Dentro l’imbrunire

di Enrico Euli - comune-info.net - 29/03/2022
L’industria bellica approfitta della situazione in Ucraina per indirizzare una parte ancora più consistente dei bilanci pubblici verso il riarmo. E tutto questo avviene senza opposizione. Intanto, chi prende posizione antimilitariste è subito definito “filo-putiniano”

Mario Draghi, il suo governo dei migliori e tutti i governi europei sono passati con molta disinvoltura dal Green Pass al Donbass. D’altra parte non ci voleva molta inventiva, né uno slancio di creatività particolarmente originale, per rispondere con la guerra alla guerra. Ci siamo già esercitati ampiamente e con profitto già coi Neanderthal, proprio quando abbiamo iniziato – senza autoironia alcuna – a definirci Sapiens.

Quando Volodymyr Zelensky, parlando alle Camere riunite, si autoesalta esclamando che “il nostro popolo è diventato l’esercito”, pare dimenticarsi che – se questo è purtroppo divenuto vero – allora più il popolo-esercito resiste più sarà colpito, bombardato, massacrato, rastrellato, fatto prigioniero, deportato, reso ostaggio. Non si può pensare che un popolo-esercito possa evitarsi di stare in guerra e – se più debole – di finire in trappola come dei topi. La guerra, da sempre – al di là dell’epica e dei trionfi – è questo. Non è Vladimir Putin ad essere cattivo, è la guerra ad esserlo, sempre.

Le guerre giuste non esistono. Anche la Chiesa – che ci credeva dai tempi del medioevo – ha smesso di star dietro a chi giustificava stermini e crociate al grido di “Gott mit uns”. Ma il medioevo prossimo venturo prescrive invece di riarmarsi, paese per paese (con grande gioia di chi, anche tra i politici, fa i suoi veri guadagni con le armi.

Il tanto sbandierato esercito comune verrà imposto come un’aggiunta complementare alla Nato e alle forze nazionali. Come l’Unione Europea non ha preso il posto degli stati, così la nuova forza militare non sostituirà quel che esiste, ma sarà solo un nuovo modo di giustificare e aumentare le spese militari (attualmente valutate in circa 1 .000 miliardi di dollari l’anno: 250 per l’Europa e 700 per gli Usa). L’Italia da sola passerebbe da una ventina a una quarantina di miliardi (due finanziarie).

Così come le aziende farmaceutiche hanno approfittato dei fondi pubblici per finanziarsi i vaccini, così ora l’industria bellica sta approfittando della situazione per indirizzare una parte ancora più consistente dei bilanci pubblici verso il riarmo. E tutto questo avviene – di fatto e sostanzialmente – senza opposizione.

Per continuare a coprire e giustificare tutto questo, continuiamo intanto a dover ascoltare le solite solfe del moderno paleolitico, con le solite modalità di comunicazione, già sperimentate in tutte le guerre e, più di recente, nel conflitto “vax/no vax”:

  • la squalifica discriminatoria: chi prende posizione antimilitariste è subito definito “filo-putiniano”,censurato e messo all’angolo come dissidente (mentre si esaltano come sempre i dissidenti altrui, peraltro solo a parole: intanto vengono lasciati a macerare in carcere (Navalny da loro, Assange da noi); I sondaggi ora non valgono: il fatto che la maggioranza degli italiani sia contrario ad armare gli ucraini (e che ci fossero 350 parlamentari assenti davanti a Zelensky) viene fatto passare per un dettaglio, un’incomprensione o un incidente di percorso.
  • le false alternative: o si armano gli ucraini o li si sta lasciando da soli. Come già scritto, esisterebbero molti altri modi migliori per aiutare gli ucraini. Due sono i popoli aggrediti dal governo di Putin: quello ucraino e quello russo. Noi dovremmo aiutare entrambi, interporci, fungere da mediatori tra loro. Se volessimo davvero far finire la guerra, e non farla proseguire, l’unica cosa che non è da fare è proprio armare loro e riarmare noi. Nel momento in cui scegliamo invece di armarli e riarmarci decidiamo che gli scontri proseguano, che crescano e si aggravino: sia in questa guerra (locale) che non finirà a breve, sia in quella (globale) che si sta (ri)definendo e che proseguirà per decenni;
  • le false soluzioni: la comunità europea può salvarsi solo se si conferma e si rafforza come comunità euroatlantica. Ed invece, la storia passata dimostra (e quella presente e futura ancor di più lo fa e lo farà) che l’Europa può continuare a esistere e ad avere un senso proprio, se e solo se si porrà al centro tra i due blocchi, fortemente autonoma e ben differente da entrambi i sistemi imperiali esistenti o prossimi venturi (Atlantisti e RussCindiani che siano, o altro ancora…). Solo così potremmo rappresentare un nuovo approdo per il fragile naviglio della storia umana.

Un’alba (lontana) dentro l’imbrunire (che ci attornia)…

“E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire…”
(Franco Battiato, Prospettiva Nevskij)

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