Nei giorni scorsi, la riunione delle RSU scuola della FLC CGIL Bologna ha approvato all’unanimità un ordine del giorno da portare in discussione e delibera negli organismi collegiali (collegi docenti e consigli d’istituto) in tutti gli istituti della provincia.
Un documento che riconosce il ruolo costituzionale delle forze armate come organo della Repubblica antifascista ma che contestualmente chiede alle scuole di impegnarsi a non esporre e/o diffondere materiali che facciano propaganda di attività belliche, arruolamento e vita militare, di non accogliere progetti in partenariato con strutture militari o aziende coinvolte nella produzione e nella vendita di materiale bellico, di non organizzare visite e viaggi di istruzione presso strutture militari e di realizzare stage e sessioni di PCTO (ora FSL) esclusivamente presso strutture civili.
Inoltre, chiede l’impegno di rafforzare le attività che mettano al centro l’educazione alla pace, all’accoglienza, alla solidarietà, al rispetto dei diritti umani e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, ponendole tra le finalità educative del PTOF. Si chiede, infine, di promuovere iniziative che accompagnino gli studenti e le studentesse nell’approfondimento della storia, nella discussione critica delle dinamiche geopolitiche e delle situazioni internazionali attuali, fornendo loro strumenti per riconoscere e gestire emozioni come paura e ansia causate dalla forte esposizione a notizie e immagini di guerra. Rendere pubblica e manifesta la scelta di lavorare in una scuola libera da guerre e violenza.
Un’iniziativa che vuole anche ribadire e difendere la centralità della discussione democratica, delle delibere e l’autonomia degli organi collegiali, sempre più spesso sotto attacco, negli ultimi periodi, da ingerenze esterne dello stesso Ministero che invia ispettori nelle scuole o punta il dito contro docenti, lavoratrici e lavoratori che nella loro libertà d’insegnamento promuovono attività didattiche e discussioni sul mondo che ci circonda.
Un mondo, purtroppo, pieno di conflitti dove ormai il diritto internazionale e la diplomazia sono stati calpestati dalla logica del più forte e dall’uso della forza militare come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, in spregio alla nostra carta costituzionale che non dà margini di ambiguità: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” No alla pedagogia della guerra. I luoghi del sapere sono luoghi di pace.
A questo link il testo dell’ordine del giorno.



