Anche negli USA si chiede la pace in Ucraina e il ritiro della NATO

di Patrick Boylan - pressenza.com - 18/01/2023
Spetta ai popoli degli stessi Paesi della NATO premere sui propri governi per fermare la sua espansione all’est. Questa è l’UNICA strada per ripristinare la pace

Il conflitto in Ucraina non nasce dal tanto sbandierato “desiderio di impero” del presidente russo, Vladimir Putin, bensì dal molto meno sbandierato “desiderio di impero” della NATO… e di Wall Street.  Si tratta di un desiderio di dominare e di sfruttare altri Paesi, lo stesso impulso che ha portato alle invasioni (rivelatesi poi ingiustificate) dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia, della Siria e poi, nel 2014, della stessa Ucraina, quando ad assaltare Kiev e ad imporre un leader voluto da Washington erano le milizie ucraine filo naziste addestrate nelle caserme NATO in Polonia.

Oggi – come nel lontano 2014 – si vede a malapena la mano della NATO dietro l’insorgere dei tragici eventi in Ucraina, ma c’è.  E riconoscere questo fatto è importante perché consente a noi pacifisti occidentali di poter agire da protagonisti per riportare la pace.

Prima, però, dobbiamo renderci pienamente conto in che maniera la NATO ha agito e agisce.

Secondo la Narrazione Ufficiale appena ricordata, il conflitto in Ucraina sarebbe dovuto esclusivamente al sogno di Putin di diventare un nuovo Hitler e di conquistare il mondo. Solo che, sogni a parte, Putin sa benissimo – come i fatti stanno a dimostrare – che la Russia è sì una potenza nucleare, ma non ha le forze per condurre una guerra planetaria e nemmeno una guerra su scala europea; addirittura, ha molta difficoltà a fare una guerra nella sola regione est dell’Ucraina, il Donbass.  Quindi, a meno di non essere completamente pazzo, Putin non può aver attaccato l’Ucraina, come ha fatto, convinto di essersi lanciato alla conquista del mondo, un pezzo alla volta, come recita la propaganda del Pentagono ripresa dai mass media mainstream.

Putin ha attaccato l’Ucraina perché la NATO lo ha provocato a farlo, annunciando (poi smentendo, poi annunciando di nuovo, poi smentendo, poi riannunciando, in una calcolata guerra dei nervi) il suo intento di espandersi fino ai confini russo-ucraini, costruendo lungo quei confini diversi siti per missili nucleari che i russi non potrebbero abbattere, essendo il punto  di lancio così vicino a Mosca.

In altre parole, la Russia ha attaccato perché la NATO ha tirato fuori un coltello (l’Ucraina, appunto) e glielo sta puntando alla gola.

Come bisogna reagire a un bullo (in questo caso, la NATO) che tira fuori un coltello e te lo punta alla gola?  Devi supplicarlo di risparmiarti?  Devi gridare “aiuto”?  Per Putin, né l’uno né l’altro.  Egli ha scelto di usare la violenza contro la minaccia di violenza, attaccando per prima: un crimine secondo il diritto internazionale e un tragico errore che sta costando caro alla Russia.

Inoltre, quella scelta ha dimostrato quanto sia sbagliato rispondere alla violenza con la violenza. Ma dobbiamo concludere che essa dimostra anche che Putin sia davvero pazzo o, come minimo, un bugiardo?  In fondo, egli afferma di aver dovuto fare una guerra preventiva contro un pericolo che non è nemmeno imminente.

Nel fare così, tuttavia, egli può vantare degli illustri predecessori. Gli USA, ad esempio, l’hanno fatto più volte.  Nel 2003, il Presidente Bush invase l’Iraq per impedirgli di usare delle ipotetiche armi di distruzione di massa mai trovate, occupando poi illegalmente il Paese per altri dieci anni, senza subire sanzioni o condanne da parte dell’Unione Europea.  E nel 1962, il Presidente Kennedy rispose al presunto intento dell’allora URSS di installare missili nucleari a Cuba, a meno di 90 km dagli Stati Uniti, apprestandosi a dichiarare la Terza Guerra Mondiale!  Malgrado il fatto che egli sapesse benissimo che questa sua decisione, se messa in pratica, sarebbe stata giudicata dalla Storia un errore criminale, in quanto gli ipotetici missili sovietici non rappresentavano ancora un pericolo imminente contro gli USA.  Kennedy si discolpò presso l’opinione pubblica affermando che nessun Paese può accettare nemmeno i preparativi per l’installazione di missili nucleari sui propri confini.

Fortunatamente nel 1962 l’URSS fece marcia indietro e rinunciò all’installazione dei suoi missili a Cuba (anche perché aveva ottenuto, come contropartita in trattative segrete, lo smantellamento di una base missilistica USA in Turchia).  Così fu scongiurata una conflagrazione nucleare.

Oggi, però, la NATO si rifiuta di fare marcia indietro. Anzi, sta suonando i tamburi di guerra, ufficialmente per aiutare l’Ucraina a riconquistare il Donbass e la Crimea in nome della sua sovranità, ma in realtà per poter poi installare le sue basi missilistiche proprio lì.

In altre parole, Wall Street e la NATO (il braccio armato dell’alta finanza USA) hanno ogni intenzione di tenere il coltello puntato alla gola della Russia, installando missili balistici sui confini russo-ucraini perché in tal modo potranno costringere la Russia a capitolare su tutta la linea – pena l’annientamento.  Ad esempio, potranno imporre alla Russia un Presidente pro USA, disposto a cedere alle multinazionali statunitensi e in particolare quelle britanniche a prezzi stracciati le vaste risorse energetiche russe, come gli USA imposero a Eltsin negli anni ‘90.

