Sanzionare l’antifascismo?

di Tomaso Montanari - volerelaluna.it - 24/02/2023
I molti che continuano a non vedere l’inconfondibile impronta fascista di questo Governo, apriranno gli occhi di fronte alla complice copertura di questo infame pestaggio, e a un ministro che nelle stesse parole nega qualsiasi rischio per la democrazia e minaccia di sanzioni una preside che dice il contrario? Cos’altro dobbiamo aspettare?

Non il pestaggio squadrista degli studenti del Liceo Michelangiolo di Firenze per mano di militanti di Azione Studentesca (organizzazione di Fratelli d’Italia). Non il comportamento della dirigente dello stesso Liceo, che non ha avvertito né la famiglia del ragazzo colpito né chiamato i sanitari (perché il fatto era avvenuto “fuori dalla scuola”!). Non i tentativi politici di falsificare l’evidenza (per fortuna certificata dai video, e confermata dalla Digos) nascondendo un’aggressione a freddo dietro una inesistente “rissa” tra opposti estremismi. No: a svegliare l’indecente ministro dell’Istruzione e del merito del Governo Meloni è stata una circolare della dirigente del liceo Leonardo da Vinci di Firenze (https://volerelaluna.it/allarmi-son-fascisti/2023/02/23/chiamare-il-fascismo-con-il-suo-nome/).

Lo sdegno di Giuseppe Valditara si è tradotto in queste incredibili parole: «Non compete a una preside lanciare messaggi di questo tipo e il contenuto non ha nulla a che vedere con la realtà: in Italia non c’è alcuna deriva violenta e autoritaria, non c’è alcun pericolo fascista, difendere le frontiere non ha nulla a che vedere con il nazismo. Sono iniziative strumentali che esprimono una politicizzazione che auspico che non abbia più posto nelle scuole; se l’atteggiamento dovesse persistere vedremo se sarà necessario prendere misure».

Non si sa da dove cominciare. La dirigente aveva ricordato che il fascismo «è nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a stessa da passanti indifferenti». E che «chi decanta il valore delle frontiere, chi onora il sangue degli avi in contrapposizione ai diversi, continuando ad alzare muri, va lasciato solo, chiamato con il suo nome, combattuto con le idee e con la cultura». Non stupirà, dunque, che a condividere lo sdegno del ministro sia stata Casa Pound, che col suo Blocco Studentesco ha ieri issato uno striscione sulla scuola della dirigente antifascista in cui si legge: «Non ci fermerà una circolare, studenti liberi di lottare». Una rivendicazione esplicita di adesione al fascismo. E infatti la preside Annalisa Savino non aveva fatto altro che il suo dovere di dirigente di una scuola di una Repubblica fondata su una Costituzione che è esplicitamente antifascista non solo per la (inattuata) disposizione finale contro la rifondazione di un partito fascista, ma per la sua intera ispirazione. Quanto al nesso genetico tra frontiere e fascismo conviene non dimenticare Primo Levi: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene […] allora, al temine della catena, sta il lager». Dire questo non è “fare politica”: ma ribadire la scelta di campo collettiva che il popolo italiano ha irreversibilmente fatto con la Costituzione del 1948. La politica comincia dopo, e l’educazione civica nelle scuole non è altro che educazione all’antifascismo costituzionale.

Invece, davvero il ministro di un Governo imperniato su una forza politica di dichiarata (fin dallo stemma) matrice fascista intende sanzionare come una colpa l’antifascismo? Che farà allora con il dirigente del Duca d’Aosta di Firenze (che ha scritto in una analoga circolare che «l’episodio non può essere rubricato come “rissa”. La sua matrice è evidente e non dobbiamo avere timori a catalogarla come vera e propria “azione squadristica” tipica della malapianta del fascismo che è dura a morire e si ripropone come funesto rigurgito anche nel XXI° secolo […] che nella Repubblica Italiana per Costituzione non può avere assolutamente diritto ad esistere»), e con l’intero collegio dei docenti e tutto il consiglio d’istituto dello stesso Michelangiolo (che ieri hanno pubblicato un bellissimo documento in cui si legge: «Colpire gli studenti di una scuola e infatti colpire tutta la Scuola come luogo di cultura, di confronto, di crescita, di dialogo, come presidio di democrazia e di difesa della nostra Costituzione antifascista. Ci si chiede pertanto, a seguito di questo episodio, come mai sia consentita agibilità politica e disponibilità di spazi cittadini a movimenti e gruppi che si richiamano ancora nella teoria e nella prassi al fascismo»)?

Accanto a loro, sono per fortuna centinaia di migliaia le e gli insegnanti e dirigenti che ancora credono nella Costituzione antifascista sulla quale il ministro ha (sper)giurato: vorrà quel ministro sanzionarli tutti, violando l’autonomia di insegnamento e calpestando la Costituzione? E davvero non c’è nessuno – nemmeno al Quirinale – disposto a far capire alla presidente del Consiglio che un simile ministro non è degno di rimanere al suo posto? I molti che continuano a non vedere l’inconfondibile impronta fascista di questo Governo, apriranno gli occhi di fronte alla complice copertura di questo infame pestaggio, e a un ministro che nelle stesse parole nega qualsiasi rischio per la democrazia e minaccia di sanzioni una preside che dice il contrario? Cos’altro dobbiamo aspettare?

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