INCRIMINAZIONI E ARRESTI INTERNAZIONALI

di Biagio Di Grazia - 22/05/2024
Come si muoverà la Corte Internazionale è fonte di grande apprensione e curiosità mentre, purtroppo, il record storico in materia di arresti di criminali di guerra fornisce indicazioni difficilmente applicabili alla situazione attuale

Gli ordini di arresto emessi dalla Corte Internazionale dell’Aia nei riguardi del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il leader di Hamas Yahya Sinwar e, in prospettiva, i rispettivi subordinati, Ministro della Difesa israeliana Yoav Gallant e altri capi palestinesi, Mohammed Deif e Ismail Haniyeh, riaprono uno scontro epocale tra le autorità politiche nazionali e magistratura internazionale e seguono di poco quello già ingaggiato tra la stessa Corte e il Presidente Vladimir Putin.

Tutti sono accusati di crimini di guerra.

Inutile dire che essi avranno valore se e quando gli arresti potranno essere eseguiti e, loro volta, saranno cadenzati in relazione sugli appoggi interni e internazionali che gli incriminati godranno.

Risulta evidente che nessuno è in grado di arrestare Putin o Netanyahu e si dubita fortemente che i protettori di Hamas (Turchia, Egitto, Qatar, altri) non provvederanno a consegnare alla Corte personaggi che da tempo frequentano indisturbati i loro alberghi di gran lusso.

Come si muoverà la Corte Internazionale è fonte di grande apprensione e curiosità mentre, purtroppo, il record storico in materia di arresti di criminali di guerra fornisce indicazioni difficilmente applicabili alla situazione attuale. Per questo motivo non intendo proseguire in alcuna valutazione e, nei prossimi giorni, vi saranno polemiche e novità.

In tale contesto sarà utile ricordare cosa accadde in Serbia con l’incriminazione, arresto e processo del Presidente Milosevic; attenti analisti hanno iniziato a menzionare quegli accadimenti come “caso di scuola”; il che è vero, e di quella vicenda sono diretto testimone.

Si tratta di un “caso di scuola” molto completo, in quanto descrive bene le fasi, il percorso delle incriminazioni e, soprattutto, consente di individuare i “doppi standard” che dominano queste vicende, il primo dei quali, evidente, è quello che vede gli Usa (e associati, tra cui UK e Italia) acclamare l’incriminazione di Putin e sanzionare duramente la Corte per aver chiesto l’arresto di Netanyahu.

Ma veniamo al passato e a Milosevic per evidenziare le similarità con la situazione attuale.

Il Tribunale Penale Internazionale dell’Aia incriminò ufficialmente il Presidente Milosevic il 24 maggio del 1999, nel pieno della campagna di bombardamento, imputandogli crimini contro l’umanità in Kosovo, che si aggiunsero alle accuse risalenti alla guerra in Croazia e Bosnia formulate nel 1993, che vennero così formalizzate dal Procuratore.

Nel 1999, a seguito della guerra del Kosovo, era giunto il tempo di perseguire il Presidente della Serbia e lo si faceva in un momento di sua estrema debolezza in quanto egli veniva abbandonato dai seguaci e dall’opinione pubblica interna, affamata e stanca dalla guerra e dalle restrizioni economiche.

Seguirono settimane di grande scontro nelle aule del Parlamento di Belgrado che terminarono con l’elezione a Presidente di Vojslav Kostunica, il 7 ottobre del 2000.

L’ex presidente, ormai dismesso e incriminato ufficialmente dal Tribunale Internazionale, fu relegato nella sua villa nel quartiere di Dedinje che, per strano accadimento, si chiamava “Casa Bianca”.

Seguì un anno di inquieto vivere con un nuovo presidente eletto che però non si decideva a disfarsi del dittatore.

Il Governo serbo procedette comunque all’arresto di Milosevic la notte del 30 marzo 2001, anche se poi negò la sua estradizione al Tribunale Penale Internazionale, soprattutto per volere del Presidente Kostunica che intendeva processarlo in Serbia.

Ma la pressione internazionale fu tale che su mandato della magistratura serba e per volere soprattutto del Primo Ministro Zoran Djindjic, nonostante la contrarietà di Kostunica, Milosevic fu trasferito all'Aia il 29 giugno.

Il processo del dittatore iniziò nel febbraio 2002; Milosevic dichiarò il Tribunale incompetente a giudicarlo e non accettò nessun difensore d’ufficio.

Il procedimento a carico di Milosevic partiva dal presupposto che questi, nella sua qualità di “Capo delle Forze Armate”, sia stato personalmente responsabile dei crimini militari commessi durante le guerre in Croazia, Bosnia e Kosovo; oppure, in altre parole, nella sua posizione “non poteva non sapere”; d’altra parte era la prima volta nella storia dell’umanità che veniva giudicato un Presidente di una Repubblica regolarmente eletto.

Il pubblico ministero passò in rassegna dieci anni di conflitti, guerre, sangue e pulizia etnica ripercorsi per inchiodare l'imputato alla responsabilità delle sue azioni criminose.

Anche se il capo d’imputazione più pesante riguardava i crimini in Bosnia, in associazione con i ricercati serbi bosniaci Ratko Mladic e Radovan Karadzic, la sequenza delle indagini fu rovesciata e il processo partì con l’esame degli eventi delittuosi commessi in Kosovo. Il processo proseguì con l’esame degli accadimenti in Croazia e, a seguire, quelli in Bosnia.

Si trattò di un metodo di indagine sospetto, determinato dalla circostanza che solo per il capitolo Kosovo le carte e le testimonianze erano pronte, sull’onda della vittoria militare e della “mano libera” che aveva caratterizzato l’occupazione militare Nato della provincia.

Ma tutto terminò il mattino dell'11 marzo 2006, quando Milosevic fu trovato senza vita nella cella del carcere di Scheveningen. Il processo terminò lì.

La tragedia balcanica evidenzio un “doppiopesismo” lacerante in cui criminali bosniaci, croati e kosovari non furono perseguiti e furono dimenticati. Tralasciando la valutazione dei Presidenti croato Tudjman e quello bosniaco Izetbegovic, incriminati inizialmente al pari di Milosevic, i più noti sono il capo guerrigliero Hashim Thaçi, che divenne poi Presidente, e il Generale croato Ante Gotovina; ambedue furono arrestati, processati e, a furor di popolo in quanto “eroi”, assolti .

Il “doppio standard” sarà ancora la cifra delle incriminazioni attuali?

Il modello jugoslavo sarà replicato?

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