Immancabilmente, quando un movimento di massa si mette in moto, un movimento pacifico, formato da persone normali semplicemente indignate per le misure del governo, un movimento che potenzialmente può dare davvero fastidio al governo (di turno), succedono scontri incredibili e violenti a lato o al termine di una manifestazione.
Immancabilmente - e questo è un fatto - tutta l’attenzione dei media si sposta sulle violenze, le immagini vengono rimandate a ripetizione, la gente viene spinta a credere che dietro i manifestanti ci sia la guerriglia. Immancabilmente - e questo è un secondo fatto - il governo utilizza queste violenze per programmare una “stretta” e offuscare le ragioni di chi pacificamente ha manifestato.
Ogni ragionamento che segue parte da un presupposto: noi condanniamo fermamente queste violenze, che nulla hanno a che fare con il movimento, con la gente, con gli interessi dei lavoratori e dei giovani.
Queste violenze fanno male al movimento, che ne è la prima vittima. Il movimento ha tutto interesse a condannarle e a tenere fuori qualunque violento, di chiunque siano le responsabilità.
Detto questo, è più che mai il momento di porsi qualche interrogativo.
I media riportano che le violenze sono arrivate da gruppi esterni, che fanno irruzione nei cortei all’improvviso, “corpi estranei”, armati, equipaggiati, preparati a provocare e allo scontro. Un video che circola sui social riproduce esattamente questa situazione in modo veramente inquietante.
Il senatore Magi, segretario di +Europa, che notoriamente non ha alcuna simpatia per i violenti, né spesso per i movimenti, si interroga: “Io chiedo al governo come sia possibile che centinaia di violenti siano potuti arrivare indisturbati anche da diversi Paesi europei” (La Stampa, 2/2). Ce lo chiediamo anche noi, se lo devono chiedere tutti.
Il senatore Maggi aggiunge che “bisogna respingere qualunque tipo di strumentalizzazione” e “non vorrei che ci fosse un gioco politico al massacro”.
Da parte nostra, da insegnanti e persone della scuola, restiamo su un terreno culturale.
Medea, nell’omonima tragedia di Seneca, afferma: “Cui prodest scelus, is fecit”, “Colui al quale il crimine porta vantaggio, l’ha compiuto”.
Interessante questo tale Seneca…
Manifesto dei 500, 2 febbraio 2026


