Dies irae

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 25/06/2013
Sentenza del processo Ruby: altri 7 anni di prigione per il cavaliere, che si cumulano a quelli comminati negli altri processi, ma cosa cambia nel quadro politico?

Altri 7 anni di prigione per il cavaliere: lo ha stabilito la sentenza milanese al processo sul caso Ruby-rubacuori. Sembra che sia arrivato il giorno del giudizio per Berlusconi, ma ormai siamo abituati alle sue resurrezioni, grazie anche alla sinistra, che gli ha sempre fornito l’ossigeno - anche quando i suoi stessi compari di partito volevano farlo fuori - quindi saremo cauti anche nell’entusiasmo che la notizia ci ha provocato.

Dunque: sono 7 anni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, che si sommano a quelli racimolati negli altri processi. Vediamo quanti e quali.

Processo Mediaset

Il processo Mediaset è il frutto di una inchiesta nata da un filone del processo All Iberian e riguarda la compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset attraverso società offshore, riconducibili al gruppo di Berlusconi. In questo processo Silvio Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. Secondo il tribunale Mediaset comprava diritti di film girati negli Stati Uniti attraverso società offshore, che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo a ogni passaggio. Questo processo permetteva alla società di creare e nascondere dei fondi neri.

In primo grado il cavaliere è stato condannato a 4 anni per frode fiscale e la corte d’appello di Milano ha confermato la condanna in primo grado. Fra l’altro tra le pene accessorie previste per Berlusconi c’è l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, e quella dalle cariche societarie per tre anni. Tuttavia tre dei quattro anni per i quali l’ex presidente del consiglio è stato condannato sono coperti dall’indulto.

Il processo, cominciato nel 2006, ha corso il rischio di essere annullato per un conflitto di attribuzione tra i poteri dello stato, che è stato posto al vaglio della corte costituzionale. La questione è questa: nel 2010, durante un’udienza del processo di primo grado, fu negato il legittimo impedimento a Silvio Berlusconi, che all’epoca era presidente del consiglio.

Gli avvocati di Silvio Berlusconi avevano chiesto l’intervento della consulta, perché appunto il 1 marzo 2010, durante il processo Mediaset, il tribunale di Milano aveva rifiutato la richiesta di rinvio del processo per Berlusconi, che all’epoca era presidente del consiglio e che doveva presiedere un consiglio dei ministri.

Il calendario delle udienze, però, era stato fissato prima della riunione di governo e il rinvio del processo non fu concesso. I legali di Berlusconi decisero di sollevare la questione di attribuzione e di ricorrere alla corte costituzionale. Ma la consulta ha stabilito che il calendario delle udienze era stato pattuito con i legali dell’ex premier e quindi non c’erano ragioni per concedere il legittimo impedimento. Così qualche giorno fa, il 19 giugno scorso, la corte costituzionale ha respinto il ricorso dei legali di Silvio Berlusconi per legittimo impedimento nel caso Mediaset. In questa stessa data i suoi legali hanno fatto ricorso alla corte di cassazione contro la condanna emessa l’8 maggio dalla corte di appello di Milano, che ha confermato la sentenza di primo grado e ha stabilito per l’ex premier quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale.

Processo Unipol

Processo per rivelazione del segreto d’ufficio nel caso Unipol: Berlusconi è stato condannato in primo grado per aver ascoltato le intercettazioni telefoniche tra Piero Fassino del PD e l’allora presidente di Unipol Giovanni Consorte e averle fatte pubblicare dal quotidiano della sua famiglia Il Giornale, nel 2005.

Silvio Berlusconi è stato condannato a un anno di carcere con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. Nella telefonata intercettata Piero Fassino diceva a Giovanni Consorte “Abbiamo una banca”. L’intercettazione era coperta da segreto istruttorio.

Paolo Berlusconi, il fratello del leader del Pdl, è stato condannato a due anni e tre mesi per rivelazione di segreto d’ufficio e per ricettazione. La sentenza prevede che il cavaliere versi 80mila euro di risarcimento a Piero Fassino, che si è costituito parte civile. Inoltre i Berlusconi dovranno pagare 10mila euro di spese processuali.

