Solo un Dio ci salverà: la lotta alla guerra

di Raniero La Valle - ilfattoquotidiano.it - 02/07/2026
Oltre la politica, oltre le Chiese potrebbe promuoversi un grande movimento mondiale, degno del cambiamento d’epoca, e approntare istituzioni di prevenzione e controllo a presidiare, disarmando le bestie.

Mentre si sta smantellando l’intero ordine mondiale quale lo si è costruito in 3000 anni di storia, dal Sinai al Palazzo di Vetro, dall’homo sapiens all’I.A. (Intelligenza Alienata), nell’ultima puntata di Otto e mezzo si è discusso di quale sia oggi il punto più critico della situazione mondiale. La risposta più persuasiva è che non è dove oggi la tragedia è maggiore, e cioè in Israele, Palestina, Libano e Iran, ma a Kiev, che può ciecamente innescare la terza, e ultima, guerra mondiale. Oggi la politica non ha risposte a questa crisi, per l’estraneità alla ragione della maggior parte degli attuali capi politici, da Trump a Netanyahu, da Von der Leyen a Rutte. Ma un lampo ha attraversato il dibattito alla notizia che, aprendo il Concistoro, papa Leone XIV sorprendentemente aveva riproposto l’articolo di fede secondo cui “la guerra non è mai degna dell’uomo e non è mai benedetta da Dio”, perché “il Creatore ci ha dotato di un’intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie magari dotate di armi iper-tecnologiche”.

La sorpresa è duplice. La prima, perché tale lettura cruciale non è stata avanzata in un normale esercizio del ministero petrino, ma insieme a 180 cardinali di tutto il mondo, in un Concistoro straordinario, cioè in una forma in cui finalmente si realizza la mitica collegialità del potere pontificio voluta dal Concilio Vaticano II.

La seconda sorpresa è che il tema della guerra viene affrontato fuori dal consueto dibattito politico o militare o anche solo pastorale, ma nel quadro del tutto alternativo del conflitto attuale tra “intelligenza e volontà” umane e la “iper-tecnologia” che pretende di sostituirle e superarle, a cominciare dalle nuove armi. Non sappiamo se Prevost, ai tempi del suo apprendistato a Roma, abbia letto Dante e qui l’abbia implicitamente citato. Di certo ne ha ripetuto la lapidaria sentenza: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. Tutti a Otto e mezzo hanno espresso consenso e lode per tale intervento, sottolineando che il Papa è l’unico vero leader mondiale che con parole nette e comprensibili a tutti dice la verità su cose vitali per ognuno. Ma Lucio Caracciolo ha aggiunto un’osservazione fulminante: “Ma il Papa non governa”, non è sottoposto alla critica degli effetti. Dunque può parlare in modo sempre più forte, ma l’eco per il mondo può finire in una news o nelle notizie di coda dei telegiornali. Osservazione giustissima. Ma se davvero fosse lì, nel non essere come bruti, al limite dell’umano, il nodo di tutto per il futuro nostro e del mondo? Qui è chiamata in causa non questa o quell’ideologia o cultura, ma la modernità stessa quale si è costruita fin qui. Essa, a partire dal cristianissimo Grozio (1600), si è fondata sulla “ipotesi” che “Dio non ci sia e non si occupi dell’umanità”, perché siamo abbastanza adulti da cavarcela lo stesso. Finora, bene o male, ha funzionato. Intelletto e volontà non avevano bisogno di quella fondazione inattaccabile che secondo il Papa viene dal fatto che “Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza”; vuol dire che tutto il resto, la libertà, i sentimenti, l’etica, l’amore, la compassione, sono unite per natura a intelletto e volontà; senza queste, l’Intelligenza passa ai bruti, non può giudicare, decidere, non può scegliere né di amare i nemici né di non uccidere né di rispettare l’altrui, né di curarsi della sorte del mondo. Questa è l’Intelligenza Artificiale, scissa dall’uomo che non ce la fa a resisterle, schiacciato da concentrazioni di denaro di milioni di miliardi di investimenti e profitti e da oligarchie dominanti potentissime il cui numero si conta sulle dita di una mano.

La democrazia, che pur ha liberato milioni di uomini e continuerà a farlo, non ha risposte a questa sfida: non ce l’ha in agenda per le prossime elezioni. Resta, negata, l’ipotesi esclusa. Ma se le si toglie l’embargo, se si ammette che Dio ci sia e si occupi di noi, ciò varrebbe a ripristinare potenzialità perdute e a saldare di nuovo intelletto e libertà, intelligenza e giudizio; non occorre la certezza, basta ridare dignità all’ipotesi rimossa: allora il Papa non parlerebbe al vento, ma si sveglierebbero miliardi di coscienze, e forse si riaprirebbe la partita non con i governi ma nelle piazze, nelle palestre, nelle case, nelle fabbriche, sui mari di Crimea e di Gaza, la crudeltà sarebbe svergognata, il diritto ripristinato, le rapine della verità impedite. Forse a questo portava Heidegger quando disperava della tecnica moderna, non più in alcun modo “strumento”, e diceva “ormai solo un Dio ci può salvare”. Un Dio, ma in carni umane. Oltre la politica, oltre le Chiese potrebbe allora promuoversi un grande movimento mondiale, degno del cambiamento d’epoca, e approntare istituzioni di prevenzione e controllo a presidiare, disarmando le bestie, i limiti intransitabili di questo magnifico umano, sostenute ma indipendenti dai governi, un’autogestita Intelligens Humanitas.

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