“Quale tipo di umanità può salvarci dal pensiero bellico” ?

di Martino Bonardi - 04/01/2026
Le splendide e importantissime mobilitazioni per la Palestina hanno messo una grande paura ai governi di tutta Europa, perchè c'è il timore che i popoli riprendano a lottare davvero per i propri interessi e per la pace.

La teoria e il pensiero devono sempre adattarsi al proprio contesto storico e trovare direzioni evolutive e di rinnovamento. Purtroppo questo tumultuoso e guerresco inizio dell'anno 2026 ci mette di fronte nuovamente alla necessità di mettere in campo un pensiero politico che ci permetta di stare al passo con i tempi accellerati e convulsi che stiamo vivendo. Come affrontare un periodo che si presenta a tinte così fosche?

 Come ben sappiamo il dissenso e il pensiero critico vengono censurati e sanzionati, come accaduto a Francesca Albanese, Jacques Baud, Angelo D'Orsi, Alessandro Barbero.

 Innanzitutto per poter superare il 900’ occorre sicuramente integrare il sempre contemporaneo pensiero di Marx con le trasformazioni, soprattutto legate alla tecnologia, in atto nel multiforme capitalismo finanziario, bellico e liberista nel quale siamo immersi.

Una grande quantità di autori si sono dedicati a questa opera preziosa di analisi e di aggiornamento:

 - Opere come “Il Capitalismo della sorveglianza” di Shoshana Zuboff che illustra con grande lucidità il connubio tra Capitalismo, capacità di previsione, controllo e tecnologie digitali.

 - L'influente saggio di Mark Fischer “Il Realismo capitalista” che spiega come le classi dominanti catechizzino subdolamente i dominati, determinando nei giovani quella che l'autore chiama “Impotenza riflessiva”.

 - Le opere di David Harvey sull'urbanistica delle “città neoliberali”, che mostrano come l'organizzazione neoliberista degli spazi urbani impatti sulla vita relazionale e sulla psiche delle persone. Discorso più attuale che mai per via dei progetti di Smart Cities in corso di sperimentazione.

 - E infine il pensiero di vecchi maestri come l'economista Claudio Napoleoni, il cui pensiero viene oggi recuperato e valorizzato da vari autori come Gabriele Guzzi, che ha curato una nuova edizione di “Lezioni sul Capitolo Sesto Inedito di Marx”.

 Grazie ad autori come questi siamo in grado di analizzare i complessi tempi in cui viviamo, nei quali vediamo emergere trasformazioni sempre più rapide. Due sono gli aspetti ricorrenti principali sui quali tutti gli analisti si concentrano:

 1) la forza della tecnologia nelle mani delle élite utilizzata per dare vita a tecniche di controllo e ingegneria sociale sempre più sofisticate

 2) le implicazioni psicologiche del vivere immersi in una cultura della guerra e della competizione:

 La forma della società determina la forma della mente degli individui e crea giovani cittadini sospettosi, competitivi, privi di fiducia verso gli altri, oppure che decidono di non crescere, perché non vi è nulla di buono nella società che li attende. In tutti i casi individui sempre più isolati e soli di fronte alle avversità della vita.

 Non a caso i sistemi sociali più attaccati e demonizzati, oggetto di demolizione da parte del sistema sono la scuola, la sanità e le organizzazioni dei lavoratori,

poiché queste istituzioni hanno nel loro DNA virtù che contrastano il pensiero bellico, come solidarietà sociale, gratuità ed empatia. Dice a questo proposito il filosofo e linguista Noam Chomsky :

 “Ai privati non piace l’istruzione pubblica, per diverse ragioni. La prima ha a che fare con il principio stesso su cui essa si fonda, che dal potere è percepito come una minaccia: il concetto di solidarietà…”

 “…Ciò contrasta con la dottrina in base alla quale bisogna pensare solo a se stessi e non curarsi degli altri che restano indietro: il principio cardine del business”

 “L’istruzione pubblica è una minaccia a un tale sistema di pensiero perché contribuisce a formare la solidarietà, la comunità, il sostegno reciproco”

 Esiste pertanto, come dice l'economista Gabriele Guzzi, la necessità di integrare la dimensione della coscienza e della psiche nel pensiero marxista,

 1) attraverso una comprensione del funzionamento della propria psiche basata su meccanismi difensivi e condizionamenti è possibile capire e analizzare i condizionamenti sofisticati messi in atto attraverso le moderne tecniche di controllo e ingegneria sociale

 2) soltanto una mente depurata dalla cultura bellica e avente un alto grado di consapevolezza di sé può pensare realisticamente di avviare un processo rivoluzionario.