“È una sentenza di condanna veramente sorprendente, non c’erano e non ci sono prove a carico del presidente Berlusconi”, ha commentato l’avvocato di Berlusconi Piero Longo. Ma il 4 giugno scorso i giudici della quarta sezione del tribunale di Milano hanno depositato le motivazioni della sentenza Unipol. Spiegano i giudici che senza il sostegno di Berlusconi “in termini di concorso morale, non si sarebbe realizzata la pubblicazione, posto che la presenza in quel luogo e data, certamente significativa, già di per sé, costituiva il passaggio necessario per l’ulteriore sviluppo della propalazione della notizia alle persone che non ne erano a conoscenza”. E a proposito della patetica scusa del cavaliere, che si era addormentato durante l’ascolto, scrivono i giudici: “Quella sera la registrazione audio venne ascoltata attraverso il computer, senza alcun addormentamento da parte di Silvio Berlusconi, o inceppamento del pc”. Proseguono le motivazioni: “Deve ritenersi che Silvio Berlusconi abbia ricevuto, quella sera a casa sua, ad Arcore, la visita di Favata e Petessi, insieme al fratello, essendo ben consapevole del motivo per cui si svolgeva quella visita, in parte destinata a fargli sentire la famosa telefonata, nella chiara prospettiva della sua pubblicazione, di peculiare interesse in quel periodo pre-elettorale, tenuto conto della già sottolineata portata politica di quella conversazione”. Infine, secondo i giudici, “il ruolo precipuo del premier era collegato, certamente, alla strenua richiesta di Raffaelli di incontrarlo per potergli presentare personalmente il suo progetto e ottenere l’appoggio, atteso che, secondo quanto lui stesso ha affermato, non avrebbe ceduto la chiavetta se non in quella occasione. Inoltre la sua qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino, rende logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata, non potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata per altro a casa sua, fosse poi pubblicata, a prescindere dalle espressioni di soddisfazione riferite da Favata a Petessi all’epoca dei fatti”.

Vauro

 

Processo Ruby

E adesso alle sentenze di condanna di questi processi si aggiunge quello cosiddetto “Ruby”, che ha visto un epilogo così sorprendente proprio oggi.

La procuratrice aggiunta del tribunale di Milano Ilda Boccassini alla fine della sua requisitoria aveva chiesto sei anni di prigione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile nel caso che coinvolge Karima el Mahroug, detta Ruby Rubacuori.

Boccassini ha dichiarato nella sua arringa finale: “Non ci sono dubbi che Ruby abbia fatto sesso con Berlusconi e che abbia ricevuto in cambio soldi e favori”. Secondo la giudice Ruby ha ricevuto 4,5 milioni di euro dall’ex premier.

Ilda Boccassini ha denunciato un vero e proprio “sistema organizzato di prostituzione, messo in piedi da Berlusconi”. Secondo l’accusa Berlusconi sapeva che Ruby era minorenne quando la invitava alle feste a casa sua e per la legge italiana è illegale avere rapporti sessuali con un minore di 18 anni. Il fatto è che sia Ruby che il cavaliere li hanno sempre negati. Tuttavia la Bocassini afferma: “Non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse, anche prima di venire in contatto con qualcuno della cerchia di Berlusconi nel febbraio del 2010″. Del resto era finita in caserma accusata di furto dalla sua coinquilina, una certa Caterina Pasquino, mica per caso. Le notizie d’agenzia ci raccontano che la volante ferma Karima-Ruby in corso Buenos Aires in seguito a una segnalazione per furto arrivata da Caterina Pasquino, come si diceva, che la ospitava in casa. Scrivono le agenzie di stampa “Dai primi contatti con agenti e funzionari, la pm minorile di turno Anna Maria Fiorillo si insospettisce, dato che la ragazza afferma di vivere facendo “la danza del ventre”, e dispone che sia affidata a una comunità. Dalle 23,34, dalla questura partono una serie di telefonate a diverse strutture per trovare un posto libero, mentre Ruby, priva di documenti, viene fotosegnalata. Dato che un posto libero non si trova, Fiorillo chiede che sia trattenuta in questura per la notte.”

Fino a questa fase, afferma la Boccassini nella sua requisitoria, il comportamente di pm e funzionari di polizia è “lineare e ineccepibile“. Ma poi la vicenda prende una piega diversa. Perché la notizia del fermo arriva a Berlusconi, che sollecita la Minetti perché vada subito a prenderla in questura. E come se non bastasse, poi il cavaliere telefona direttamente anche in questura.

