Il senso del referendum

di Sergio Caserta - ilmanifestoinrete.it - 04/04/2026
Credo che se la vittoria può compiere un miracolo, è quello di spiegare ai tanti, troppi leader, vice leader, cerchi magici, sottogruppi, delegati, organizzatori e organizzatrici, comunicatori, che è venuto il momento di pensare diversamente.

È trascorsa poco più di una settimana dal referendum e sembra sia passato un secolo tanto è veloce il tempo di obsolescenza politica, nell’era digitale. D’altro canto da quando il primo Re degli Usa è sul trono anche guerre, stragi e ogni genere di nefandezze si susseguono a ritmo forsennato. Cadono regimi, o perlomeno vengono surrogati come nel caso del Venezuela, dell’Iran non si sa nemmeno cosa sta realmente accadendo, non finiscono le atrocità di Gaza che cominciano quelle del Libano, insomma un macello dopo l’altro.

In questo caos globale, la piccola Italia, ha vissuto, un momento magico: l’invincibile armada dei fratelli e sorelle d’Italia & soci si è infranta su quindici milioni di scogli a salvaguardia della Costituzione, sulla quale avevano progettato un’incursione, lato giustizia, con l’intento di penetrarla e finalmente averne ragione!

Non gli è riuscito il colpo ed ora stanno a leccarsi le ferite, dopo aver sacrificato le caprette espiatorie, sul cippo della crisi di governo impunemente negata davanti all’evidenza. Ora sembra che, siccome non c’è molto da fare, si dedicheranno con fervida tenacia a imbastire l’ennesima legge elettorale, tanto per dire agli italiani: “guardate che abbiamo capito che siete incazzati per davvero, ma siccome non sappiamo proprio cosa fare per tirare su il Paese, ci dedichiamo allo sport preferito, promulgare leggi che servono solo a passare il tempo e a parlare d’altro”.

Sull’altra sponda dei vincitori, invece, è tutto un fibrillare: chi se l’aspettava una fortuna del genere così all’improvviso e con poca spesa? Certo ci siamo impegnati per sconfiggere il disegno reazionario, ma mica eravamo proprio sicuri di vincere, e poi con questo distacco. Chi poteva immaginare che quindici milioni di Italiani, di tutte le età, ma in particolare giovani, e di tutte le condizioni sociali, mettessero una croce sul NO e mandassero a picco il progetto Nordiano? Sotto sotto, temevamo di non farcela quando Giorgia ha cominciato a girare vorticosamente in ogni canale TV, radio e social network a strillare che sarebbero usciti gli assassini di prigione, stupratori e mangiatori di bambini avrebbero inondato le nostre strade di sangue umano. Ecc. ecc. Diciamo che speravamo in una vittoria, magari piccolina ma tale da farci tirare un lungo sospiro di sollievo, però nessuno escludeva la sconfitta.

Ora ci troviamo a gestire una vittoria così fondamentale che la nostra responsabilità è cresciuta al quadrato, trenta milioni di occhi e di orecchie stanno li a guardare e a sentire cosa facciamo, e cosa facciamo? Ci mettiamo a parlare anche noi di elezioni, di primarie si, primarie no, la guerra dei cachi!?

Fine dello scherzo. Credo che se la vittoria può compiere un miracolo, è quello di spiegare ai tanti, troppi leader, vice leader, cerchi magici, sottogruppi, delegati, organizzatori e organizzatrici, comunicatori e trici che è venuto il momento di pensare diversamente. Di mettere il cervello in movimento e al lavoro, possibilmente insieme, e trovare i contenuti e il metodo per dimostrare di essere gente seria, che è in grado di formulare un progetto e un programma per il Paese credibile e convincente. Se non ci riusciamo adesso, meglio abdicare e darsi all’ippica. Questa è veramente l’ultima grande occasione, la storia e la sorte non replicano.

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