Ricomincio dal NO

di Carlo Sorgi - 25/03/2026
Se il fronte progressista saprà ricordarsi della lezione che dal passato è arrivata oggi a noi allora potremo costruire qualcosa di importante per il futuro del nostro paese.

Il 23 marzo è stata una giornata lunghissima per molti, i comitati del NO e tutti quelli che si sono opposti alla riforma Nordio dalle prime proiezioni hanno visto uno spiraglio di luce farsi sempre più intenso fino a diventare realtà.

Un risultato straordinario, con quasi il 60% dei votanti e due milioni di elettori a favore del fronte del NO, difficile sperare in un risultato migliore, in particolare considerando la disparità delle forze in campo, con quelli del Si che partivano da un vantaggio di 15 punti in percentuale appena tre mesi fa, sicuri del “ bagno di folla” per confermare la riforma Nordio, forti anche delle titubanze del fronte opposto che stentava a formarsi unito e deciso.

Non dimentichiamo la timidezza con cui hanno voluto affrontare la campagna elettorale e ricordiamo invece come l’iniziativa di raccogliere le firme senza le quali avremmo votato già un mese fa (prima degli sguaiati appelli di Meloni, prima di Delmastro e Bartolozzi) sia stata di un gruppo di cittadini e non dei partiti del centrosinistra né del sindacato” ( A. Fabozzi, il Manifesto 24\3\2026).

Diamo ai 15 quello che è dei 15 che a conti fatti ( tempo e maggiore informazione sul referendum ) è tantissimo.

Il resto, diciamolo con la stessa franchezza, lo ha fatto in parte questa maggioranza che un giorno si sveglia e impedisce ai fuori sede di votare. Parliamo di circa 5 milioni di elettori, quasi il 10% dell’elettorato complessivo, formato da studenti e lavoratori fuori dal loro comune di residenza che alle ultime due tornate elettorali ( europee 2024 solo gli studenti e referendum 2025 per tutti ) erano stati ammessi a votare seppure con percorsi complessi. Grazie alla tecnica dei rappresentanti di lista siamo riusciti a recuperare migliaia di voti di fuori sede superando la chiusura governativa, credo che questo esempio di mancato rispetto delle prerogative democratiche abbia influito sul voto giovanile, che è stato sensibilmente favorevole al fronte del NO.

Secondo i dati ufficiali il 55% dell’elettorato nella fascia 18-34 ha votato contro la riforma, percentuale che sale al 58,5% se restringiamo la fascia dai 18 ai 28 anni. Il voto dei giovani è stato il dato sicuramente più significativo e importante di questa tornata.

La maggioranza politica durante questi mesi non si è fatta mancare niente in termini di esasperazione dei toni, pensiamo all’espressione di para-mafiosi utilizzato dal ministro Nordio per i rappresentanti del CSM. È dovuto intervenire il Presidente Mattarella, intervenuto per la prima volta ad una seduta del Consiglio, per richiamare il dovere di rispettare le istituzioni. Pensiamo al plotone di esecuzione, epiteto con il quale la capo di gabinetto del ministero Giusi Bartolozzi ha definito i tribunali in Italia, espressione tanto più grave se pensiamo che è stata utilizzata durante un incontro in Sicilia. A chi parla di plotoni di esecuzione vogliamo ricordare che nell’arco di 25 anni, dal 1969 al 1994, 27 magistrati italiani hanno perso la vita per mano della mafia, della ‘ndrangheta, del terrorismo rosso, di quello nero. Occorre avere maggior rispetto della storia e delle persone, ancora di più se si rappresentano le istituzioni, perché altrimenti si dimostra di non essere adeguati per certe posizioni. Le dimissioni tardive della Bartolozzi, solo dopo l’esito del referendum, sembrano più la ricerca di un capro espiatorio che una resipiscenza.

Complessivamente la posizione del personale del Ministero della Giustizia, e il sottosegretario Andrea Del Mastro è stato l’ultimo e fulgido esempio di “ leggerezza istituzionale”, è stata una manna dal cielo per il fronte del NO e la Meloni è stata costretta, nell’ultima parte della campagna, a scomporsi per spendere tutto il suo carisma per cercare di rimediare alle brutte figure del suo fronte, che incitava a utilizzare metodi clientelari ( durante un evento a sostegno del "sì" avvenuto a Genzano di Lucania, in provincia di Potenza, il parlamentare di Fratelli d'Italia Aldo Mattia ha invitato esplicitamente la platea a fare leva sulla propria rete di conoscenze ) per vincere.