Ora, riflettiamoci un istante.

Cosa faremmo NOI se ci trovassimo in una situazione del genere?  Cioè, se fossimo la Russia.

(1.) Non potremmo accettare un coltello alla gola.

(2.) Ma non potremmo nemmeno reagire con un attacco, perché ciò peggiorerebbe le cose.

Esiste forse una terza via?

È quello che dirà la manifestazione odierna a New York. Esiste sì una terza via, diranno ad esempio le donne dell’ONG Code Pink, co-organizzatrici.  E’ una via, però, che non esige dalla Russia, come invece fanno Washington e Kiev, il ritiro unilaterale dall’Ucraina per lasciar entrare la NATO, in quanto ciò equivarrebbe a chiedere alla Russia di suicidarsi.

Perciò la risposta è proprio quella opposta: esigere che sia la NATO a ritirarsi.  Perché può e deve farlo. Infatti, la NATO non ha nessun bisogno di installare i suoi missili sui confini russo-ucraini, dove non potrebbero essere abbattuti. Quei missili rappresentano già un deterrente sufficiente collocati dove si trovano ora.

Inoltre, sappiamo (dall’offerta di negoziati che la Russia ha fatto PRIMA dell’invasione, nel dicembre 2021) che Putin è più che disposto a fare concessioni.  Quindi la NATO potrebbe verosimilmente ottenere una contropartita accettabile (come Krusciov da Kennedy nel 1962) se solamente accettasse, in via definitiva mediante trattato, di non espandersi fino all’Ucraina.

“Ma l’Ucraina non è libera di entrare nella NATO, se vuole?”, si chiede spesso.  La risposta è negativa.  “La mia libertà finisce dove comincia la vostra” disse Martin Luther King.  Non abbiamo la libertà di stoccare bombe nel nostro giardino se ciò mette in pericolo i nostri vicini.  Per lo stesso motivo, il Messico non è libero di aderire alla CSTO (la versione russa della NATO) e di lasciar installare missili russi lungo i suoi confini con gli USA.  O l’Ucraina di aderire alla NATO.  La libertà non è incondizionata, è sempre vincolata dal rispetto per l’incolumità degli altri.

Ciò significa che, nel pretendere che la NATO faccia marcia indietro, non stiamo chiedendole di arrendersi a un bullo.  La NATO non avrebbe dovuto fare la sua provocazione per cominciare.  Perciò fare marcia indietro significa semplicemente “resettare” le cose al punto di partenza.

In conclusione, dunque, esiste sì una possibilità di pace in Ucraina ed è nelle nostre mani. Perché solo NOI possiamo fermare l’espansione della NATO a est.

La Russia non riesce a farlo, lo si vede. La Cina si rifiuta di schierarsi. L’Europa o guarda dall’altra parte (Austria, Irlanda, ecc.) o appoggia la NATO fornendo armi per alimentare la guerra in Ucraina (Italia, Francia, ecc.).  L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha il potere di fermare l’espansione della NATO e il Consiglio di Sicurezza, che ne avrebbe il potere, non lo farà mai perché tra i membri permanenti, con diritto di veto, ci sono paesi appartenenti all’Alleanza Atlantica.

Ciò significa che spetta ai popoli degli stessi Paesi della NATO premere sui propri governi per fermare la sua espansione all’est. Questa è l’UNICA strada per ripristinare la pace.

Ed è l’unica maniera per aiutare davvero i poveri ucraini.  Infatti, “aiutarli” non significa inviare loro più armi, checché se ne dica.  Non dobbiamo ascoltare quegli ucraini che ripetono la linea del Pentagono chiedendo “più armi” per farsi poi uccidere e consentire così alla NATO di sfinire la Russia in una lunghissima guerra di attrito.  Dovremmo ascoltare, invece, gli ALTRI ucraini, quelli che il governo “democratico” non ha ancora ucciso o incarcerato per aver chiesto la pace.  Quelli che vogliono che l’Ucraina resti fuori dalla NATO, per garantire quella pace.  (I nostri media non lo dicono, ma l’Ucraina ha ucciso o fatto “sparire” più di 80 blogger e giornalisti, considerati traditori perché avevano osato chiedere la pace e la neutralità.)

Dovremmo ascoltare loro, i coraggiosi ucraini non ancora “fatti scomparire”, invece dei tirapiedi del Pentagono che vediamo sempre in TV.

Perciò lo slogan della manifestazione di oggi a New York è un proclama che tutti noi possiamo sottoscrivere, insieme a tutti gli ucraini amanti della pace.   E cioè:

ESPANSIONE DELLA NATO — NO!
PACE IN UCRAINA — SÌ!

L’ONU non può fermare l’espansione della NATO a est?  Tocca a noi farlo, per riportare la pace.

People have the power

Patrick Boylan
Patrick Boylan, già professore di Inglese per la Comunicazione Interculturale all'Università “Roma Tre”, si è laureato nella sua nativa California e di nuovo alla Sorbona di Parigi, dove ha anche insegnato come visiting professor. Ora co-dirige il Journal of Intercultural Mediation and Communication (Cultus), svolge training interculturali, ed è attivista per la Rete NoWar e le associazioni PeaceLink e Statunitensi per la pace e la giustizia.

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