Nel cuore di un’Europa che sembra voler ripercorrere la strada del riarmo e della contrapposizione militare, cresce una voce diversa, ostinata e necessaria: quella degli attivisti per la pace. Davanti al progetto “Rearm Europe”, che si traduce in nuove spese militari, incremento degli arsenali e ulteriore dipendenza dall’industria bellica, si leva un coro che rifiuta la logica delle armi e invoca un futuro fondato sul dialogo e sulla giustizia sociale.
Gli attivisti ricordano che ogni euro destinato alle armi è un euro sottratto alla scuola, alla sanità, all’ambiente e alle politiche sociali. Le guerre in corso in Ucraina e il genocidio a Gaza mostrano drammaticamente come la spirale della violenza non porti sicurezza ma solo altre distruzioni, mentre milioni di persone nel mondo soffrono fame, povertà e precarietà.
Non è un caso che i movimenti per la pace denuncino il ruolo dell’Italia, sempre più coinvolta nella produzione e nella vendita di armamenti che finiscono nei teatri di guerra. Un Paese che porta nella propria memoria storica le stragi di civili, da Marzabotto alla Seconda guerra mondiale, dovrebbe avere la responsabilità di opporsi con forza a ogni progetto di riarmo. Al contrario, i governi che si succedono preferiscono accrescere i bilanci della difesa, rispondendo alle pressioni della NATO e delle lobby militari.
Dire no al Rearm Europe non significa ingenuità o resa di fronte alle sfide globali, ma affermare che un’Europa diversa è possibile: un’Europa che non investa nella morte ma nella vita, che non si chiuda nei confini ma accolga, che non imponga sanzioni e bombe ma costruisca ponti di cooperazione e solidarietà.
E’ necessario contrastare il nucleare che non è un’energia pulita, al contrario di quello che il governo vuole far credere
Gli attivisti per la pace si muovono in continuità con le voci profetiche del passato, dai partigiani ai movimenti nonviolenti, e lanciano un appello urgente: disarmare l’Europa per disarmare il mondo, fermare la follia bellica e restituire alla politica la sua funzione più alta, quella di custodire il bene comune e i diritti umani universali.Tutti noi vogliamo che i diritti fondamentali siano garantiti per ogni persona e che i bisogni legati alla vita e alla dignità umana siano soddisfatti per una comunità realmente solidale, per una società in cui l’acqua, diritto universale e inalienabile, non sia sottoposta alla logica del mercato e trasformata in fonte di ricchezza privata e pretesto di contese, di violenze, di guerre, come il petrolio. E’ necessario contrastare il nucleare che non è un’energia pulita, al contrario di quello che il governo vuole far credere. E’ necessario investire, invece, sulle energie rinnovabili, alternative, pulite e sulla frontiera delle innovazioni ecologiche, migliorando così la qualità della vita in contesti democratici, aperti al dialogo tra le istituzioni che accolgano le vittime delle guerre e offrano asilo e ospitalità a tutti i migranti per creare società dove si privilegino principi di saggezza, scelte di pace e percorsi di Nonviolenza, nei rapporti tra individui, tra politici, tra partiti e stati.
La guerra imperversa con conseguenze devastanti e massacri quotidiani di cui i canali di comunicazione di massa non fanno integralmente e in modo imparziale menzione. La guerra del colonialismo, dell’imperialismo, delle dittature, dello sfruttamento produce fame, desertificazione, morte e ingenera sempre violenza. La guerra, le connivenze e le complicità con i conflitti imperialisti hanno privato di sensibilità la coscienza civile che non reagisce: non si prova più orrore, sdegno e vergogna.
La violenza diventa abitudine. Gli attivisti dei movimenti in favore della pace, del disarmo e della Nonviolenza continuano a Resistere, portando avanti campagne di digiuno, di astensione dalla parola e azioni nonviolente per disarticolare la catena di controllo del sistema di potere e agire per prevenire i conflitti, per opporsi alle guerre e alla catastrofe nucleare. Queste iniziative intraprese da singole persone amiche della Nonviolenza costituiscono, tutte insieme, un modo per mettersi in gioco personalmente, per assumersi delle responsabilità e per indicare la strada concreta della Nonviolenza e della pace, per uscire dalla follia, dal baratro senza fine dei conflitti bellici e dell’era del nucleare. Vogliamo la pace come umanità che si deve riconoscere una, plurale e solidale, concretamente esistente nei singoli esseri umani tutti uguali per diritti e dignità e differenti per caratteri, propensioni e opinioni, nell’umana convivenza, nella comune responsabilità, nella reciproca solidarietà di cui ogni persona è promotrice.
La pace è un processo lungo di preparazione e meditazione dei popoli. La pace è una forma mentis che deve investire ogni essere umano nelle proprie scelte e predisposizioni.
Laura Tussi