Ma come fronte del NO avevamo contro l’informazione quasi al completo, ad eccezione di alcuni giornali e della Rete 7 che offriva spazi di informazione ad entrambe i fronti e approfondimenti seri e rispettosi delle diverse posizioni.

Quando l’affluenza alle urne si è attestata quasi al 60% le preoccupazioni, considerando i dati sull’informazione riportata, sono addirittura aumentate. Il fronte del No aveva lavorato per un paio di mesi cercando di informare il maggior numero possibile di persone sui contenuti della riforma ma sembrava un confronto impari.

Personalmente dopo aver conosciuto il numero molto alto dell’affluenza al voto, che si era intuito già dalla chiusura del seggi la domenica 22, prima di conoscere i risultati avevo invitato il comitato per il quale mi ero impegnato a considerare il risultato comunque l’espressione della volontà popolare. Dopo di che la volontà popolare ci ha premiato.

Adesso mi permetto alcune considerazioni a caldo che vengono dall’esperienza di questi mesi e dai passati interventi politici e referendum in materia costituzionale.

Così le ricostruisce Nadia Urbinato ( Domani 24\3\2026)” Commissione Bozzi (1983-1985); Commissione De Mita-Iotti (1992-1994); Comitato governativo Speroni (1994); Bicamerale D’Alema (1997-1999); Riforma del Governo Berlusconi: successo parlamentare (2004) e sconfitta referendaria (2006); Bozza Violante (2007); Commissione Letta (2013); proposta Renzi-Boschi (2016). Due sconfitte referendarie (Berlusconi e Renzi-Boschi) e due vittorie (Titolo V nel 2001) e il taglio dei parlamentari nel 2020.

Intervenire in maniera decisa sul testo della Costituzione, come in questo caso con sette articoli modificati e con l’intero assetto della magistratura stravolto nella sostanza, non piace agli italiani che superano anche i riferimenti dei partiti per difendere il testo originario della Carta Fondamentale.

Per You Trend solo il 5% dell’elettorato PD e M5S si è discostato dalle indicazioni dei partiti mentre l’elettorato del centro destra ha avuto un valore superiore ( circa il 10% avrebbe votato NO ) con percentuali ancora più significative per Forza Italia ( 16%) e Lega (n 14%). Inoltre i partiti di destra hanno subito maggiormente l’astensionismo.

Quindi con buona pace di parte della sinistra riformista che invitava a votare Si il loro apporto è stato sostanzialmente molto poco significativo. Questo non vuol dire che non si debba tenere conto di quei politici dell’area riformista che hanno invitato ad aderire alla riforma. In tutta la campagna referendaria abbiamo cercato di fare capire al corpo elettorale che non era un problema di separazione delle carriere in magistratura ma di un vero e proprio attacco all’assetto costituzionale che garantiva l’indipendenza e l’autonomia della magistratura grazie ad un CSM strutturato in maniera da garantirne le caratteristiche per tutelare l’intera magistratura e renderla protetta dal potere politico in modo da garantire con la propria indipendenza tutti i cittadini, in particolare la parte più fragile come vuole lo spirito della Costituzione.

Non è possibile che figure comunque autorevoli non abbiano inteso il vero senso della riforma, che non a caso proveniva da quella parte della politica ( Fratelli d’Italia ) che non aveva nel proprio DNA i valori della Costituzione, e ritengo necessario un approfondimento nei rapporti per verificare se i principi costituzionali sono patrimonio comune, elemento indispensabile per un percorso politico comune.

Discorso completamente diverso riguarda gli avvocati progressisti che si sono spesi sul fronte del SI.

Mi viene dal cuore un ringraziamento sentito e sincero che deve essere dato ai comitati degli avvocati del NO, che hanno difeso le loro opinioni sinceramente democratiche in un contesto molto ostile e con atteggiamenti dei Consigli dell’Ordine non improntati all’imparzialità. Queste\i avvocate\i hanno partecipato agli incontri e con le loro conoscenze e la loro esperienza professionale sono stati fondamentali per informare adeguatamente l’opinione pubblica che ha deciso le sorti del referendum.