 Un processo rivoluzionario basato su contenuti ineccepibili sarebbe infatti destinato al fallimento se portato avanti da persone con la psiche immersa nei valori della competizione e dei rapporti di forza. In virtù di tutto ciò si rileva l'esigenza di aggiungere alla lotta di classe anche quella che potremmo chiamare una lotta tra tipologie di umanità.

 Come possiamo credere per esempio di appartenere alla stessa “classe” di umanità del genocida Benjamin Nethanyau e dei suoi alleati internazionali? Eppure tutti noi, consapevoli o meno, possediamo un ego bellico, e su di esso dobbiamo lavorare. Come diceva Etti Hillesum nei suoi diari, riportando un dialogo con il coetaneo Jan Bool sulla disumanità del nazismo:

 “ … cosa spinge l’uomo a distruggere gli altri? E io: gli uomini, dici – ma ricordati che sei un uomo anche tu. E inaspettatamente, quel testardo, brusco Jan era pronto a darmi ragione. Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi, continuavo a predicare; e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi”.

 Si tratta a mio modo di vedere di un percorso che ci sarà sicuramente, è solo questione di tempo. Perché restare immersi nell'io bellico minaccia la sopravvivenza della specie, come si vede bene dagli episodi recenti di guerra e distruzione, anche ecologica, che stanno devastando ampie zone del pianeta.    E ci sono sicuramente strumenti, alcuni dei quali davvero inaspettati, che personalmente non avrei mai pensato di dover utilizzare, come le tecniche di meditazione e di auto-conoscimento, per attuare un processo di trasformazione delle coscienze, precondizione della creazione di una nuova politica. A suggerirlo sono intellettuali come Marco Guzzi e Mauro Scardovelli.

 I recenti eventi di inizio anno, con l'inaudito rapimento del capo di stato del Venezuela Nicolas Maduro da parte degli USA, ci confermano una tendenza che era già in atto negli ultimi anni:

 qualsiasi leader occidentale si ponga in contrapposizione agli interessi delle elite della oligarchia finanziaria e dei suoi alleati rischia la destituzione. A volte ciò è avvenuto grazie allo strumento dello “spread”, uno strumento di “soft power” apparentemente tecnico e neutrale, ma molto efficace per convincere i paesi satelliti ad andare nella direzione desisderata, a volte avviene in modo istituzionale e subdolo come in Francia, dove    nessuna delle due forze che hanno raccolto più voti governa il paese, oppure in modo più deciso come accaduto in Romania con l'annullamento delle elezioni per discutibili motivi.

 Per coloro che malgrado i tentativi di corruzione e le pressioni insistono su una via indesiderata, che si contrappone al sistema militare industriale occidentale e ai fondi finanziari ad esso collegati, rimangono le maniere forti, come abbiamo visto nel caso di Nicolas Maduro, ma anche nel caso dell'attentato fortunatamente fallito, al premier Slovacco Robert Fico.

 Vediamo dunque tramontare, almeno per un po' di tempo, l'idea di poter davvero ambire a cambiare le cose attraverso i processi formalmente democratici. Ne vanno ricostituiti i presupposti. Ed è proprio a tal fine che come primo passo sarà necessario rafforzarci prima di tutto mentalmente, in modo che né rabbia né timore possano offuscare la nostra lucidità in questa epoca difficile.

 Ci sono indubbiamente anche notizie positive, per esempio notiamo che la propaganda di sistema non attecchisce più: hanno provato inutilmente a bollare come putiniani e antisemiti tutti coloro che si oppongono al finanziamento del sistema della guerra, ma le persone nella maggioranza sono rimaste contrarie alla corsa agli armamenti e alla spedizione di armi nei teatri di guerra.

 Le splendide e importantissime mobilitazioni per la Palestina hanno messo una grande paura ai governi di tutta Europa, perchè c'è il timore che i popoli riprendano a lottare davvero per i propri interessi e per la pace. Come diceva Gramsci dunque, opponiamo al pessimismo della ragione l'ottimismo della volontà. E prepariamoci, poiché nei prossimi anni, armandoci di un nuovo tipo di pensiero radicalmente solidale, ognuno di noi verrà chiamato a far parte di un grande movimento mondiale contro la guerra e contro il pensiero predatorio che la sostiene.

Martino Bonardi

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