A novanta secondi dalla fine

di Giorgio Pagano - cittadellaspezia.com - 13/02/2023
Dopo la bellissima manifestazione nazionale del 5 novembre, il 24 febbraio -anniversario dell’inizio della guerra- dobbiamo tornare nelle piazze di tutte le città. Non solo in Italia, in tutto il mondo.

Nell’agosto 1945 gli Stati Uniti sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Subito dopo molti scienziati si riunirono e formarono il “Bulletin of the Atomic Scientists”, con la missione di “fornire al pubblico, ai responsabili politici e agli scienziati le informazioni necessarie per ridurre le minacce antropiche alla nostra esistenza”. Da allora il “Bulletin” è un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro, che pubblica un sito web e una rivista e informa sull’”orologio del giorno del giudizio”: una metafora delle minacce che incombono sull’umanità, che segnala quanto siamo vicini a distruggere il mondo. Nel 2022 l’orologio è stato regolato all’ora più vicina alla mezzanotte di sempre: 90 secondi. Viviamo nel momento più vicino alla catastrofe globale che ci sia mai stato.

C’è chi cerca di tranquillizzare l’opinione pubblica, parlando di guerra nucleare limitata tra Russia e Nato. Ma la guerra nucleare limitata è una favola. Tra potenze nucleari -la Russia e la Nato lo sono entrambe- non può esserci vittoria, ma solo la distruzione reciproca.

La novità rispetto a Hiroshima e Nagasaki è chiara: le conseguenze furono terribili, ma allora non v’erano possibilità di replica. Oggi queste possibilità vi sono, e portano alla distruzione assoluta.
Ecco perché essere per la guerra ad oltranza non è stare dalla parte degli ucraini: anzi, essi sarebbero le prime vittime del nuovo Olocausto nucleare che colpirebbe tutta l’umanità. Fare la guerra con una potenza nucleare comporta tenere conto di questo, giusto o ingiusto che sia. Non si può volere la vittoria a costo di far morire tutti. Ecco perché occorre il negoziato per la pace.
Mobilitarsi per la pace non significa essere deboli o abbandonare l’Ucraina al suo destino. Al contrario, significa salvare l’Ucraina e tutta l’umanità. Dobbiamo recuperare la capacità di lungimiranza, la stessa che abbiamo perduto di fronte all’altra catastrofe che si avvicina, quella climatica.

Dobbiamo tornare a manifestare, a ragionare, ad argomentare. Le persone semplici pensano che “sono tutti dei pazzi”. Peter Gomez ha scritto di aver fatto tante chiacchierate informali con molti importanti politici italiani di maggioranza e di opposizione, e che sempre si è sentito ripetere quella frase: “sono tutti dei pazzi”. Ma nessuno ha il coraggio di dirlo pubblicamente.
Proviamo, allora, a dirlo noi, donne e uomini semplici: convivere con la bomba atomica non è possibile.
Il bivio tra negoziato e catastrofe è sempre più vicino. Dobbiamo scegliere il negoziato.

E dirci la verità: i russi sono più forti degli ucraini. Perché sono di più, hanno più armi e più risorse. Il tempo lavora a favore della Russia. Prima o poi non basterà inviare armi, la Nato dovrà inviare truppe. Sarà la catastrofe, a meno che non si diventi capaci di inventare una convivenza pacifica tra russi e ucraini.
Impossibile? No, non bisogna rassegnarsi alla logica militare. Un compromesso può essere trovato. Per ottenerlo la Cina deve premere sulla Russia. Mentre gli Stati Uniti e l’Europa devono premere sull’Ucraina. E’ ciò che sta cercando di fare il papa. L’obiettivo è una conferenza internazionale che coinvolga ed obblighi tutte le nazioni dell’ONU a un impegno di pace.
In problema è che il Presidente americano Biden sta lavorando per un altro obiettivo: una guerra “prolungata”, per separare sempre più Russia ed Europa e nel contempo fare sempre più business con le armi e con l’energia, a scapito dell’Europa.


Biden vuole, come Putin, prolungare l’antagonismo di due imperi in declino. Ma la Cina, l’Europa, l’India, il Brasile, l’Unione africana non hanno interesse a un mondo bipolare ormai antistorico, ma a un’evoluzione multipolare, in cui tanti Paesi del mondo cooperino tra loro.
Purtroppo l’Europa si è finora piegata agli Usa, contro ogni suo interesse. Ma così va verso il fallimento totale.
A pagare sono i cittadini più deboli. Pensiamo all’Italia: tagliamo i servizi essenziali -c’è chi fatica a ricevere le cure oncologiche- ma intanto aumentiamo la spesa militare fino al 2% del Pil!

LA RICERCA DEL NEGOZIATO DI PACE E’ UN DOVERE DEGLI STATI NON BELLIGERANTI
Gli Stati non belligeranti hanno un dovere, finora completamente disatteso. La carta dell’ONU è chiarissima nell’attribuzione delle responsabilità e dei compiti degli Stati non belligeranti. Per essi valgono gli articoli 33 e 52, che impongono di trovare una soluzione mediante negoziati e accordi per ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. E’ ciò che è scritto anche nell’articolo 11 della nostra Costituzione: la pace e la sicurezza internazionale sono gli unici scopi a cui tendere. Ecco la necessità di una conferenza internazionale.
Se questa ricerca non è più una priorità dei governi deve esserlo tra i popoli.

Dopo la bellissima manifestazione nazionale del 5 novembre, il 24 febbraio -anniversario dell’inizio della guerra- dobbiamo tornare nelle piazze di tutte le città. Non solo in Italia, in tutto il mondo.
Sapendo che non basta un giorno per sconfiggere la follia della guerra e riaffermare il testo stravolto della nostra Costituzione e di quella dell’ONU.

Dobbiamo rimetterci in cammino.

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