Ancora ricostruiscono le agenzie di stampa “La prima telefonata del premier al capo di gabinetto della questura Pietro Ostuni, che si trova a casa, arriva alle 23,49. E’ qui che Berlusconi dipinge Ruby come “una nipote del presidente egiziano Mubarak”. Ostuni testimonia che il premier parla di “affido“, segno, secondo Boccassini, che sa che Ruby è minorenne, dato che “non si possono dare in affido persone di 30 o 45 anni”.

Da questo momento le acque si intorbidano e la requisitoria si fa stringente: quando Ostuni chiamò il questore per avvertirlo della telefonata di Silvio Berlusconi sapeva “benissimo che la vicenda della nipote di Mubarak era una balla colossale e sapeva benissimo che la ragazza era minorenne, marocchina e scappata da una comunità e che interessava all’allora presidente del consiglio”. Il quale temeva che, restando in Questura, Ruby “svelasse di aver fatto sesso con lui” e “quanto accadeva” nella sua dimora. Tra l’altro, ha osservato Boccassini, all’epoca erano già note al pubblico le vicende di Noemi Letizia e delle foto delle ragazze a Villa Certosa, Certamente “a conoscenza” anche dei poliziotti.

Poi, a proposito della genuinità delle ricostruzioni della difesa, Ilda Boccassini ha sottolineato che “le persone che sono state sentite sono a libro paga di Silvio Berlusconi”. E ha fatto notare che le ragazze “sono state prostitute” dunque, a differenza di ciò che sostiene Berlusconi, non sono state danneggiate dalle indagini.

Ed è propria da queste ultime che vengono fuori le telefonate intercettate, in cui i protagonisti dicono la verità, contrariamente a quanto invece sostenuto in aula. Sul cosiddetto Rubygate, Il Fatto quotidiano già in un articolo del 18 gennaio 2011 scrive in un documentatissimo redazionale “E così, tra intercettazioni, verbali, interrogatori, che, secondo i pm, inchiodano il Cavaliere alle sue responsabilità penali, spunta anche il grande ricatto al premier. “Ho chiesto cinque milioni a Silvio Berlusconi per tacere”, perché “il mio caso è quello che spaventa tutti e sta superando il caso della D’Addario e della Letizia”. Ruby è molto chiara. Dopodiché prosegue: “Silvio mi ha chiamato spesso e mi ha detto di passare per pazza e raccontare cazzate. Perché io vado da lui da quando ho 16 anni”. La marocchina parla con l’ex fidanzato Sergio Corsaro. E’ molto loquace e a un’amica brasiliana rivela la strategia adottata davanti ai pm: “Ho negato tutto, ho detto che sono andata a casa. E che lui pensava che fossi maggiorenne anche perché sedici anni non li dimostro”. Quindi la recita. Con Ruby davanti ai magistrati a raccontare di come Berlusconi ”quando ha scoperto la mia età mi ha buttato fuori casa”. Insomma, quello che si prevedeva si sta puntualmente verificando. Il contenuto delle pagine dell’indagine milanese iniziano ad uscire. E con le notizie aumentano dubbi e domande. Ad esempio: la richiesta dei cinque milioni ha a che vedere con il prestito di un milione e mezzo fatto dal Cavaliere a Lele Mora. Lo stesso Mora che, a detta di Ruby, le avrebbe prestato migliaia di euro.”

Come si fa dunque ora a guardarla mentre mente spudoratamente sui suoi rapporti col cavaliere e prenderla sul serio? E infatti non l’hanno creduta né il pm Bocassini, né i giudici e hanno condannato Berlusconi.

B. condannato 04

E adesso che succederà?

Salterà il governo? Andremo ad elezioni anticipate e, con la scusa della fretta, con la vecchia legge elettorale? Ci saranno pesanti ripercussioni politiche? I pretoriani del cavaliere faranno qualche altra azione dimostrativa? Vedremo. Intanto il cavaliere ha racimolato ben 12 anni di galera, oltre alla interdizione perpetua dai pubblici uffici e per quanto si cercherà di annullare o ridurre la portata di queste sentenze, non si potrà vanificarle del tutto e comunque fa crollare il mito della intangibilità del cavaliere. E questo è già davvero molto confortante.

B. condannato 05

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