New York. Martedì, oltre 80 Stati membri delle Nazioni Unite e diverse organizzazioni hanno condannato le decisioni israeliane “unilaterali” volte ad ampliare la “presenza illegale” di Israele nella Cisgiordania occupata, riferisce Anadolu.
Presentando una dichiarazione in una conferenza stampa presso la sede dell’ONU a New York, l’inviato palestinese all’ONU Riyad Mansour ha dichiarato: “Ho l’onore di presentare la seguente dichiarazione a nome di 80 Stati e di un certo numero di organizzazioni sulle ultime decisioni israeliane riguardanti la Cisgiordania occupata”.
“Condanniamo con forza le decisioni e le misure unilaterali israeliane volte ad ampliare la presenza illegale di Israele in Cisgiordania. Tali decisioni sono contrarie agli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale e devono essere immediatamente revocate”, ha affermato, sottolineando “la nostra forte opposizione a qualsiasi forma di annessione”.
Il gruppo ha ribadito il proprio rifiuto di “tutte le misure volte ad alterare la composizione demografica, il carattere e lo status del Territorio palestinese occupato dal 1967, inclusa Gerusalemme Est”.
“Tali misure violano il diritto internazionale, compromettono gli sforzi in corso per la pace e la stabilità nella regione, sono in contrasto con il Piano Globale e mettono a rischio la prospettiva di raggiungere un accordo di pace che ponga fine al conflitto”, afferma la dichiarazione.
I Paesi hanno inoltre riaffermato il loro impegno, riflesso nella Dichiarazione di New York, “ad adottare misure concrete, in conformità con il diritto internazionale”, e in linea con le pertinenti risoluzioni dell’ONU e con il parere consultivo del luglio 2024 della Corte Internazionale di Giustizia (CIJ), che ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana del territorio palestinese e ha chiesto l’evacuazione di tutti gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
La dichiarazione ha sottolineato che una “pace giusta e duratura”, basata sulle pertinenti risoluzioni dell’ONU, sui termini di riferimento di Madrid, sul principio della terra in cambio di pace e sull’Iniziativa di Pace Araba “rimane l’unico percorso per garantire sicurezza e stabilità nella regione”.
Israele ha intensificato le operazioni militari in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, da quando ha lanciato la sua guerra contro la Striscia di Gaza, nell’ottobre 2023. Le operazioni includono uccisioni, arresti, sfollamenti ed espansione degli insediamenti, secondo funzionari palestinesi, i quali affermano che le misure mirano a imporre nuove realtà sul terreno.
Almeno 1.114 palestinesi sono stati uccisi da allora, 11.500 feriti e 22.000 arrestati in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, secondo dati ufficiali palestinesi.
Domenica, il governo israeliano ha approvato una proposta per registrare ampie aree della Cisgiordania come “proprietà statale”, per la prima volta da quando Israele ha occupato il territorio nel 1967.
I palestinesi avvertono che le azioni di Israele aprono la strada a un’annessione formale della Cisgiordania occupata, che secondo loro porrebbe fine alle prospettive di uno Stato palestinese previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite.


