occupati da Rainbow4Africa, una Ong (organizzazione non governativa) a scopo umanitario. Lo testimonia uno scambio di comunicazioni su questa situazione, avvenuto tra Ferrovie dello Stato italiane e Dogane francesi e inoltre, proprio per discutere insieme della questione, i due Paesi avevano deciso di incontrarsi, a livello tecnico, presso la Prefettura di Torino il prossimo 16 aprile. Questa è la versione della Farnesina. L’accordo firmato a Chambery il 3 ottobre 1997 era pertanto annullato, ma in ogni caso, secondo i legali l’intesa “non prevede l’imposizione di analisi mediche e accertamenti sanitari come quelli svolti venerdì sera a Bardonecchia”. La Farnesina sottolinea inoltre: "Abbiamo chiesto spiegazioni al governo francese e all' Ambasciata di Francia a Roma, attendiamo a breve risposte chiare, prima di intraprendere qualsiasi eventuale azione". Il ministero degli Esteri ha convocato, quindi, l'ambasciatore francese a Roma. perchè sia la Farnesina che il Viminale, ritengono  non soddisfacente e inesattala versione francese per un semplice motivo: i francesi sapevano che i locali della stazione dove è avvenuto il blitz non erano più nelle loro disponibilità e che dunque non potevano utilizzarli per controlli e attività. A dimostrarlo c’è una mail di un funzionario della Dogana francese scritta il 13 marzo scorso a Rfi ( Rete ferroviaria italiana) nella quale lamenta proprio l’impossibilità da parte degli agenti francesi di potere usare la sala di Bardonecchia “perché occupata da altra gente”. Quindi, il Viminale sta valutando l’opportunità di sospendere le incursioni all’interno di tutto il territorio italiano da parte del personale delle forze di polizia e dei doganieri francesi.

Rainbow4Africa ricorda inoltre che "un presidio sanitario è un luogo neutro, rispettato anche nelle zone di guerra". Da alcuni mesi Bardonecchia, località sciistica della Valle di Susa, si trova al centro della rotta dei migranti che, abbandonata la via di Ventimiglia, troppo sorvegliata dai gendarmi, tentano di raggiungere la Francia nonostante la neve e il gelo. E nonostante la rigidità e inumanità delle autorità francesi. E' dei giorni scorsi la notizia della guida alpina francese indagata per avere aiutato, con un atto di generosa umanità, una migrante incinta: rischia 5 anni di galera, oltre a perdere il posto. Meriterebbe invece una medaglia, in questi tempi indifferenti e crudeli.

A denunciare l'episodio sempre Rainbow4Africa, la stessa associazione che nelle scorse settimane ha assistito un'altra donna incinta e malata, respinta al confine, morta dopo un parto che ha del miracoloso all'ospedale Sant'Anna di Torino. La donna, 31 anni, era affetta anche da un grave linfoma.

“Le autorità francesi sembrano avere dimenticato l’umanità“, dice Paolo Narcisi, presidente dell’associazione che da dicembre ha aiutato un migliaio di migranti. 

Si è aperta una gara di solidarietà per salvare il bambino, ricoverato nella Terapia Neonatale del Sant'Anna di Torino. Il neonato pesa solo 700 grammi.

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Nell’episodio che qui citiamo, cioè lo sconfinamento e l’aggressione delle guardie francesi, gli agenti della dogana francese accompagnavano un migrante, come altre volte in passato. Solo che anziché scaricarlo davanti alla stazione, sono entrati nei locali della Ong, costringendo il profugo al test delle urine ( risultato poi negativo) e intimidendo e minacciando un medico, i mediatori culturali e i volontari dell'Asgi, l'associazione per gli Studi giuridici sull'immigrazione. Ad allontanare gli agenti transalpini ci ha pensato il personale del Commissariato, avvisato insieme al sindaco di quanto stava accadendo di quanto stava accadendo dalla stessa Ong. L'episodio rischia ora di diventare un caso diplomatico. Rainbow4Africa ricorda infatti di agire "secondo principi inviolabili di indipendenza, neutralità, imparzialità e umanità.