Per i penalisti del Si non riconducibili. ad una ideologia di destra si è trattato di una scelta basata spesso su esperienze professionali e a volte anche umane negative e da questo punto di vista la riflessione critica deve riguardare ancora prima degli avvocati i magistrati.

Per quanto riguarda la magistratura nel suo complesso diciamo subito che il tema delle funzioni separate dovrà essere rivisto se vogliamo veramente garantire la comune cultura della giurisdizione tra PM e giudice. Una cosa è, infatti, inserire delle regole, in particolare in termini di territorialità nel passaggio, un’altra cosa introdurre delle “ forche caudine” sostanzialmente insuperabili, come i dati utilizzati per informare durante la campagna referendaria dimostrano. “La comune cultura della giurisdizione va difesa anche nell’attività di formazione. Questa dovrebbe essere comune affinché tutti possano considerare le questioni anche dal punto di vista dell’altro” ci dice il professor Giorgio Costantino ( Domani, 24\3\2026 ) e questo ha un senso se non chiudiamo i passaggi di funzione.

Anche le correnti in magistratura non possono essere considerate negativamente perché rappresentano il pluralismo culturale ed ideale nella magistratura. Da questo punto di vista regole più rigide in termini di nomine di direttivi e semidirettivi possono costituire un antidoto alla degenerazione correntizia della quale è stato campione Luca Palamara, poi divenuto un alfiere della riforma Nordio.

La grande novità di questa stagione referendaria è stata l’uscita dal palazzo di giustizia dei magistrati, che sono andati in mezzo alle persone a spiegare le loro ragioni di fiera opposizione alla riforma Nordio. Troppo spesso il magistrato è stato visto come qualcosa di estraneo alla società, arroccato in una posizione di chiusura rispetto ai temi politici e sociali del paese. Da sempre come Magistratura Democratica, la corrente progressista dell’Associazione Nazionale Magistrati della quale ho sempre fatto parte, abbiamo ritenuto questa posizione quasi di “aristocratico distacco” sbagliata perché contribuiva ad approfondire il solco tra magistratura e società, compresi gli avvocati che non riuscivano ad avere un dialogo.

Credo che sia giunto il momento di una autocritica della magistratura tutta rispetto questo distacco ed un ripensamento critico della propria posizione.

Una cosa è fare cori scomposti e grida da scolaresca in gita ed altro partecipare attivamente al dibattito culturale e su temi anche politici nel paese, andare nelle scuole e parlare con le giovani generazioni per trasmettere i valori della nostra Costituzione. Con questi atteggiamenti ritengo si possano sanare anche quelle fratture che l referendum ha evidenziato nel fronte progressista dell’avvocatura.

Un ultimo accenno di natura politica si impone all’esito della esperienza nei comitati che hanno rappresentato una prova tangibile di come uniti si possono ottenere dei risultati straordinari e quasi imprevedibili.

Bisogna lavorare insieme per avere un progetto comune, la riforma della giustizia deve essere uno dei primi punti:” Un serio investimento in termini di personale, prima di tutto amministrativo. Una rete informatica degna di un paese civile. Risorse per l’edilizia giudiziaria e carceraria. Un’attenta opera di semplificazione delle leggi civili e una seria depenalizzazione in ambito penale. Una revisione della geografia giudiziaria” ( Giulia Locati, Manifesto 22\3\26 ). Tutti sappiamo che la giustizia deve essere riformata ma si deve fare seriamente con l’intento di migliorare questo servizio ed occorrono competenza e capacità politica.

È più facile dire no che dire si perché il si presuppone un progetto ed un impegno comune, oggi abbiamo fatto il primo passo ma rischiamo di tornare indietro se non avremo il coraggio di guardare avanti.

A tutti quelli con i quali mi incontravo durante la campagna referendaria parlavo del mio amore per la Costituzione per tre valori fondamentali: si capiva quello che era scritto e tutti potevano leggerla, guardava al futuro ( Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione , la descriveva "presbite", ovvero capace di guardare lontano e prevedere le esigenze future della società, anziché essere "miope" e focalizzata solo sul presente ) e tutti i partiti avevano rinunciato ai propri interessi per il bene comune. Se il fronte progressista saprà ricordarsi questa lezione che dal passato è arrivata oggi a noi allora potremo costruire qualcosa di importante per il futuro del nostro paese.

 

Forlì 24\3\2026

Carlo Sorgi,

già magistrato

coordinatore Comitato

società civile Forlì Cesena

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