Per i risultati del referendum va ringraziata una società civile così bella e ricca di spirito pubblico

di Sergio Caserta - Ilfattoquotidiano.it - 25/03/2026
Ce ne sarà bisogno ancora di più d'ora in avanti, perché la storia che ha svoltato è solo all'inizio e niente è scontato

Un risultato come quello conseguito dal No, nel referendum sulla magistratura, non era atteso, né per l’entità della partecipazione elettorale, in epoca di diserzione dal voto, né tantomeno per il distacco netto, due milioni di voti, che ha marcato indelebilmente l’esito che ha bocciato il progetto della destra di mettere in un angolo la magistratura, sovvertire l’equilibrio tra i poteri dello Stato e con esso l’ordine costituzionale.

Occorre tornare a precedenti lontani nel tempo. Il referendum sull’acqua pubblica del 2011, in cui la volontà di difendere il prezioso bene comune dalla privatizzazione superò inaspettatamente il quorum e respinse quel progetto, poi imposto surrettiziamente nei fatti aggirando le norme con autorevoli complicità. L’altro referendum di portata storica, nel 1974, fu la vittoria del No in difesa dell’introduzione del divorzio, che una Dc retrograda voleva cancellare. Straordinario risultato che segnò un’intera fase della recente storia politica del Paese.

In entrambi questi eventi, come nell’ultimo appena terminato, hanno svolto un ruolo fondamentale – oltre le forze organizzate dei partiti di opposizione, questa volta compattamente uniti nel contrastare la riforma, seppur con qualche defezione interna rivelatesi ininfluente – le organizzazioni della società civile, in primis la Cgil e le grandi associazioni per la Costituzione, Anpi, Arci, Libera, Acli e altre, riunite nel comitato della società civile per il No.

Di fianco a questo rassemblement, si è formato un variegato e molteplice fronte di realtà delle più disparate provenienze: il comitato giusto dire No, sorto in seno all’Anm, ma al quale hanno aderito subito migliaia di cittadini, suscitando le ire funeste della destra che ha tentato in ogni modo, con accuse assurde, di silenziare quel che ha subito percepito come un ostacolo molto duro, lungo la strada dell’approvazione del progetto di riforma; il comitato degli avvocati per il No, a prima vista minoritario rispetto ai comitati delle camere penali tutte schierate per il Sì, ma che invece ha raccolto un’attiva e calorosa partecipazione di tantissimi avvocati; altre decine e centinaia di sigle di gruppi e movimenti soprattutto giovanili che hanno mobilitato la generazione che è stata infine determinante per la vittoria, come testimoniano gli studi degli analisti dei flussi elettorali.

A me è capitato fortunatamente di partecipare a tutti i referendum precedenti, e sempre ho visto analoghe forme di mobilitazione, ma mai come questa volta una determinazione tanto esplicita, soprattutto ma non solo, dei giovani, indignati e perfettamente consapevoli della posta in gioco.

È così che dobbiamo ringraziare questa nostra società civile così bella e ricca di spirito pubblico, rispetto agli stereotipi che la subcultura dominante nei media mainstream dipinge in modi falsi e perfino grotteschi, se si seguono i deprimenti talk show messi in onda, plasticamente sintetizzati in quella perla che è Blob di Rai tre.

Come altro si può definire del resto, se non geniale, l’operazione dei quindici giuristi che presentarono ricorso contro la prima formulazione del quesito referendario e ostinatamente, contro l’opinione di molti, vollero raccogliere, in meno di un mese, quelle benedette cinquecentomila firme che sono state la vera mossa vincente per indirizzare tutta la vicenda all’esito felice che stiamo vivendo?

Se non ci fossero stati loro, forse oggi staremmo facendo commenti alquanto diversi! Ecco io penso che la lezione che i partiti, meritevoli anche essi per l’impegno profuso, ma anche politologi, opinion maker, dirigenti a tempo pieno delle maggiori organizzazioni, dovrebbero trarre da questo splendido episodio è il valore dell’ascolto che dall’apertura mentale, dal confronto dialettico, dal rispetto delle opinioni diverse, quando espresse con competenza, abbiamo tutti da guadagnare.

Ce ne sarà bisogno ancora di più d’ora in avanti, perché la storia che ha svoltato è solo all’inizio e niente è scontato. Abbiamo bisogno tutti di tutti e nella fattoria tutti gli animali devono potersi trovare a proprio agio. Se mai alle sinistre toccherà governare il Paese avendo vinto le elezioni, dovranno dimostrare di essere all’altezza delle aspettative che circa 12 milioni di italiani hanno espresso con estrema chiarezza.

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