Il sindaco di Bardonecchia Francesco Avato spiega indignato: ”Quella è una stanza gestita dal Comune con dei mediatori, i volontari di Raimbow4Africa, come altre realtà…, L’accesso alla sala è possibile solo agli operatori autorizzati. È uno spazio calmo, neutro, dove si incontrano i migranti, si parla con loro, si spiegano i rischi del viaggio che hanno deciso di intraprendere e si cerca di convincerli a rimanere in Italia, dove possono trovare accoglienza. Non avevano alcun diritto di introdursi lì dentro. Non si permettano mai più». Già, anche noi ci chiediamo: ma come si sono permessi?? La risposta è facile, lo sappiamo bene come si sono permessi: ci trattano così perché sanno di poterlo fare e questa è la cosa più umiliante di tutte: la nostra classe politica in gran parte smidollata e corrotta è talmente asservita al denaro e al potere da non avere più il senso di orgoglio e di dignità né personale né nazionale. Inoltre 20 anni di amministrazione Berlusconi che ci ha ridicolizzati in tutto il mondo e i governi successivi di fantasmi e di amebe sono stati determinanti a creare e non solo nei francesi l’idea di potersi approfittare della nostra debolezza istituzionale. Per questo pensano si poterci prendere a calci in faccia senza timore di rappresaglie. Non contiamo niente, non siamo niente: che dolore. E che rabbia! Non solo verso la pomposa grandeur gallica, ma soprattutto verso la miserabile e squallida pochezza italica.

Questo atto di incredibile arroganza ha suscitato qualche reazione vivace, circondata da un silenzio inammissibile e inscusabile. «Il comportamento degli agenti francesi a Bardonecchia è stato gravissimo. L’Italia chiami Macron e gli ricordi che qui nessun agente straniero può venire a far valere la propria autorità. Siamo un Paese sovrano non una provincia della Francia. I campioni delle urine li prendano nei bagni francesi o ne segnalino la necessità alle nostre Forze dell’Ordine», afferma Augusta Montaruli, deputata di Fdi. Il leader della Lega Matteo Salvini chiede l'espulsione dei diplomatici francesi ("altro che quelli russi"); il candidato premier del M5S Luigi Di Maio saluta con favore la decisione della Farnesina di convocare l'ambasciatore transalpino a Roma - Christian Masset - per avere spiegazioni sull'accaduto. Di "fatti gravi" parla invece il reggente del Partito democratico Maurizio Martina, che aggiunge: "Così di certo non si fa la nuova Europa". Che paura! Ma non si impressioneranno troppo?

Intervistato dalla stampa del suo paese, intanto, il ministro Darmanin non si è scusato per l’accaduto. Rispondendo alla domanda se intendesse presentare «le sue scuse» all’Italia, ha risposto: «No. Dobbiamo delle spiegazioni, l’Italia è un Paese fratello, una nazione sorella evidentemente» e «mi recherò in Italia nei prossimi giorni per spiegarmi direttamente, se necessario, con il governo italiano».

Intollerabili boriosi e millantatori questi francesi: vanno in giro tronfi come tacchini, vantandosi di cose che hanno appreso da noi: fu Caterina de’ Medici, nel ‘500, sposa di Enrico II a portare in Francia i suoi artisti, i suoi cuochi, i suoi sarti e i suoi profumieri. Li dirozzò e fece loro conoscere l’uso della forchetta e anche delle mutande. Perfino le canard à l’orange è una copia del trecentesco “papero alla melarancia”, ricetta italiana. Doveva lasciarli a mangiare cinghiali come Asterix. Così avrebbe avuto più senso la dura frase di Schopenhauer:“Le altre parti del mondo hanno le scimmie; l'Europa ha i francesi. La cosa si compensa.” 

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